
Dio viene, ora, tra noi, come sempre
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In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era, in principio, presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui
e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre
e le tenebre non l’hanno vinta.
Veniva nel mondo la luce vera,
quella che illumina ogni uomo.
Era nel mondo
e il mondo è stato fatto per mezzo di lui;
eppure il mondo non lo ha riconosciuto.
Venne fra i suoi,
e i suoi non lo hanno accolto.
A quanti però lo hanno accolto
ha dato potere di diventare figli di Dio:
a quelli che credono nel suo nome,
i quali, non da sangue
né da volere di carne
né da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne
e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi abbiamo contemplato la sua gloria,
gloria come del Figlio unigenito
che viene dal Padre,
pieno di grazia e di verità.
Riflessione biblica
Il Verbo si è fatto carne, significa che Dio viene, ora, tra noi, come sempre. Chi è l’atteso, l’incarnato, l’onnipotente si fa umile e viene in mezzo a noi per attirarci a Lui.
Venne tra i suoi, ma i suoi non l’hanno accolto.
Il Dio che si presenta, è un Dio d'amore che si mette al servizio, scombinando tutti i piani, i progetti. Per questo lo hanno rifiutato. Allora non è difficile comprendere che si può essere" praticanti e allo stesso tempo non discepoli”, perché la fede quando è autentica è una relazione di consegna di sé a Qualcuno e non solo pratiche esteriori che ti possono illudere e a volte mantenere alcuni privilegi come lo erano i capi religiosi al tempo di Gesù.
Però a quanti lo hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio.
“Figli di Dio” non si nasce, ma si diventa, accogliendo il suo progetto di vita, facendolo proprio. Questo progetto si realizza nella figura di Gesù e possiamo accoglierlo come modello del proprio comportamento.
Come imiteremo dunque Gesù in questo suo stato di Figlio di Dio? Certamente avendo nel nostro cuore la grazia santificante, conservandola ed aumentandola. La abbiamo ricevuta nel S. Battessimo, ci viene ritornata nel sacramento della Penitenza se abbiamo la disgrazia di perderla per il peccato mortale, la conserviamo restando nell’ordine soprannaturale e nella pace spirituale, la aumentiamo con i sacramenti, con la preghiera, con i mezzi straordinari che al Signore piacesse eventualmente usare con noi e col vivere santamente[1].
Dio è un Dio che non solo è vicino, ma un Dio che chiede a ogni uomo di diventare l’unico vero santuario dal quale irradiare il suo amore, la sua santità e la sua compassione. Quindi questo Verbo si è fatto carne, nella debolezza dell’esistenza umana, il che significa che non esiste dono di Dio che non passi attraverso la carne, così come attraverso la nostra umanità. Dio non plasma più l'uomo con polvere del suolo, come fu in principio, ma si fa lui stesso polvere plasmata.
Gesù dirà a Filippo: “Chi ha visto me ha visto il Padre”. Ecco, questo è l’annunzio: non un uomo che deve salire verso Dio per divinizzarsi, ma accogliere un Dio che è sceso verso gli uomini umanizzandosi. Tanto più le persone saranno umane, tanto più si manifesterà il divino che è in loro.
Per conoscer Dio Padre, basta contemplare Gesù, osservare quello che ha fatto, che cosa a detto, che cosa ci ha insegnato, come si è comportato, come ci ha amato, chi ha preferito, chi ha frequentato, da chi è andato a magiare, chi ha difeso…
Basta soprattutto contemplarlo nel momento più alto della sua gloria, quando viene innalzato sulla croce. In quella manifestazione totale di amore, il Padre ha detto tutto.
[1] Padre Giacomo M. Spagnolo, La Dimora dei figli di Dio






