
L'eredità che Gesù ci lascia
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Quando Giuda fu uscito [dal cenacolo], Gesù disse: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui. Se Dio è stato glorificato in lui, anche Dio lo glorificherà da parte sua e lo glorificherà subito.
Figlioli, ancora per poco sono con voi. Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri.
Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri».
Riflessione biblica
L’essere umano, nella sua tendenza a rinchiudersi in sé stesso, cerca spesso il proprio interesse e vantaggio. Gesù insegna un’altra via. È venuto in questo mondo pienamente umano e si è donato totalmente agli altri. Le tentazioni che ha vissuto erano quelle di pensare prima a sé stesso che ai bisognosi. I cristiani sono chiamati ad essere solidali, a formare un popolo orientato al bene comune come priorità. È grazie allo Spirito di Dio che possiamo dare più senso e unità alla realizzazione del progetto di Dio in questo mondo.
Questo testo fa parte del discorso di addio di Gesù ai suoi. Qui presenta il suo testamento prima di tornare al Padre. Un testamento è come la sintesi del meglio dei beni posseduti. Gesù dice ai discepoli che devono continuare come comunità a percorrere la via per instaurare il Regno.
All’inizio di questo Vangelo si ripete la parola: glorificare. Cosa significa? In San Giovanni, questa parola appare fin dall’inizio del Vangelo e significa, soprattutto: rivelazione. Il Figlio che si è fatto carne è venuto a manifestare “il mondo di Dio”, ciò che va oltre. Gesù va rivelando progressivamente al piccolo gruppo chi è Dio, attraverso segni e parole. Durante il cammino, Gesù si è mostrato fedele nel seguire, in ogni momento, la volontà del Padre. Questo esercizio di vita, unita a quella del Padre, rivela e rende comprensibile a coloro che sono con lui il mondo sconosciuto di Dio.
Gesù è la pienezza della rivelazione del piano di Dio.
La gloria è la rivelazione di ciò che Dio desidera per il mondo, e ha come esempio la stessa vita terrena di Gesù come essere umano, con tutti i suoi aspetti. Gesù dalla nascita fino alla croce ha qualcosa da dirci, qualcosa da insegnarci.
Nell’Antico Testamento si pensava che la presenza di Dio si manifestasse sempre in mezzo a fenomeni naturali (fuoco, lampi, tuoni, tempeste, ecc.), suscitando curiosità ma anche paura. Ora sappiamo che Dio si manifesta nella sua gloria in Gesù, che, in quanto uomo, trasmette a nostro livello chi è Dio Padre. Gesù, il Figlio, raggiunge la pienezza del suo essere, mostrandoci nel suo intimo la ricchezza di Dio. La gloria di Dio è Gesù pienamente umano, che condivide con i suoi fratelli l’espressione più alta di una persona realizzata e felice.
Proseguendo con il testo di questa domenica, si dice: “Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato.” Perché si ripete tante volte il verbo glorificare? Perché è giunta l’Ora della pienezza, l’ora della verità. È sulla croce che si compie un cammino di fedeltà nell’incontro tra Dio e l’umanità. Il Figlio, con la salvezza, sottomettendo la morte e tutte le forze del male, rende possibile l’incontro del mondo con il Padre.
Ora, la relazione tra Padre e Figlio è totale: ciascuno nella propria identità, ma in un unico progetto di redenzione: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (10,30). La gloria di Gesù ha già raggiunto il suo compimento nella morte. Ora segue la gloria del Padre che risuscita Gesù e lo rende fonte di vita per tutti coloro che credono in lui. L’opera di Gesù è l’opera di Dio.
Alla fine del Vangelo si sottolinea il comandamento dell’amore. Gesù ha mostrato la via in modo semplice, naturale, con gesti di servizio. Ora viene la parte della comunità dei discepoli, chiamati figliolini. Gesù sta per lasciarli e il comando è che vivano nell’amore; è un ordine: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati.
Il comandamento è nuovo perché supera la Legge, che era incapace di rivelare la volontà di Dio. Gesù è stato un esempio di amore, lavando i piedi agli apostoli, ha mostrato in modo pratico cosa significa amare. Non dice che lo amino, ma che si amino a vicenda. L’amore è attivo, deve manifestarsi in gesti concreti nella comunità, prendersi cura gli uni degli altri nel servizio. “Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”.






