
L'albero si conosce dai suoi frutti
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli una parabola:
«Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso? Un discepolo non è più del maestro; ma ognuno, che sia ben preparato, sarà come il suo maestro.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello e non ti accorgi della trave che è nel tuo occhio? Come puoi dire al tuo fratello: “Fratello, lascia che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio”, mentre tu stesso non vedi la trave che è nel tuo occhio? Ipocrita! Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello.
Non vi è albero buono che produca un frutto cattivo, né vi è d’altronde albero cattivo che produca un frutto buono. Ogni albero infatti si riconosce dal suo frutto: non si raccolgono fichi dagli spini, né si vendemmia uva da un rovo. L’uomo buono dal buon tesoro del suo cuore trae fuori il bene; l’uomo cattivo dal suo cattivo tesoro trae fuori il male: la sua bocca infatti esprime ciò che dal cuore sovrabbonda».
Riflessione biblica
Questo testo è la conclusione del discorso della “pianura.” Il Vangelo narra il cammino che i discepoli fanno accompagnando Gesù fino a Gerusalemme. Nelle due domeniche precedenti sono state presentate le mete e le richieste per raggiungerle, “come volete gli uomini facciano a voi, così anche voi fate a loro. “. Oggi, Gesù mostra, attraverso tre esempi pratici, il cammino che devono percorrere.
- Può un cieco guidare un altro cieco? Prima di tutto, chi era il cieco per Gesù? Ciechi erano i capi, come i farisei, i quali ritenevano che la salvezza si otteneva solo con la conoscenza e la perfetta osservanza della legge. Essi non riuscivano a unire la teoria con la pratica quotidiana. Il cieco è colui che è nel buio, nell'"ignoranza", colui che ha bisogno della luce di Dio per capire il vero valore della vita. Nel processo di apprendimento, il discepolo apprende gli insegnamenti del maestro collegando le parole alle azioni. Oggi si impara per un domani essere guide. Questo apprendimento richiede anni per sperimentare la profondità di quella luce e i suoi effetti. La vera cecità è non sentire il bisogno che Dio guidi la propria vita e fare affidamento sull’osservanza della legge. Senza vivere la misericordia di Dio, non si può che rimanere ciechi, come i farisei che pretendevano di vedere e si sentivano illuminati conoscendo parzialmente i concetti della legge. I discepoli sono chiamati da Gesù per imparare e poi condurre il popolo, come vere guide, per non far cadere gli altri in un fosso. L'insegnamento di Gesù esorta, prima di tutto, a riconoscere il tipo di cecità che impedisce di vedere i propri limiti o difetti. Poi, si applica ai leader che sono guide per il popolo. I discepoli devono avere una chiara comprensione di come guidare gli altri nella direzione giusta, nei principi divini, nel cammino del bene, per il benessere generale della comunità.
- La paglia nell'occhio altrui. Non basta essere un seguace di Gesù, portare un libro sotto il braccio, o appartenere a una pastorale, istituzione o chiesa per avere il potere di correggere gli altri. Nel cammino di Gesù è necessario un discernimento alla luce dei valori del Regno. Luca vedeva nelle comunità cristiane persone che non vivevano la fede e la carità verso gli altri e si sentivano già sicuri, senza mettere in pratica prima il perdono e la giustizia. Il discepolo non è superiore al maestro: la tentazione di stare in prima linea e volere guidare gli altri è la prima tentazione della Genesi: "essere come dei", "sostituire Dio", nel senso di dare più ascolto ad altre voci (al serpente) che a quella di Dio. Nelle prime comunità, molti cristiani avevano il desiderio di stare in prima linea. L’ esortazione a non guardare la paglia nell'occhio altrui è un invito a non confidare nel proprio giudizio senza chiedere l'illuminazione di Dio. La mancata preparazione adeguata porta a non essere giusti con gli altri. Nella comunità degli apostoli non c'è posto per chi si fa giudice dei propri fratelli e sorelle. L'intolleranza e l'intransigenza non sono atteggiamenti che contribuiscono al bene comune, perché aprono una strada non adeguata. Chi non è in una costante attitudine di conversione, di cambiamento, di miglioramento, tende a vedere i difetti degli altri e non i propri. Facilmente assume la posizione di chi si sente in grado di giudicare e condannare gli altri. Togli prima la trave che hai nel tuo occhio e poi toglierai la paglia nell'occhio di tuo fratello.
- L'albero si conosce dai suoi frutti. Prima di verificare la qualità dell'albero, sono necessari due passi: vedere dall'esterno che il frutto non sia guasto. Gesù esige che ci si allontani dal male, che non si abbia un accordo con "ciò che è storto". Il discepolo non può giocare: un po' sì, un po' no. Il buon frutto si inizia a distinguere dall'esterno, dalla buccia. Un secondo punto è che il frutto sia saporito. Non basta che sembri bello esternamente, deve essere buono. Gesù chiede che i suoi discepoli siano persone di bene. Nutrendo la loro mente e il loro cuore possano produrre frutti di qualità. La bontà è presentata come un tesoro. L'evangelista Luca fa la connessione tra i frutti buoni prodotti da alberi buoni. Ogni albero si conosce dai suoi frutti. Il vero discepolo, che segue fedelmente Gesù, produce buoni frutti perché è connesso con la radice del bene. Tutti coloro che accolgono la proposta di Gesù sono come alberi buoni che nella vita quotidiana producono frutti buoni. Il discorso si conclude con il detto che la bocca parla della pienezza del cuore. I discepoli devono essere buone guide del loro popolo, devono orientare la comunità dei fedeli attraverso le opere e l’insegnamento. La parola ha una stretta relazione con il modo di vivere. Chi segue Gesù deve essere testimone di coerenza tra il parlare e l'agire, poiché Gesù è stato una persona che ha vissuto facendo il bene. In conclusione, il tema di queste tre domeniche è che il discepolo è chiamato a vivere una vita in Gesù e con Gesù. È necessario purificare il cuore dallo sforzo quotidiano e nutrirlo costantemente alla fonte che guarisce e dà vita piena: Gesù. Solo così potremo amare tutti, perdonare, condividere, dare senza aspettarci ricompense, ecc... e essere figli/e del Padre celeste.






