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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Per essere una donna


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
 
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
 
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Gv 8,1-11

Riflessione biblica

Nel Vangelo di questa domenica, Gesù sembra in un vicolo cieco: viene interpellato da scribi e farisei sul caso di una donna, condottagli dopo essere stata sorpresa in fragrante adulterio. Gesù è chiamato a esprimere cosa pensa su quanto la legge di Mosè chiede di fare in tali casi. Non si lascia prendere dal nervosismo, ma, al contrario, padrone della situazione, si china e comincia a scrivere sul pavimento con il dito. Gli avversari invece si innervosiscono. Paiono quelle persone che morbosamente indagano sulle altrui perversioni, perché incapaci di vedere e accettare la grave corruzione che si nasconde in loro. Sorprende la crudeltà del loro giudizio, l’aggressività travestita da giustizialismo e determinazione volta a distruggere senza pietà alcuna. Essi insistono affinché Gesù esprima la sua opinione. 

Gesù allora si alza e pronuncia la frase che lascia tutti ammutoliti e pensativi: “Chi è senza peccato, scagli per primo la pietra!”. Detto ciò, si china di nuovo e scrive per terra. Gesù non parla della legge e sposta l’attenzione su altro: invece di permettere loro di illuminare la donna con la luce della legge per condannarla, chiede loro di esaminare se stessi alla luce di ciò che la legge richiede da loro. Nel silenzio prendono coscienza che non si poteva fare giustizia con una legge incompleta (cf. Lv 19, 15.37).

La Legge ordina che le persone adultere vengano punite. Ma l'adulterio non si commette da soli. Portare in giudizio solo una persona non è conforme alla Legge ed è ingiusto, poiché la Legge è chiara: “Se uno commette adulterio con la moglie del suo prossimo, l'adultero e l'adultera dovranno esser messi a morte”. (Lv 20,10; cf. Dt 22,22). Da notare che nella Legge la prima persona a essere accusata è l'uomo. I farisei e gli scribi, che conoscono la Legge, dovrebbero saperlo, tuttavia sono i primi a travisarla, sostenendo che la Legge data da Mosè ordina la lapidazione delle donne, senza menzionare gli uomini coinvolti nel crimine. I farisei e gli scribi se ne vanno allora uno dopo l'altro, pieni di vergogna, cominciando dagli anziani. Succede proprio l'opposto di ciò che volevano: la persona condannata dalla legge non è la donna, ma loro stessi, che si ritengono fedeli alla legge. 

Questo episodio, meglio di ogni altro insegnamento, rivela che Gesù è la luce che fa apparire la verità. Fa emergere ciò che è nascosto dentro le persone, nel profondo. Alla luce della sua parola, coloro che sembravano difensori della legge si rivelano pieni di peccato e loro stessi lo riconoscono, perché se ne vanno, cominciando dai più anziani. E la donna, ritenuta colpevole e meritevole della pena di morte, sta davanti a Gesù assolta e salvata (cf. Gv 3,19-21).

Una visione più ampia a partire dalla condizione della donna nell'Antico Testamento 

Alcune donne nella storia d’Israele hanno avuto delle funzioni importanti. Tuttavia sono delle eccezioni e per lo più vengono presentate come modelli da seguire. La tendenza ufficiale però, nell’ambiente giudaico, è stata quasi sempre quella di escluderle da ogni attività pubblica e di considerarle inadeguate a qualsiasi ruolo nella società, eccetto quello di moglie e madre. Infatti nei racconti biblici le donne sono tra i “poveri”, a indicare come siano vittime dei ricchi e dei potenti. 

Ciò che contribuì maggiormente alla loro emarginazione è stata la legge sulla purezza. Una donna veniva dichiarata impura per essere madre, per essere moglie, per essere figlia, per essere donna: come madre perché partorendo diventa impura; come figlia, dato che alla sua nascita porta con sè 80 giorni d’impurità, il doppio di un figlio maschio (cf. Lv 12); in qualità di moglie dato che ad ogni rapporto sessuale rimane impura per un giorno (cf. Lv 15,18); infine per il semplice fatto di essere una donna ogni mese rimane impura per sette giorni, a causa del flusso di sangue. E chiunque la tocca diventa impuro per contagio (cf. Lv 15,19-23).

Questa legislazione rendeva insopportabile la vita quotidiana. Per sette giorni al mese, la madre di famiglia non poteva sdraiarsi a letto, né sedersi su una sedia, né toccare i suoi figli o suo marito, se non voleva contaminarli! Questa legislazione è il risultato di una mentalità secondo cui le donne erano inferiori agli uomini. Alcuni proverbi rivelano questa discriminazione nei confronti delle donne. L'emarginazione arrivò al punto che la donna fu considerata origine del peccato e della morte e causa di ogni male (cf. Sir 25,24).

In questo modo, il privilegio, il dominio e la violenza degli uomini sulle donne (divorzio, ripudio, lapidazione…) sono giustificati e mantenuti.

Nel contesto dell'epoca, la situazione delle donne tra i popoli della Bibbia non era né peggiore né migliore rispetto a quella di altri popoli. Era cultura generale. Ancora oggi, questa stessa mentalità è diffusa in diversi ambienti e culture. Pensiamo a come in alcuni paesi sia vietato alla donna l’accesso ad alcuni lavori, allo studio, alla guida della macchina, al diritto alla salute… E come dall'inizio della storia del popolo della Bibbia fino ad oggi, ci sono sempre state reazioni contro l'esclusione delle donne, soprattutto dopo l'esilio, quando la legge emarginava le donne come impure e segregava gli stranieri perché considerati pericolosi. La resistenza delle donne cresceva in proporzione alla gravità della loro emarginazione. Diversi libri sapienziali riportano questa voce di opposizione: Cantico dei Cantici, Rut, Giuditta, Ester. In questi libri, le donne non appaiono come madri o mogli, ma come donne che sanno usare la loro bellezza e femminilità per lottare per i diritti dei poveri e difendere così l'Alleanza del popolo.

In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro.
 
Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo.
Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani.
 
Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Lampada ai miei passi

Elena Conforto

Originaria di Bovisio Masciago (Milano) è missionaria saveriana dal 1999. Ha svolto la sua missione in Brasile dal 2003 al 2014, a Morro Doce (San Paolo) e a Londrina, dove ha lavorato in parrocchie di periferia, in particolare nella pastorale giovanile, con i movimenti sociali e nell’Animazione Missionaria e Vocazionale.

Ha conseguito in Italia il Diploma di Assistente Sociale all’Università Cattolica di Milano, il Magistero in Scienze Religiose con indirizzo biblico alla Pontificia Università Gregoriana a Roma, mentre a San Paolo del Brasile ha frequentato la Scuola per Formatori e inoltre ha ottenuto il Master in Pastorale Giovanile presso l’Università Salesiana. Attualmente è a Parma come Consigliera generale.

Riflessioni Bibliche