
Il Vangelo della felicità
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C’era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell’uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti».
Riflessione biblica
Questa domenica possiamo chiamarla la «domenica delle beatitudini o della felicità».
Nel testo che precede le beatitudini, Gesù ha appena scelto e costituito i dodici, dopo una notte di preghiera, sul monte. Ora, Gesù, scende dal monte, per incontrare la folla dei discepoli e la massa della gente. Egli s’ immerge nelle situazioni della storia umana, per dare giustizia agli esclusi, per saziare chi ha fame, per sostenere chi è perseguitato. Luca ci fa notare due movimenti: quello di Gesù che va verso la folla per saziarla, quello della gente che accorre a Lui per ascoltarlo ed essere guarita.
I poveri che Luca chiama “beati”, non sono fortunati per la loro condizione sociale precaria, ma, perché, con Gesù, Dio prende le difese dei poveri, rende giustizia a chi ne è privo, offre una speranza e un futuro a chi ne è senza. I poveri sono beati perchè il regno di Dio appartiene a loro, perché la loro condizione di dipendenza che li rende affamati, afflitti, mancanti, ha termine. Gesù non promette loro ricchezza, ma promette il Regno di Dio, che è il rovesciamento radicale della situazione presente che genera povertà, dipendenza e dolore.
I “guai” rivolto da Gesù ai ricchi, non sono un augurio di rovina, ma un invito alla conversione, ad un cambiamento radicale, per evitare che ci si compiaccia di una ricchezza che è solo umana e passeggera, ma non è pienezza di vita.
Le beatitudini, sono dunque un invito rivolto alla comunità dei discepoli, affinchè, confrontandosi scelga da che parte stare: o con i poveri per il regno di Dio, o con i ricchi, nell’illusione fallimentare.
Maria: colei che Elisabetta chiama “beata”, è l’esempio di chi è povero, perché tutto lo attende da Dio. Questa sua disposizione del cuore, non è inoperosità, ma umiltà che dispone all’accoglienza del dono di Dio. E’ condizione per riconoscere l’agire di Dio nella storia personale e sociale e che fa scaturire il canto del Magnificat, che non è altro che la consapevolezza di se’ e di Dio.
La gioia che viene dalla libertà (racconto)
Una donna saggia che viaggiava attraverso le montagne trovò una pietra preziosa in un ruscello.
Il giorno dopo trovò un altro viaggiatore che stava morendo di fame e la donna saggia aprì la borsa per condividere il suo pasto.
L’affamato viaggiatore vide la pietra preziosa e chiese alla donna se gliela dava.
La donna lo fece senza esitare. Il viaggiatore partì, compiacendosi della sua buona fortuna.
Sapeva che la pietra valeva sufficientemente per dargli sicurezza per tutta la vita.
Ma qualche giorno più tardi tornò a restituire la pietra alla donna saggia.
“Ho riflettuto” disse “sul valore della pietra, ma te la restituisco con la speranza che tu mi possa dare qualcosa di ancora più prezioso”.
Poi aggiunse: “Dammi quello che hai dentro di te che ti ha permesso di regalarmi la pietra”.






