
Andiamo verso l’Agnello!
Ascolta la Parola
In quel tempo Giovanni stava con due dei suoi discepoli e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l'agnello di Dio!». E i suoi due discepoli, sentendolo parlare così, seguirono Gesù. Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: «Che cosa cercate?». Gli risposero: «Rabbì - che, tradotto, significa maestro - dove dimori?». Disse loro: «Venite e vedrete». Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio. Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. Egli incontrò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia» - che si traduce Cristo - e lo condusse da Gesù. Fissando lo sguardo su di lui, Gesù disse: «Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; sarai chiamato Cefa» - che significa Pietro.
Riflessione biblica
«Samuele fino ad allora non aveva ancora conosciuto il Signore, né gli era stata ancora rivelata la Parola del Signore.»
Una lettura superficiale della storia di Samuele rischia di paragonarla a un romanzo. Ma la funzione sublime della parola di Dio che si rivela tra le righe colloca questo racconto al di là dell’aneddoto. Samuele è il figlio del miracolo, consacrato al servizio di Dio sotto la guida del vecchio sacerdote Eli, nello stesso santuario di Silo dove sua madre Anna aveva ricevuto il miracolo del suo concepimento.
Il ragazzino Samuele si ritrova a scoprire la sua vocazione in un momento in cui «la parola del Signore era rara e le visioni non erano frequenti». Chiamato dal Signore, certamente nella notte, Samuele da solo non era in grado di discernere la voce di Dio in questi grandi silenzi: il silenzio di Dio e il silenzio del tempio.
La vocazione di Samuele ci offre un modello di vocazione che confonde tutte le scuse umane pronte a usare come pretesto il silenzio di Dio:
1- Il silenzio di Dio è solo una percezione generata dall’indisponibilità interiore dell’essere umano. In altre parole, fu in un momento di grande silenzio apparente di Dio che il Signore chiamò il profeta, riconosciuto dal popolo stesso come il più grande di tutti i tempi.
2- La giovane età di Samuele ci dice che la maturità non può servire come scusa per non ascoltare la voce di Dio. In altre parole, ogni cristiano è tenuto a sapere che è nella debolezza umana che Dio si rivela.
3- È da sottolineare il ruolo decisivo del vecchio sacerdote Eli. Non fu Samuele il primo a capire che era la voce di Dio che lo chiamava, ma il vecchio Eli che seppe al momento giusto far discernere a Samuele la voce di Dio.
Questo terzo punto mi sembra molto importante e urgente oggi per tutte le nostre comunità nella nostra ricerca di Dio. La tendenza mondana a sopravvalutare il soggetto “io” è una cancrena che colpisce anche la nostra Chiesa. Ciò non solo mette a dura prova la vita spirituale, che va costruita attraverso il sostegno e il discernimento, ma interpella il soggetto stesso nella sua disponibilità alla sottomissione a Dio stesso. Come può Dio essere al nostro fianco se non siamo preparati alla sua presenza?
Giovanni Battista conferma ancora una volta questa intima verità del discernimento come accompagnamento nell’intimità con Dio.
In realtà, gli uomini e donne di tutti i tempi hanno sempre manifestato una forte sete insoddisfatta di entrare in intimità con Dio. Questa sete si materializza attraverso la moltiplicazione e la diversificazione dei sacrifici come via di accesso. Infatti la parola “sacrificio” significa fare qualcosa di sacro, entrare in comunione con il divino. Allora il sacrificio è tanto più grande quanto più alto è il desiderio del divino. È allora che il sacrificio umano viene considerato il più grande, anche se questo è sempre considerato orribile e quindi condannato nella Bibbia.
Dopo diverse trasformazioni e riadattamenti, l’agnello è ritenuto l’oggetto sacrificale più sublime e mite. Ciò segna anche la trasformazione del rapporto tra Dio e il suo popolo e anche la comprensione, una conoscenza molto più profonda e intima del suo Dio.
Dopo questa parentesi, possiamo poi concentrarci sul titolo «Agnello di Dio» che il Battista attribuisce a Gesù.
La prima immagine che viene in mente è l’agnello pasquale, richiamando quindi tutta la storia pasquale che probabilmente non è sconosciuta ai due discepoli. L’altra immagine sarebbe il sacrificio di Abramo e l’ultima, quella di Mosè, l'agnello che pesava più del Faraone e tutti i suoi carri che non hanno avuto alcuna capacità d’impedire il passaggio del Mar Rosso.
Anche se non possiamo dire con precisione quale delle idee catturò maggiormente l’attenzione di Mosè, possiamo tuttavia affermare che Giovanni Battista apre la strada al riconoscimento di Gesù come «oggetto sacrificale perfetto» che ci introduce nell’intimità di Dio.
«Che cosa state cercando? ... Dove dimori? »: questa domanda-risposta riflette tutta la profondità del discernimento che Gesù propone ai due discepoli. D’ora in poi, l’attuazione del sacro, meglio, la comunione con Dio non passerà più attraverso il sacrificio dell’agnello, ma piuttosto attraverso un rapporto intimo con l’Agnello, il vero, che porta su di sé tutto l'Amore del Padre. Il cammino di discernimento si fa ora andando verso l’Agnello, vedendolo vivere con il Padre, per scegliere di rimanere con Lui nella Parola, per dimorare infine nell’Amore del Padre.






