
Tempo di testimoniare
Ascolta la Parola
In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demoni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno». Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio. Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.
Riflessione biblica
Secondo un racconto tradizionale camerunese, riportato dal p. Georges Defour, un tempo la calotta del cielo era molto bassa sulla terra al punto che gli umani erano costretti a camminare curvi. In compenso, dal cielo pioveva ogni cosa di cui avessero bisogno. Un giorno, una donna intraprendente, pestando la manioca nel mortaio, lanciava il bastone sempre più in alto, fino a disturbare il cielo. Irritato, il cielo si allontanò e da quel giorno non mandò più sulla terra tutto il necessario. Gli umani dovettero cominciare a lavorare e produrre ciò di cui avevano bisogno. In compenso avevano trovato la posizione eretta.
Penso a questo episodio mentre cerco il significato della festa dell’Ascensione che celebriamo oggi. Gesù era rimasto con i discepoli, prima della sua morte e anche dopo la sua risurrezione. Era lui il punto di riferimento, lui che insegnava, guariva, decideva il cammino.
Riconfortati dalla sua presenza dopo i giorni della morte, i discepoli gli chiedono, come dice Luca all’inizio del libro degli Atti: «Signore, è questo il tempo nel quale ricostituirai il regno per Israele?» (1,6). Dacci la data, ce la segniamo e aspettiamo. Non sei il cielo fra noi?
Come la donna del racconto del Camerun, Gesù torna al cielo e se ne va con esso, non senza aver loro detto: «Non spetta a voi conoscere tempi o momenti… ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni…» ((At 1,7-8).
Essere suoi discepoli non è semplicemente essere informati di quando lui farà, ma continuare noi stessi la sua opera, nel suo nome: “Di me sarete testimoni”.
Il mondo risuona di preghiere che credono ancora che il cielo ci sia incollato a pochi centimetri dalla schiena: “Signore, metti fine alle guerre, dà il cibo a chi ha fame, guarisci i malati…”. È pieno di cosiddette chiese che fanno a gara nel proporre i miracoli più strepitosi: a condizione di ore di grida, di rulli di tamburi, di digiuni e, naturalmente, di offerte.

Il giorno dell’Ascensione è il tempo del vero inizio della chiesa, della chiesa che è la nostra oggi. Tempo di camminare senza vedere, tempo di scegliere, di agire, di fare, di “dire” Lui con la nostra stessa esistenza. Tutto questo è grazia, dono dello Spirito Santo, certo, ma che chiede di passare attraverso le nostre vite, non di scavalcarle, come lo Spirito è passato attraverso l’esistenza di Gesù.
Oggi è il giorno di chiederci: Voglio la pace: che posso fare per la pace? Voglio che tutti abbiano una casa e il cibo: che cosa posso fare perché questo accada? Che tutti possano avere cure adeguate: come posso fare? Che tutti conoscano l’amore di Dio manifestato in Gesù: come nel concreto della mia esistenza posso essere testimone? Lo Spirito Santo cerca esistenze in cui abitare e attraverso cui generare un mondo nuovo.






