
Tessitori di fraternità
Ascolta la Parola
In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come cogliere in fallo Gesù nei suoi discorsi.
Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?».Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare».
Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio».
Riflessione biblica
In questo passaggio biblico Gesù ci offre l’opportunità di comprendere che tipo di relazione la persona è chiamata a stabilire con Dio, e alla luce di essa saper stare con libertà in questo mondo, in un giusto rapporto con tutte le cose create.
A questo proposito i farisei insieme con gli erodiani vogliono cogliere in errore Gesù nei suoi discorsi e vanno a lui con adulazione: “Sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia nessuno.” La loro intenzione è indurre Gesù a rispondere sì o no, riguardo al pagamento del tributo a Cesare, per avere in entrambe i casi motivo per accusarlo. Gesù, però, non entra nel circolo delle loro cattiverie e smaschera la loro ipocrisia senza mezzi termini. La sua risposta ci conduce a capire che non si tratta di contrapporre Cesare a Dio, ma di stare nella verità, senza confondere i due poteri e senza servircene per i nostri interessi. Se la moneta porta l’immagine e l’iscrizione di Cesare, imperatore romano, il tributo va dato a Cesare, al tempo stesso Gesù ci ricorda che chi porta l’immagine e la somiglianza di Dio è la persona, creatura che gli appartiene e che per questo rimane libera da ogni forma di asservimento.
Per questo motivo i primi cristiani furono perseguitati e martirizzati dalla forza romana. Essi non erano in nessun modo contro il potere romano, obbedivano e rispettavano le leggi date dall’imperatore, al tempo stesso riconoscevano la signoria di Dio, e per questo venivano perseguitati. Non sacrificavano all’imperatore, non davano a Cesare quello che è di Dio. Anche noi, come i primi cristiani siamo chiamati a fare discernimento per saper usare le cose di questo mondo per amare e servire Dio e riconoscere la sua sovranità nella nostra vita. Imparare ogni giorno a vivere nella realtà valorizzandola, secondo lo Spirito santo, in uno stile di vita che non butta via il mondo, ma lo accoglie nell’amore, nelle cose che non sono contrapposte. Ce lo ricorda sant’Ignazio nel suo Principio e fondamento, al n. 23 degli esercizi spirituali, dove dice che la persona è creata per riconoscere la signoria di Dio, usando di tutti i beni esistenti sulla faccia della terra “tanto quanto” la aiutano a conseguire il fine per cui è stata creata.
Oggi, tutta la chiesa celebra la giornata missionaria mondiale. Nel suo messaggio Papa Francesco ci invita ad essere Tessitori di fraternità. L’invito è a spenderci in questo mondo per tessere relazioni autentiche, dove al centro è posta la persona, creata ad immagine e somiglianza di Dio, e perciò chiamata a pienezza di vita, che è data dal sapersi amata gratuitamente da Lui, fonte della vita. Nella misura in cui impariamo ad essere tessitori di fraternità, ci è data la possibilità e il dono di uscire dai nostri egoismi e interessi personali, per cooperare a creare un mondo dove riconoscendoci figli di un unico Padre, diventiamo tutti fratelli.






