
E questo fu l’inizio dei segni
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n quel tempo, vi fu una festa di nozze a Cana di Galilea e c’era la madre di Gesù. Fu invitato alle nozze anche Gesù con i suoi discepoli.
Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno vino». E Gesù le rispose: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora». Sua madre disse ai servitori: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela».
Vi erano là sei anfore di pietra per la purificazione rituale dei Giudei, contenenti ciascuna da ottanta a centoventi litri. E Gesù disse loro: «Riempite d’acqua le anfore»; e le riempirono fino all’orlo. Disse loro di nuovo: «Ora prendetene e portatene a colui che dirige il banchetto». Ed essi gliene portarono.
Come ebbe assaggiato l’acqua diventata vino, colui che dirigeva il banchetto – il quale non sapeva da dove venisse, ma lo sapevano i servitori che avevano preso l’acqua – chiamò lo sposo e gli disse: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino buono finora».
Questo, a Cana di Galilea, fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Riflessione biblica
Siamo nella settimana inaugurale del ministero di Gesù. Giovanni racconta con cura le caratteristiche dei primi due giorni, mettendo l’accento sulla testimonianza di Giovanni Battista, sulla ricerca dei primi discepoli che, avendo subito riconosciuto l’Agnello di Dio indicato dal Battista, lo seguono senza indugio. Pian piano la scoperta si fa sempre più interessante, e i discepoli presto riconoscono in Gesù il Messia atteso da secoli, il Cristo di Dio, il Maestro, il Figlio di Giuseppe di Nazareth, il Figlio di Dio e il Re d’Israele (cfr. Gv 1,19-51).
Il terzo giorno Gesù, invitato alle nozze di Cana, vi si reca insieme a questi primi discepoli. Si tratta di un matrimonio, una festa normalmente piena di gioia, di musica, danza e calore familiare. Tutti gioiscono per gli sposi. Notiamo però un dettaglio particolare: Maria non è stata invitata come tutti gli altri, ma era già lì presente. Probabilmente faceva parte del gruppo delle donne impegnate in cucina e nel servizio agli ospiti, accanto agli uomini incaricati della bevanda, del vino. Maria c’era pienamente e sapeva bene ciò che era previsto per la festa. Per questo è in grado di accorgersi che il vino è finito. Non c’è più la riserva!
Questo è un problema non piccolo, perché rischia di rovinare la festa. Maria è attenta a tutta la situazione e ha a cuore la buona riuscita dell’evento; desidera che la gioia non manchi a nessuno, anche perché, in realtà, il vero sposo è ancora lì, in mezzo a loro (cfr. Mc 2,19).
Maria svolge un ruolo importantissimo. Non solo per il fatto di essere una brava osservatrice, attenta a ciò che succede, ma perché partecipa pienamente alla festa, divenendo essa stessa canale di quella gioia che stava per mancare agli sposi e ai loro invitati. È lei che per prima si rende conto della mancanza del vino e si fa portavoce degli sposi andando a interpellare suo Figlio: “Non hanno vino”. Parole sobrie che non esprimono una domanda esplicita, ma che in realtà sono cariche di significato e di fiducia.
Qui Maria dà prova di una grande saggezza. Sa bene di che stoffa è fatto questo Figlio, a suo tempo misteriosamente concepito. Crede fermamente nei suoi doni divini e nella sua potenza, anche prima di vederne una qualsiasi manifestazione. Che sintonia e telepatia tra queste due anime! L’atteggiamento di Maria è senza dubbio un’ispirazione divina. Non dubita neanche per un istante di suo Figlio! Forte di questa convinzione, Maria può dire agli inservienti: “Fate tutto ciò che vi dirà”.
Solo Maria poteva capire il mistero che la legava a suo Figlio e chi fosse davvero questo Figlio così “strano” agli occhi di molti, il quale, al momento, sembra respingere la richiesta di sua madre davanti a tutti, giudicandola inopportuna: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”.
Comunque sia, Maria sente ancora risuonare nel suo cuore le parole dell’angelo: “Egli sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio… nulla è impossibile a Dio!”. Ricca di questa esperienza, spinge suo Figlio a manifestare la gloria che era in lui. Questa fiducia così profonda disarma Gesù, che cede alla preghiera di sua madre: “Riempite d'acqua le anfore”.
Per tutti quelli che erano lì, si trattava solo di fare un gesto usuale, ma quelle parole contenevano già il vino nuovo, dono di Gesù a tutti i presenti alla festa. E questo fu l’inizio dei segni con cui Gesù manifestò la sua gloria, e Maria, sua madre, ne fu testimone oculare.
Questi segni, chiamati altrove “opere” di Gesù, non sono fine a sé stessi, hanno lo scopo di manifestare la gloria di Dio. Per analogia, la nostra missione come cristiani è quindi quella di continuare a essere segni eloquenti e vive manifestazioni di Dio e della sua gloria in questo mondo, perché siamo “opere” delle sue mani.
Ciò significa anche saper mettere a disposizione i nostri doni personali a favore di chi è meno fortunato o di chi si trova in difficoltà. Che la Vergine, sempre pronta e attenta ai nostri bisogni più profondi, ci tenga per mano e ci insegni a fidarci di Dio in ogni istante della nostra vita.






