
La festa è pronta, venite tutti!
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».
Riflessione biblica
La parabola che Gesù ci racconta oggi parla del Regno di Dio, paragonandolo a un banchetto, perché si tratta della festa di nozze del figlio di un re. Questa parabola rispecchia l’atteggiamento di rifiuto dei sommi sacerdoti e dei farisei dopo aver udito le parabole precedenti, quella dei due figli e quella dei vignaioli rivoltosi.
“Il re” è Dio e la figura del “Figlio” del re si associa immediatamente a Gesù. “I servi”, che sono inviati dal re, possono rappresentare i profeti e il modo in cui vengono trattati, è simile a quello della parabola dei vignaioli.
Matteo sottolinea il tema della chiamata. Questa è sempre un invito gratuito da parte di Dio, ma viene purtroppo respinto: gli invitati alle nozze “non vollero venire”, dice la parabola. Mostra un rifiuto volontario, meditato, ben calcolato, e quando per la seconda e definitiva volta sono richiamati con urgenza, “non se ne curarono”, di fatto, alcuni reagiscono con totale indifferenza, altri si comportano in modo assurdo, maltrattando e uccidendo gli inviati del re. Davanti a questo nuovo disprezzo e odio da parte degli invitati, la festa promessa finisce in sangue e fuoco. E’ la storia di Gerusalemme e di Gesù.
In seguito, la storia riparte con una nuova iniziativa del re, e per la terza volta invia di nuovo i servi, dando il compito di “andare”, “uscire” ovunque per “cercare”, “chiamare” e “radunare tutti”, uomini e donne, “cattivi e buoni”, nessuno escluso. Con questo nuovo progetto, puntualmente eseguito dai messaggeri, la sala del banchetto si riempie di commensali. Il re però trova uno di loro senza “la veste nuziale” e lo interroga: come mai?
Oggi, nel nostro tempo, Gesù, ancora una volta, si serve di questa parabola per parlarci e farci capire quanto Dio porti in cuore ognuno di noi, personalmente, come famiglia, come società-comunità, come Chiesa. Perciò, si dà da fare e prepara la “festa di nozze” di “suo Figlio”. Ognuno di noi è invitato a partecipare alla gioia e gustare il cibo succulento, a godere della musica e far parte della danza di Dio. Siamo chiamati a entrare in comunione intima con Lui: infatti, nella parabola non si parla della sposa ma solo del Figlio, lo sposo, e la sposa che manca, non siamo forse noi?
Possiamo immaginare cosa comporta una festa di questo genere: da quando si pensa e si organizza fino agli ultimi dettagli ci sono grandi emozioni, gioia e aspettative; pensiamo all’impegno che richiede preparare una festa grande, gioiosa, dove nulla manchi, tutto proceda alla perfezione e soprattutto nessuno resti escluso dal banchetto. Dio, di fatto, ha ordinato ai messaggeri di uscire-cercare-trovare-chiamare e radunare “tutti”: criminali e innocenti; corrotti e giusti, malati e sani, ricchi e poveri, lontani e vicini, tutte le genti e nazioni, perché tutti siamo suoi.
L’ultimo dettaglio di questa festa è che spetta a noi decidere e rispondere con prontezza, perché, ricordiamo, “tutto è pronto...”: la cosa essenziale è indossare la veste, cioè Cristo.
Aver ricevuto la vita non basta, bisogna che la viviamo fino in fondo come dono, con fedeltà, con gioia, amandola, difendendola, trasmettendola.






