
E da qui ti chi-ameremo Signore
Ascolta la Parola
In quel tempo, si avvicinarono a Gesù Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
Riflessione biblica
Tu diventerai sole, se danzerai intorno al sole.
Diventerai un uomo autentico, se danzerai intorno a uomini saggi.
Diventerai un rubino, se danzerai intorno a una miniera.
Diventerai un tesoro, se danzerai intorno all’Amato.
Gialal al-Din Rumi
Gialal al-Din Rumi fu un teologo musulmano sunnita e poeta mistico di origini persiane del XIII secolo d.C. Fondatore della confraternita sufi dei dervisci rotanti, è considerato il massimo poeta mistico della letteratura persiana.
L'ascolto del Vangelo ci mette nuovamente in cammino.
Una settimana fa, l’uomo che “possedeva molti beni” correva incontro a Gesù e segnava una battuta di arresto.
Ora riprende la salita verso Gerusalemme e la prima cosa che viene messa in evidenza è il cercare posizione dei protagonisti.
Di quel tale che “possedeva molti beni” si dice che “se ne andò rattristato”, mentre i figli di Zebedèo sembrano decisamente più incalzanti: si fanno innanzi a Gesù (v. 35).
Prima era Gesù che stava andando innanzi a loro (v. 32) ora sono Giacomo e Giovanni a mettersi davanti.
Lo stare davanti di Gesù ci dice che è Lui che per primo assume i rischi possibili, traccia e apre il cammino. Giacomo e Giovanni, invece, sembrano sbarrare la strada per avanzare la loro richiesta.
Possono apparire irriverenti, ma, forse, non siamo poi così lontani da loro. Infatti, nel passo parallelo di questo Vangelo, Mt 20, 20-28, è la mamma a fare la stessa richiesta, segno che la loro domanda è un desiderio che ci portiamo dentro.
Ed ecco che iniziano gli equivoci, una sorta di dialogo tra sordi e un progressivo allontanamento tra Gesù e i suoi: i desideri dei discepoli si scontrano con i desideri di Dio e il sogno del Regno.
Proviamo ad ascoltare la Parola osservando i tratti di Gesù disegnati – come in filigrana – lungo i versetti.
Scopriamo un maestro che non abbandona i suoi benché impauriti e tardi nell’accogliere e com-prendere – prendere con sé - la logica del Regno.
Anzi, è proprio perché fanno fatica a comprendere, Gesù li accoglie, li ascolta e li chi-ama, di nuovo.
Di nuovo, Gesù li r-accoglie e riprende a insegnare.
La Parola continua a scendere con gentilezza, Gesù infatti non si impone; e con audacia, se accolta questa Parola co-manda verso un rovesciamento di prospettiva, novità di vita.
I discepoli chiedono di “sedere nella gloria” e il Maestro non li spegne, non annienta il loro desiderio, ma lo “Gesuizza” (permettetemi questo neologismo!), cioè lo coniuga a partire da Dio e annuncia quale è la gloria secondo Gesù, il peso di Dio.
Presso i capi delle nazioni, degno di fede è chi sa e può dare le migliori garanzie, presso Dio non è così.
Per Gesù degno di fede è il Padre che ci ama come figli e ci chi-ama ad essere scoperto e incontrato vivendo la nostra vita in mezzo agli altri, servendo senza garanzie se non quella di essere figli. Infatti, può servire chi si sente figlio ed è certo di essere amato.
Mentre Gesù confida nel non avere altra garanzia al di fuori dell’amore del Padre e della fiducia in Lui, l’immediata reazione dei figli di Zebedèo è quella di cercare garanzie.
Gesù, invece, è certo che dopo il tormento vedrà la luce (Is 53, 11) e si accosta con piena fiducia (Eb 4, 16) al Padre per servire.
Qui sta la vita che è molto di più che sedersi su un trono, è stare al mondo in pienezza, cioè nella libertà e nella verità di ciò che siamo realmente: figli e fratelli, tutti.
Il vangelo di oggi è un invito alla gratuità, a scegliere con chi sedere per vivere.
La gloria di Dio - che è Amore - è l’umiltà. Per chi ama gli altri sono più importanti di sé stesso.
Noi per Dio siamo più importanti di Lui e per questo ha dato suo Figlio per noi.
Vivere in pienezza è provare a scrutare tutto e tutti come ci guarda Dio, figli amati e, quindi, fratelli e sorelle amanti che servono e rendono così il dono ricevuto: la vita di figli.
Maria,
giovane donna e audace missionaria
tu che hai accolto l’annuncio dell’Angelo
sussurrando: “Sono la serva del Signore”,
ricordati di noi.
Giuseppe,
sposo e ombra di Dio
tu che hai scommesso tutto sulla fragilità di una creatura
e hai custodito il Sogno di Dio nel silenzio e nel servizi,
ricordati di noi.
Con voi, Gesù ha iniziato a servire,
portateci da Lui!
Con te, Gesù,
ricorderemo che
quando serviamo per amare
siamo già qui,
seduti alla destra e alla sinistra del Padre
nella comunione dello Spirit,
… da qui ti chi-ameremo
Maestro e Signore!
Foto: Siria, foto di Annalisa Vandelli






