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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Il seminatore uscì a seminare


Ascolta la Parola

Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un’altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c’era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un’altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un’altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. Chi ha orecchi, ascolti».
Gli si avvicinarono allora i discepoli e gli dissero: «Perché a loro parli con parabole?». Egli rispose loro: «Perché a voi è dato conoscere i misteri del regno dei cieli, ma a loro non è dato. Infatti a colui che ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a colui che non ha, sarà tolto anche quello che ha. Per questo a loro parlo con parabole: perché guardando non vedono, udendo non ascoltano e non comprendono.
Così si compie per loro la profezia di Isaìa che dice:
“Udrete, sì, ma non comprenderete,
guarderete, sì, ma non vedrete.
Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile,
sono diventati duri di orecchi
e hanno chiuso gli occhi,
perché non vedano con gli occhi,
non ascoltino con gli orecchi
e non comprendano con il cuore
e non si convertano e io li guarisca!”.
Beati invece i vostri occhi perché vedono e i vostri orecchi perché ascoltano. In verità io vi dico: molti profeti e molti giusti hanno desiderato vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono!
Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Mt 13, 1-23

Riflessione biblica

La parabola del seminatore che Gesù ci propone nel Vangelo di questa domenica ci offre l’opportunità di “contemplare la Parola”, cioè leggerla e allo stesso tempo implicarci, aprendo gli orecchi per ascoltare, gli occhi per vedere, la mente e il cuore per comprendere quello che succede nella narrazione.

Il passo del vangelo dice: “Quel giorno Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. Si radunò attorno a lui tanta folla (...). Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare».”

Chissà quante volte Gesù ha visto i contadini seminare spargendo in terra una semente così piccola, che poi si moltiplicherà per dare il pane, alimento di vita. Egli utilizza questa immagine per parlare di Dio e di noi, della nostra accoglienza alla parola del Regno. Ci presenta un Dio che donna a mani piene, fecondatore infaticabile delle nostre vite, ostinato nella fiducia, un Dio seminatore: mano che si apre e dà tutto ciò di cui abbiamo bisogno perché la nostra vita fiorisca e fruttifichi nell’amore, nel servizio.

Il racconto continua dicendo: Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profonda, ma quando spuntò il sole fu bruciata e, non avendo radici, seccò. Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno (...)».

 

La parabola presenta ora il luogo, il terreno dove cade la semente: terreni diversi ma ovunque questa semente germoglia. Il punto è se poi quel germoglio giungerà a dare frutto.

Mi fermo a contemplare la semente, di cui parla anche la prima lettura, questa semente che ha bisogno di pioggia per germogliare e dare frutto, per essere poi pane che alimenta l’uomo. “Così - dice la prima lettura – la mia Parola non ritornerà a me senza aver compiuto ciò per cui l’ho mandata”. La cosa che più mi stupisce è questo Dio che continua a donarsi a noi fino a mandare il proprio Figlio Gesù per parlarci, per manifestare il suo amore, e Gesù che fa presente questo amore a tutti, senza esclusione di persone, predicando, guarendo, sempre presente nella vita di ogni giorno, un Dio Amore che ci ha amato fino alla croce e diventa pane per noi, restando nell’eucarestia, nella Parola che ogni giorno ci accompagna.

È questo il miracolo del seminatore: nonostante il nostro terreno accidentato, la nostra incerta accoglienza alla sua Parola, Lui continua a gettare nel nostro cuore la semente di vita, continua ad invitarci a seguirlo, ascoltarlo e a diventare anche noi seminatori della sua Parola, testimoni del suo grande amore per noi. Siamo chiamati ad essere i contadini della Parola, a diffonderla, con generosità, con ostinazione, con fiducia perché la forza non è nel seminatore ma nel seme, la forza non è in me ma nella Parola che non tornerà a Dio senz’aver portato frutto.

Ecco un significato profondo della nostra parabola: prescindendo da quel che capita - e capita in ogni storia che vi siano sassi, strade dure o rovi -, se ascolto la Parola del Vangelo, se la lascio vivere in me, allora questa Parola produrrà in me un frutto insperato, una vita secondo la sua logica. Perché? Perché essa è Parola di Dio e l'essere umano è fatto per Dio, terreno atto a riceverlo.

Questa domenica ci offre l’opportunità di ringraziare Dio per il grande Amore che ha per ognuno di noi, perché continua a parlarci attraverso la Parola e l’Eucarestia, generando la comunità dove possiamo ascoltare, condividere questa Parola e diventare sorelle e fratelli, figli di Dio.

Lampada ai miei passi

Guadalupe Albor Ortiz

Maria Guadalupe Albor Ortiz: messicana, missionaria di Maria - Saveriana da 32 anni, infermiera prima di entrare in congregazione. Ha studiato Teologia presso i Salesiani a Tlaquepaque, Jalisco, Messico, e Riabilitazione fisica presso l’ospedale Santa Margarita a Guadalajara Jalisco.

Dopo aver studiato il francese a Parigi e seguito il corso di Malattie tropicali a Lione, ha trascorso nove anni in Ciad lavorando nell’ambito socio-sanitario, e un anno e mezzo circa nel nord Camerun, accompagnando i catecumeni attraverso la formazione dei catechisti. Attualmente si trova a Guadalajara, delegata generale

Riflessioni Bibliche