Skip to main content

Missionarie di Maria
SAVERIANE

I lunghi quattro giorni


Ascolta la Parola

Un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. 2Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. 3Le sorelle mandarono dunque a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». 4All'udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». 5Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. 6Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. 7Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!». 8I discepoli gli dissero: «Rabbì, poco fa i Giudei cercavano di lapidarti e tu ci vai di nuovo?». 9Gesù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno cammina di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; 10ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui». 11Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a svegliarlo». 12Gli dissero allora i discepoli: «Signore, se si è addormentato, si salverà». 13Gesù aveva parlato della morte di lui; essi invece pensarono che parlasse del riposo del sonno. 14Allora Gesù disse loro apertamente: «Lazzaro è morto 15e io sono contento per voi di non essere stato là, affinché voi crediate; ma andiamo da lui!». 16Allora Tommaso, chiamato Dìdimo, disse agli altri discepoli: «Andiamo anche noi a morire con lui!». 17Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. 18Betània distava da Gerusalemme meno di tre chilometri i9e molti Giudei erano venuti da Marta e Maria a consolarle per il fratello. 20Marta dunque, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. 21Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! 22Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». 23Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». 24Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell'ultimo giorno». 25Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; 26chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». 27Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo». 28Dette queste parole, andò a chiamare Maria, sua sorella, e di nascosto le disse: «Il Maestro è qui e ti chiama». 29Udito questo, ella si alzò subito e andò da lui. 30Gesù non era entrato nel villaggio, ma si trovava ancora là dove Marta gli era andata incontro. 31Allora i Giudei, che erano in casa con lei a consolarla, vedendo Maria alzarsi in fretta e uscire, la seguirono, pensando che andasse a piangere al sepolcro. 32Quando Maria giunse dove si trovava Gesù, appena lo vide si gettò ai suoi piedi dicendogli: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!». 33Gesù allora, quando la vide piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, 34domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». 35Gesù scoppiò in pianto. 36Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». 37Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?». 38Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. 39Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». 40Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». 41Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. 42Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l'ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». 43Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare». 45Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Gv 11,1-44

Riflessione biblica

Sommati ai due di viaggio, sono quattro i giorni del silenzio di Gesù. Il grido che gli è giunto non lo muove subito all’azione: eppure “amava Marta e sua sorella e Lazzaro”. Infine decide il viaggio, fra lo sconcerto dei suoi: Lazzaro dorme o è morto? E perché tornare in Giudea, dove l’ha appena scampata bella?

Gesù si mette in viaggio, come mandato dal Padre, e giunge nel luogo della morte e del lutto. Quando arriva, la situazione è irreparabile. A quattro giorni dalla morte, quando il corpo già si decompone, nessuno ha mai risuscitato un morto, neppure Elia ed Eliseo.

Le due sorelle si avvicendano presso Gesù: sola, Marta; accompagnata dai Giudei venuti per il lutto, Maria. Maria siede ancora, come nel Vangelo di Luca, Marta gli va incontro per accoglierlo. Da entrambe un identico grido di fede: “Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto!”. Gesù avrebbe potuto guarire Lazzaro, impedirgli di cadere nel baratro.

Marta aggiunge una frase aperta, senza osare configurare la sua speranza: “Anche ora so che qualunque cosa chiederai a Dio, Dio te la concederà”. Anche il cieco nato aveva detto: “Se uno onora Dio e fa la sua volontà, Dio lo ascolta” (Gv 9,31). La risposta di Gesù: “Tuo fratello risorgerà” trova la sua fede già solida: “Sì, mio fratello risorgerà, all’ultimo giorno”.

Gesù è la vita stessa, per cui la morte non è più l’ultima parola: “Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà”. Gesù non viene a eliminare la morte ma a svuotarla dal di dentro, immettendovi vita. E chi crede in lui, già da ora è partecipe di una vita che ha come orizzonte l’eterno. A questa fonte non c’è che un secchio per accedere: credere. Osare l’inevidenza per la fiducia in Lui. Mettere fine ai ragionamenti, alla ricerca di prove, alla sete di informazioni dettagliate. In una parola: fidarsi.

“Credi tu questo”? Maria fa la sua dichiarazione di fede, la più piena nel vangelo di Giovanni: “Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo” (v. 27). È lui la luce del giorno, nella quale camminare senza inciampo (v. 9): lui la luce e la vita di cui già parlava il prologo del vangelo.

Eppure Gesù piange: piange con Maria, piange con i Giudei amici di Lazzaro. Lo amava! Gesù, così totalmente umano e totalmente divino, totalmente figlio dipendente anche nei suoi segni di potenza: nella sua totale fiducia nel Padre li chiede senza averne la materiale certezza. La fede gli fa gridare in anticipo: “Ti ringrazio perché mi hai ascoltato”. Se c’è una fede in cui siamo salvati, non è anzitutto la nostra, ma la sua.

Gesù non manifesta la propria gloria, ma quella del Padre: è lui che magnificheranno. É lui che attraverso questo episodio glorificherà il Figlio: gli permetterà di vivere fino in fondo il suo essere figlio, nell’abbandono totale che solo la morte permette. Questo episodio infatti allarmerà i capi e accelererà la sua morte (11,46-53). La totale fedeltà di Gesù al Padre dovrà passare per la prova del suo silenzio, quando apparentemente il Padre non lo ascolterà più e sarà proprio nel momento più duro della sua vita.

Gesù sa che non basterebbero mille risurrezioni per risolvere tutti i problemi del mondo. Invita a credere, perché riceviamo fin d’ora quella vita che non finisce e che neppure la morte ci strapperà. Credere in lui come mandato dal Padre: sua voce, suo annuncio, sua vittoria. Solo questa fede scioglierà il blocco in cui la morte tiene legato Lazzaro, le sue sorelle, i suoi amici. Tutti quel giorno si sono sentiti slegati e sciolti. E molti hanno osato credere in Lui come portatore di una vita venuta da lontano. Volendo essere come dei, i progenitori rifiutavano l’idea della morte. Il credente è l’essere umano riconciliato con la sua umanità, che guarda la morte in faccia e le dice, con Paolo: “Dov’è, o morte, il tuo pungiglione?” (1Cor 15,55).

Gesù piange davanti ai nostri sepolcri, insufficienti ormai per contenerci. Se attende quattro giorni, quando tutto è ormai irreversibile, è per aprirci a una speranza più grande. I quattro giorni di Gesù sono il tempo che ci separa da questi addii, cui manca perfino il conforto di una reciproca presenza, all’incontro definitivo. Ci dice: la distanza di questi quattro giorni l’ho messa per te, perché la tua speranza corra più lontano. Osali, sapendo che non sono assente. Osa questo tratto di strada con tanta solitudine aggiunta, con tanta nostalgia mai placata, coi ricordi di momenti felici che diventano senso di vuoto. Sto arrivando. Ho voluto lasciare questo tratto per darti di più.

E non pensate a lunghe attese in un aldilà grigio: i giorni si contano solo nell’aldiquà. Non pensare a vite dimezzate in attesa di recuperare una qualche corporeità: oltre la porta di questa vita, c’è la sua pienezza, perché io vi ho preceduti.

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche