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Missionarie di Maria
SAVERIANE

L’incanto dell’amore e della compassione


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Riflessione biblica

Eccoci giunti alla Domenica delle Palme, che evocando un misto di festa e tragedia imminente, ci riporta a quei sentimenti di amore e compassione per quest’UOMO, che sta per essere ingannato e consegnato alla peggiore delle sorti, quella dei malfattori, dopo la sua entrata trionfale a Gerusalemme. Il clamore dell’Osanna, il fruscio festoso dei rami di ulivo che oggi accompagna le processione all’esterno, lascia subito il posto al silenzio profondo nella celebrazione, e chiede di spostarsi emotivamente in un altro luogo più interno: si entra bruscamente nel racconto della Passione di Cristo che segna l’inizio della Settimana Santa.

Vorrei commentare solo il brano finale del Passio: “Era già verso mezzogiorno e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio, perché il sole si era eclissato. Il velo del tempio si squarciò a metà. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». Detto questo, spirò. Visto ciò che era accaduto, il centurione dava gloria a Dio dicendo: «Veramente quest’uomo era giusto». Così pure tutta la folla che era venuta a vedere questo spettacolo, ripensando a quanto era accaduto, se ne tornava battendosi il petto. Tutti i suoi conoscenti, e le donne che lo avevano seguito fin dalla Galilea, stavano da lontano a guardare tutto questo” (Lc 22,44-49)

maddalena.jpgAnche nel brano c’è un passaggio brusco: da una luce accecante si passa al buio assordante di un’eclisse completa, che si scuote solo con l’urto di quello squarcio “si squarciò il velo del tempio nel mezzo”. Queste parole mi riportano in mente un’opera artistica intitolata “Il Compianto su Gesù”, di Agostino Ghilardi, allestita nella Chiesa di Santa Maria Assunta a Cologno al Serio (BG) per questa quaresima. E’ una scena di otto statue di terracotta in grandezza naturale, che ci riportano in un tempio, non semplicemente di pietra, ma al tempio sacro di un corpo, ucciso, deposto dalla croce e steso sulla nuda terra, in una società in cui il sacro e la morte sono espulsi dalla vita quotidiana. A raccontare che da quel momento Dio non ha più veli, perché nel Figlio si è svelato il volto appassionato del Padre, ci sono 6 donne e un discepolo: una di loro, Maria Maddalena, con le sue braccia aperte, sembra voler rappresentare l’abbraccio del Padre che accoglie il ritorno del Figlio e in lui di tutta l’umanità. Nello stesso tempo quelle braccia di donna, quasi a chioccia,a vorrebbero proteggere la sacralità e il senso più grande di quel dolore, di quella ferita, di ogni morte umana, e consolare nella speranza chi vede tutto ciò. Chi guarda può entrare dentro quello spazio, toccare quelle figure, diventare uno con loro.

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“Padre, nelle tue mani affido il mio spirito”. Sono le ultime parole rivolte al Padre, che in questa scena artistica sembrano accolte da una madre, in piedi davanti a lui, una consegna dello Spirito che passa dalla bocca del Figlio a quella di sua Madre, come un bacio. Tutto il corpo della madre si contorce nel compartecipare a quel dolore, ma anche a quell’attrazione fin nel ventre del nuovo e unico respiro d’amore, spirato e inspirato, che dona la vita.

“e le donne che insieme lo seguivano dalla Galilea stavano a contemplare queste cose”. Queste donne nel Vangelo non fanno nulla, come in questo corpo artistico. Sono in contemplazione, in silenzio, di quel suo Corpo. Come la terra accoglie il seme, così nel loro cuore entra, attraverso gli occhi, il mistero della croce. Essa rivela la qualità fondamentale di Dio: la sua compassione per l’essere umano, il principio stesso dell’amore. Questo si manifesta senza ambiguità proprio quando si è impotenti e indifesi davanti all’amato. La compassione, il patire-con, supera anche la soglia della solitudine più invalicabile dell’altro, la morte. Infatti uccide dentro e rende come l’altro. Ogni azione che non nasce da essa non è gesto di solidarietà, ma di potenza e di autoaffermazione. Queste donne guardano la compassione di Dio per il mondo, e sono prese dal suo stesso sentimento nei suoi confronti. Si guarda solo ciò che si ama, e si diventa ciò che si ama. Queste donne rappresentano la chiesa con le sue “note essenziali”: seguire Gesù, fino ai piedi della croce, contemplare il Crocifisso, e rispondere alla sua compassione in debolezza e vulnerabilità estrema. In esse continua la vicenda di Cristo. Sono il Vangelo vivo, la memoria del Signore, il suo profumo che si effonde per il mondo intero. Scrivono la vera storia della chiesa. (cfr Fausti, vangelo di Luca)

https://youtu.be/F32tvlX7XIE

Lampada ai miei passi

Antonella Del Grosso

Missionaria Saveriana, ha svolto parte della sua missione in Tailandia, dal 2005 per quindici anni. È stata Delegata in Tailandia per 6 anni. Ha condotto il suo apostolato nella pastorale sociale delle baraccopoli nella periferia di Bangkok, e ha accompagnato piccoli gruppi di cristiani della regione montuosa del nord. Si è dedicata anche alla decorazione di alcune cappelle del nord, cercando di annunciare la sua Parola attraverso l'arte e l'immagine. Ha conseguito il diploma di Istituto d'Arte e Accademia di Belle Arti di Foggia, in decorazione pittorica. Ha frequentato poi diversi corsi di scienze religiose a Parma e alcuni di teologia spirituale al Teresianum. Ora svolge la missione delegata generale delle nostre comunità d' Italia.

Riflessioni Bibliche