
Dio si fa trovare nei dettagli della nostra umanità!
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1In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra. 2 Questo primo censimento fu fatto quando era governatore della Siria Quirinio. 3 Andavano tutti a farsi registrare, ciascuno nella sua città. 4 Anche Giuseppe, che era della casa e della famiglia di Davide, dalla città di Nazaret e dalla Galilea salì in Giudea alla città di Davide, chiamata Betlemme, 5 per farsi registrare insieme con Maria sua sposa, che era incinta. 6 Ora, mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. 7 Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia, perché non c'era posto per loro nell'albergo. 8 C'erano in quella regione alcuni pastori che vegliavano di notte facendo la guardia al loro gregge. 9 Un angelo del Signore si presentò davanti a loro e la gloria del Signore li avvolse di luce. Essi furono presi da grande spavento, 10 ma l'angelo disse loro: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: 11 oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore. 12 Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, che giace in una mangiatoia». 13 E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste che lodava Dio e diceva: 14 «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama». 15 Appena gli angeli si furono allontanati per tornare al cielo, i pastori dicevano fra loro: «Andiamo fino a Betlemme, vediamo questo avvenimento che il Signore ci ha fatto conoscere». 16 Andarono dunque senz'indugio e trovarono Maria e Giuseppe e il bambino, che giaceva nella mangiatoia. 17 E dopo averlo visto, riferirono ciò che del bambino era stato detto loro. 18 Tutti quelli che udirono, si stupirono delle cose che i pastori dicevano. 19 Maria, da parte sua, serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore.
Riflessione biblica
«Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia»
Molti scrittori hanno detto che «Dio è nei dettagli», ed è lì che va cercato, in questi segni. Papa Francesco, nella sua Lettera apostolica firmata a Greccio, ha definito la natività del presepe “Admirabile signum”. Spesso l’arte aiuta a raccontare meglio la bella notizia, e si dice che lo stesso evangelista Luca sia stato anche pittore, riuscendo quasi a dipingere con cura i tratti di Gesù fin dalla sua nascita.

Questa pagina del suo vangelo ci fa vedere come Dio si sia seriamente immerso nella storia dell’umanità, in una cornice che ha poco di sacro e molto di profano: a partire dal potere di un censimento imperiale su tutta la terra, per passare all’annunzio degli angeli a semplici pastori emarginati dal mondo rituale e religioso, e poi finire in un segno sfacciatamente carnale di un bambino in una mangiatoia, che ci fa sentire quasi l’odore forte di una stalla.
Pensando al “peso” concreto della sua incarnazione nella nostra umanità, mi è tornata in mente la Natività di Giotto nella Cappella degli Scrovegni a Padova, sobria e profonda come tale racconto. Questo artista del 1300 porta una grande innovazione nell’arte classica e bizantina: riempie di volume le sue immagine sacre, che acquistano carne, corpo e una solidità ben piantata sulla terra. Ciò avviene anche grazie all’introduzione della prospettiva, pur solo intuitiva, che inserisce le figure in uno spazio reale, fino a rappresentarle di spalle. La salvezza non è un’idea fuori dallo spazio e dal tempo, ma è dentro la nostra storia. Mai era stata esaltata così l’umanità in un dipinto di arte sacra. Maria e Giuseppe colpiscono subito per la posizione originale. Anche loro obbediscono alle leggi di questa storia piena di contraddizioni, che sembra costringere il figlio di Dio a nascere in una grotta. In realtà stanno obbedendo a Dio, e ciò che si staglia nella dura roccia sono invece i tanti dettagli del Suo amore.

Maria sembra avere una conoscenza tutta ‘corporea’, ‘tattile’, profondamente materna, nel fasciare e prendersi cura di suo figlio, in cui ogni mamma dopo un parto potrebbe ritrovarsi. Sdraiata, evidentemente provata dalla fatica, e con una pesante torsione, si gira per deporre il bambino nella povera mangiatoia. Ma il sentimento più umano è nei piccoli segni. Non c’è la cura del dettaglio pittorico, perché possa emergere il dettaglio simbolico più profondo: nello
sguardo che Maria scambia con il suo bambino c’è un’intensità affettiva quasi commovente. Maria osserva rapita il bambino e gli tende le braccia, come protezione amorosa, ma anche come offerta al mondo. Questa natività rappresenta, forse per la prima volta nella storia dell’arte, “un presepe” nel senso più affettuoso e delicato. C’è anche un’altra presenza femminile che accoglie il bambino nelle braccia, di cui non parla il vangelo. Anche noi siamo chiamati a contemplare con affetto e a ‘toccare’ il nostro Gesù con i sensi, attraverso e grazie il corpo di Maria. Siamo invitati a una comunione profonda, quella del tatto, che si realizza pienamente nel dono del suo corpo dato per noi nell’ultima cena.

Giuseppe, l’uomo dei fatti e non delle parole, è accovacciato in primo piano, in basso: medita, vigila, riposa. Appare solido come ‘saldo’ doveva essere anche il suo cuore, e si avverte tutto il peso del suo corpo provato dal lungo viaggio. Incredulo e forse avvilito per non aver trovato un degno riparo alla sua sposa e a quel figlio che Dio gli stava dando in affido, resta in disparte, come a far emergere il protagonista principale di quel concepimento e di quella nascita miracolosa. Il dettaglio della sua espressione seria sembra dire l’intuizione della drammaticità e unicità di ciò che sta accadendo attorno a lui, senza perdere, negli occhi semichiusi, la capacità di sognare. Giuseppe ci aiuta a intravedere che l’accoglienza di Gesù non è un atto sentimentale passeggero, ma è un fatto concreto che coinvolge tutta la vita, le nostre scelte e i nostri sogni.
I pastori sono rappresentati di spalle con la testa rivolta verso l’alto. Possono essere i tanti “senza volto” della nostra società, quelli ai margini delle regole, senza una chiara identità nazionale o religiosa; ma sono anche i prescelti, i primi annunciatori, capace di riconoscere la voce degli Angeli e i segni di Dio. La prima bella notizia è proprio quella del dono gratuito di Dio, che predilige e accoglie i rigettati, e noi stessi in tutte le nostre ‘irregolarità’.

Gli angeli, il cui significato della parola ‘è coloro che annunciano’, sono anch’essi in parte plastici, pur se il corpo è sfumato. In qualche modo anche loro sono entrati nello spazio e nella storia per incontrare l’umanità e rivelarle ciò che nessun sapiente avrebbe potuto dedurre da solo. Ma nello stesso tempo sono il segno del superamento del limite temporale, annuncio dell’irrompere dell’eternità dentro il mondo, richiamo per noi della comunione escatologica tra cielo e terra.
Infine, mentre tutto il cielo celebra la sua liturgia celeste su questo presepe, la gloria di Dio si nasconde e si svela in un semplice segno: un bambino offerto in una mangiatoia. Il neonato fasciato, passivo, coricato, quasi al margine della rappresentazione, è lui il Salvatore, colui che scriverà in sé tutti i nostri nomi, e non l’imperatore Augusto con il suo potente censimento. Quel Bambino di Betlemme, la più piccola città di Giuda, è il luogo dove il cielo abbraccia nella carne la terra, dove l’infinita grandezza si concentra nell’infinitamente piccolo, anche nell’ultimo e più emarginato della nostra società, perché lì ogni persona osi raggiungerlo e ricambiare il suo abbraccio tangibile… Buon Natale!






