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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Tu sei roccia, forza e tenerezza


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù, giunto nella regione di Cesarèa di Filippo, domandò ai suoi discepoli: «La gente, chi dice che sia il Figlio dell’uomo?». Risposero: «Alcuni dicono Giovanni il Battista, altri Elìa, altri Geremìa o qualcuno dei profeti». Disse loro: «Ma voi, chi dite che io sia?». Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». E Gesù gli disse: «Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.

 

Mt 16,15-16

Riflessione biblica

“Lo conficcherò come un piolo in luogo solido”(Is 22,19-23)

«La gente chi dice io sia?»… Proviamo ad immaginare Gesù che ripropone oggi la stessa domanda, ed ad ascoltare gli echi di risposte che ci giungerebbero da tanti parti: alcuni lo identificherebbero a un profeta come Budda, altri a un Difensore compassionevole di animali e di ambiente, altri al Giudice purificatore del disordine umano, altri ancora al vero Riscattatore delle ingiustizie sociali… E forse sorriderebbe accettando i diversi pareri. Ma poi guarderebbe negli occhi noi credenti e ci chiederebbe: «Ma voi, chi dite che io sia?», e lì un tremolio ci smuoverebbe il cuore. Gesù lancia una sfida direttamente e personalmente a chi si dice donna o uomo di fede.

Così, ancora una volta, mi lascio ispirare dall’arte, da chi da sempre ha cercato di rispondere non solo con le parole, ma con tutto il coinvolgimento dei sensi, alla Sua domanda appassionata. Pensando a un artista del passato, considerando che il vangelo parla di “pietra”, ci lasciamo incantare da uno scultore del XII secolo, Benedetto Antelami, con la sua Deposizione (1178), un bassorilievo custodito nel Duomo di Parma, unico pannello sopravvissuto di un pontile che si trovava sin dalle origini nella cattedrale. Questa deposizione si può definire una Consegna, piena di amorevole fiducia, come quella che riceve Pietro, ancora inconsapevole, nel vangelo di oggi.

Antelami Deposizione Parma

Le figure femminili più piccole, ai lati del Crocifisso, sono simboliche: rappresentano la Sinagoga a destra, accolta sotto le sue enormi braccia seppur con lo stendardo della sconfitta, e la Chiesa cattolica a sinistra, con lo stendardo della vittoria e il calice che raccoglie il sacrificio di Cristo. Dietro quest’ultima figura si vede il braccio destro di Cristo già staccato dalla croce, e Maria che ne tiene con tenerezza la mano vicino al volto. A reggere quel corpo del Signore totalmente abbandonato è il corpo accogliente di Giuseppe D’Arimatea che, come vuole una cara tradizione, avvicina il suo volto al costato e lo bacia. Ed è ancora un amico, Nicodemo che, salito sulla scala, stacca l’altro chiodo. A far da perno in questo meraviglioso bassorilievo è la figura di Cristo, che Antelami ha scolpito con una dolcezza inimmaginabile, come se il marmo fosse stato plasmato con il miele. Le grandi braccia spalancate sembrano aprirsi in un respiro che accoglie tutte le inquietudini del mondo, anche quelle di chi non crede in Lui. Il bassorilievo obbedisce come a un ordine interiore che l’artista sembra più disegnare che scolpire, con geometrie delicate, bilanciate e armoniche, perché possa predominare la bellezza della vita consegnata e non il dramma della morte. Lo stesso legno della croce non è legno morto, ma ancora verde, vivo, da cui si vedono spuntare dei germogli, quasi che la natura partecipasse già alla resurrezione. La croce divide nettamente i personaggi in due schiere, credenti e non credenti, e a quest’ultimi l’arcangelo fa piegare il capo nella figura simbolica della Sinagoga, anche se lo ha rifiutato come Figlio di Dio.

Lo scalpello di Antelami incide tale evento, roccia della nostra fede, proprio nella solidità del ‘marmo’. Ma sembra che con la mano lo accarezzi, lo scaldi, liberandolo da ogni asprezza; anche quando traccia i solchi delle bellissime vesti, lo fa in modo delicato e armonioso. Questo velo di tenerezza incanta il nostro sguardo e culmina nella sensazione che Gesù si stia disponendo a farsi prendere nelle nostre braccia. E’ evidente l’aspetto ecclesiologico del Crocifisso, la cui salvezza giunge a noi, a tutti, in modo speciale attraverso la Chiesa, che nasce dal costato trafitto di Cristo (figura che raccoglie il sangue e l’acqua, simbolo dei sacramenti).

antelamiEcco la risposta, quella che Pietro è chiamato a rivelare, quella non solo personale, ma di una Chiesa che, nonostante il dramma di tradimenti e rifiuti, resta vicino al suo Signore pur nell’apparente fallimento, amica, che raccoglie-accoglie quella vita totalmente donata. Una risposta conficcata, non nella debole capacità umana (anche Pietro tradisce), ma come un piolo in luogo solido, nella debolezza disarmante di un Dio follemente innamorato, che salda a sé, come ad una roccia.

Pietro è ­pietra nella misura in cui ancora trasmette con la parola e le opere Cristo agli altri, anche a chi non conosce quel dono gratuito o lo rifiuta; Pietro è pietra nella misura in cui fa vedere e toccare che Dio­ è vivo fra noi, nei sacramenti e in ogni fratello e sorella, crocifisso, disarmato, solido amore. La nostra risposta possa essere come quella di Pietro: “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente”, ma non per sentito dire. Cristo non è ciò che dico di lui, ma ciò che vivo di lui, come la vita non sta nelle nostre parole, ma nel nostro patirla con tutte le sue contraddizioni, incoerenze, vulnerabilità, che sappiamo non ci separeranno mai dal suo sicuro e roccioso abbraccio di salvezza, grazie anche al dono della Chiesa, su cui le potenze degli inferi non prevarranno. Aiutaci Figlio di Dio ad incontrarti e annunciarti così, come il Vivente, certi che l’atto ultimo dell’umanità non potrà mai essere il nostro fallimento, ma il Tuo atto estremo d’amore per noi.

 

Lampada ai miei passi

Antonella Del Grosso

Missionaria Saveriana, ha svolto parte della sua missione in Tailandia, dal 2005 per quindici anni. È stata Delegata in Tailandia per 6 anni. Ha condotto il suo apostolato nella pastorale sociale delle baraccopoli nella periferia di Bangkok, e ha accompagnato piccoli gruppi di cristiani della regione montuosa del nord. Si è dedicata anche alla decorazione di alcune cappelle del nord, cercando di annunciare la sua Parola attraverso l'arte e l'immagine. Ha conseguito il diploma di Istituto d'Arte e Accademia di Belle Arti di Foggia, in decorazione pittorica. Ha frequentato poi diversi corsi di scienze religiose a Parma e alcuni di teologia spirituale al Teresianum. Ora svolge la missione delegata generale delle nostre comunità d' Italia.

Riflessioni Bibliche