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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Una quotidiana e vibrante antifona “O”


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui.
Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare.
Appena battezzato, Gesù uscì dall’acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento».

Mt 3,13-17

Riflessione biblica

Nella Novena prima del Natale, la liturgia -particolarmente evidente nella Liturgia dell’Ore- ci guida verso il Mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio attraverso le antifone “O”. Queste fanno come un filo che unisce le profezie dell’Antico Testamento con la nascita di Gesù, l’aspettato dai tempi, l’Emmanuele. E il cuore veramente si stupisce e con profonda umiltà -e quasi in silenzio- rimane in “O”.

Con immensa gioia ho scoperto che una serie di avvenimenti che la liturgia ci presenta a partire della Notte di Natale fino al Battesimo potrebbero essere le “antifone ‘O’ post-natalizie”. Ma qui non sono le antifone a essere il filo, ma le persone e i loro vissuto.

Immaginate San Giuseppe e Maria con il piccolo Gesù tra le braccia. Quel bambino non era soltanto Colui che compiva le profezie dell’Antico Testamento, ma ciò che l’angelo aveva detto loro sia in persona come in sogno. Soltanto posso immaginare i loro cuori pieni di stupore, di un santo timore, di gioia…

E anche i pastori, chi -dopo l’annuncio degli angeli ed essere avvolti nella luce della gloria di Dio- hanno corso a cercarlo. Ed ecco, in una stalla il Messia avvolto in fasce.

Cosa dire dei Magi, quegli uomini che conoscevano le stelle più di sé stessi? Sono stati come quell’uomo che se n’intendeva di perle… Si sono lasciati prendere da una Stella speciale e pur non conoscendo le profezie, si sono messi in cammino e Lo hanno trovato, era vero. E non sono tornati uguali né per la stessa via.

Tutto quanto in cui avevano depositato la loro fiducia, le loro forze, le loro speranze, Dio l’ha compiuto. Avevano aspettato senza certezze concrete e Dio non gli ha deluso. Non ci sono parole per dipingere tutto quanto hanno dovuto provare nelle loro anime… Ogni parola è stata confermata, compiuta come la pioggia e la neve…

Questa domenica non è l’eccezione. Gesù è battezzato. È molto significativo che, prima del racconto del battesimo nel Giordano, Matteo lascia uno spazio di 20-25 anni, di cui non ne parla. Cioè, ci racconta che Giuseppe, Maria e Gesù tornano dell’Egitto a Galilea. E subito dopo, troviamo a Gesù chiedendo a Giovanni di essere battezzato.

Quegli anni silenziosi a Nazaret, pur essendo consapevole di essere generato da Dio Padre, saranno stati misteriosamente un tempo di umana scoperta della Sua missione. Quanta attesa, quanto scrutinare i segni, quanto silenzio, quanto ascolto, quante domande, quanta umile sottomissione -espressione di vera libertà e amore…

Chiede di essere immerso nella stessa purificazione che i peccatori -noi- abbiamo bisogno… “…perché conviene che adempiamo ogni giustizia”, ha detto al battista. Gesù vuole portare fino in fondo ciò che significa essere uomo: fidarsi pienamente di Dio particolarmente nelle nostre fragilità e fare la volontà del Padre.

Ed ecco che i cieli si aprirono, lo Spirito discende e il Padre riassicura a Gesù, a Giovanni e a noi: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”. Dopo anni, i cieli si aprono…

Contempliamo qui un momento intimissimo nel seno della Trinità, un confermare il desiderio profondo di vivere in comunione con noi e di portare questa volontà a compimento; come le profezie nell’Antico Testamento, come le parole dette a Maria e Giuseppe, ai pastori, ai Magi e a noi.

Sì, anche a noi. Siamo stati chiamati alla vita, siamo stati chiamati -per il nostro battessimo- ad essere immersi nella Trinità, diventando figli nel Figlio per opera dello Spirito.

Possiamo fidarci del nostro Padre, che ci ama e dei progetti che ci proponi e che ha scritto nella nostra anima, in ogni particola del nostro essere perché Lui ci ha creato con le Sue proprie Mani.

In Gesù possiamo ascoltare al Padre susurrando alla nostra anima nei momenti in cui più abbiamo bisogno: “tu sei mia figlia/mio figlio, a chi amo e in chi mi compiaccio”.

Che i nostri cuori si riempiano di stupore e gioia affinché le nostre intere vite diventino una quotidiana e vibrante antifona “O”.

Lampada ai miei passi

Veronica Paredes

Misionera de Maria Xaveriana. Originaria de Sinaloa. Realizó su misión en Estados Unidos. Actualmente esta estudiando en Milan, Italia. Actualizandose.

Riflessioni Bibliche