
Briciole che cadono dalla tavola dei ricchi
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In quel tempo, Gesù disse ai farisei:
«C’era un uomo ricco, che indossava vestiti di porpora e di lino finissimo, e ogni giorno si dava a lauti banchetti. Un povero, di nome Lazzaro, stava alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi con quello che cadeva dalla tavola del ricco; ma erano i cani che venivano a leccare le sue piaghe.
Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli accanto ad Abramo. Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando negli inferi fra i tormenti, alzò gli occhi e vide di lontano Abramo, e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: “Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell’acqua la punta del dito e a bagnarmi la lingua, perché soffro terribilmente in questa fiamma”.
Ma Abramo rispose: “Figlio, ricòrdati che, nella vita, tu hai ricevuto i tuoi beni, e Lazzaro i suoi mali; ma ora in questo modo lui è consolato, tu invece sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stato fissato un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi, non possono, né di lì possono giungere fino a noi”.
E quello replicò: “Allora, padre, ti prego di mandare Lazzaro a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli. Li ammonisca severamente, perché non vengano anch’essi in questo luogo di tormento”. Ma Abramo rispose: “Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro”. E lui replicò: “No, padre Abramo, ma se dai morti qualcuno andrà da loro, si convertiranno”. Abramo rispose: “Se non ascoltano Mosè e i Profeti, non saranno persuasi neanche se uno risorgesse dai morti”».
Riflessione biblica
Gesù cercava di scuotere quei farisei “amanti dei soldi” che “si fanno passare per giusti” (vedi Lc 16, 14-15 vangelo di domenica scorsa) con le sue parabole. Per loro - e oggi per noi - racconta la parabola in cui contrappone due uomini, un ricco e un povero: prima qui sulla terra e poi mostrando la loro sorte rovesciata dopo la morte. Ecco l’unica cosa che li accomuna: “morirono tutti e due”, la livella che ci rimette tutti, ma proprio tutti, al nostro posto di creature.
Un dettaglio di questa contrapposizione tra l’uomo misero e quello ricco è che nella parabola il ricco è anonimo, mentre il povero è chiamato per nome, e non un nome qualsiasi: Gesù lo chiama “Lazzaro”, gli dà il nome del suo caro amico (Gv 11).
In questo nome c’è una bella notizia: la misericordia di Dio è particolarmente attirata da chi è in una condizione di piccolezza, povertà, miseria. Lazzaro è dimenticato dagli uomini, ma non da Dio, che gli riserva la sua speciale amicizia. Ne conseguenza che un modo rapido per essere vicino a Dio è farsi amici dei Suoi amici…
E l’anonimato del ricco? Non sarà un invito a rischiare di dargli il nostro nome?
“Tu sei quell’uomo!” (2 Sam 12,7) disse il profeta Nathan a Davide, in collera contro un altro anonimo che aveva commesso un grande sopruso raccontatogli dal profeta… e così Natan, grazie ad una piccola parabola che in realtà parla di lui, gli ha aperto gli occhi sul suo peccato.
Ogni parabola è un racconto fatto apposta per disarmarci dalle nostre infinite giustificazioni e lasciarci mettere in questione. Chissà mai che alla fine apriamo il cuore alla salvezza! Non saremo forse i più ricchi del pianeta, ma rispetto a tanti altri un po’ sì, o forse condividiamo uno stile di vita basato sul vestire e mangiar bene…
In fondo all’uomo ricco non si rimproverano particolari azioni malvagie, se non che, tutto concentrato sulle sue ricchezze, non se ne fregava proprio di Lazzaro, pur vedendolo sempre lì davanti a casa : indifferenza totale.
Briciole che cadono dalla tavola dei ricchi. Lazzaro passa una vita ad aspettarle, ma invano. C’è chi in economia ha pure teorizzato questo “effetto sgocciolamento” secondo cui i benefici degli aumenti di ricchezza della parte più benestante della popolazione avrebbero ricadute positive (goccia a goccia, dall’alto verso il basso) sulla ricchezza e il benessere delle categorie sociali più povere: lo sviluppo economico di un paese, o tra paesi del mondo, non dipenderebbe dalla giusta distribuzione di risorse, ma dai vantaggi dati ai più ricchi, che poi, sgocciolerebbero su chi sta peggio di loro… Teoria che continua a circolare, nonostante le dimostrazioni sono più che contrarie, perché i divari aumentano e i benefici non si vedono. Nessuna briciola. Quanto è attuale questa parabola di Gesù!
Da alcuni anni vivo in RD Congo, uno dei paesi del mondo che continua ad aspettare le briciole della tavola mondiale, mentre esporta (senza benefici per la popolazione) le grandi ricchezze che servono a far avanzare la tecnologia della parte ricca del mondo (gli ultimi giacimenti trovati: litio, coltan…). Non sgocciola niente, al massimo qualche tratto di strada un po’ aggiustata per facilitare l’evacuazione dei camion carichi di minerali, ma se non si è sulla rotta di quei giacimenti, indifferenza totale e strade impraticabili.
L’abisso invalicabile, che il ricco vorrebbe annullare per alleviare le sue sofferenze post-mortem, è quello che lui stesso ha creato in vita con la sua indifferenza e il suo spreco. Dopo la morte non è più mutabile, perché quello che facciamo nel tempo resterà per sempre.
Oggi lo scarto è diventato una cultura e l’indifferenza è un fenomeno globalizzato. Sono i due mali che papa Francesco continua a denunciare per destare la nostra coscienza addormentata dal benessere. La parabola di oggi ci viene a svegliare, perché nel tempo che ci resta su questa terra apriamo gli occhi su questo grande abisso che stiamo mettendo per proteggere le nostre sicurezze e lasciamo entrare i nostri fratelli più poveri: è l’unica via di salvezza!






