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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Porta Coeli


Ascolta la Parola

Gesù disse ai suoi discepoli: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni. Ed ecco, io mando su di voi colui che il Padre mio ha promesso; ma voi restate in città, finché non siate rivestiti di potenza dall’alto».
Poi li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo. Ed essi si prostrarono davanti a lui; poi tornarono a Gerusalemme con grande gioia e stavano sempre nel tempio lodando Dio.

Lc 24,46-53

Riflessione biblica

Milano, Piazza San Materno, maggio 2025

Tra le migliaia di parole di un mercato e il rumore dei passi della folla,

nel groviglio dei fili che tessono la trama delle giornate,

nella frenesia dello squillare dei cellulari;

Udeni si trova davanti una chiesa dai mattoncini rossi.

L’acciottolato sotto i suoi piedi rallenta il passo e, sollevando lo sguardo,

la vista le si apre alle parole scritte sulla porta:

porta cœli

«Dove mi porterà?».

Si interroga e sosta, prima di entrare.

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Porta Coeli

Oggi è la festa dell’Ascensione del nostro Signore Gesù Cristo e la Liturgia ci porta in cielo, nella casa di Dio.
Il Vangelo di Luca si apre con una casa e si chiude con un’altra casa. La Buona Notizia viaggia da quella di Nazaret a quella di Gerusalemme, al piano superiore: la meta finale per Maria e i discepoli di ritorno dal monte dell’Ascensione, dopo il passaggio per tante altre abitazioni.
Noi sostiamo e scendiamo nel cuore, là dove Dio abita in noi, per poter incontrare il Volto di Gesù e lasciare che la sua voce ci conduca fuori, in Cielo, a casa. Anche noi, così come i discepoli, lasciamoci condurre fuori, fin verso Betania.
Questo verbo, condurre fuori, indica l’azione di Dio quando libera il suo popolo; e questa città, Betania, è quel luogo a oriente di Gerusalemme da cui si attende il ritorno della Gloria (Ez 43,2), perché da lì è partita (Ez 11, 23).
C’è un verbo che ritorna più volte nel Vangelo, che ascoltiamo questa domenica: benedire. Nei momenti determinanti della sua vita, Gesù è nella preghiera del Padre fino a diventare – come in questa scena – lui stesso preghiera per noi. Il suo essere in piena comunione con il Padre si trasforma per tutti in benedizione. «Lui che passava bene-facendo, ora rimane bene-dicendo», scrive S. Fausti.
Contemplo il Risorto mentre li benediceva (v.51), e mi piace immaginarlo nell’offrire la propria mano, come per invitare anche noi in cielo.
Luca sceglie il verbo “distare” per indicare il movimento di Gesù («distò da loro»), ma questa espressione non vuole tradurre un andare lontano. Al contrario, la Solennità di oggi ci ricorda che le realtà celesti inaugurate da Gesù sono aperte a chi vi si accosta con cuore sincero e purificato, come meditiamo nella seconda lettura (Eb 9, 24-28; 10, 19-23). Il distare del Risorto, dunque, è il suo andare nello spazio in cui tutto può essere abbracciato. Lì dove tutti possiamo vivere in piena comunione con il Padre, camminando sulla scia del Figlio e nello Spirito.
Luca sceglie poi di concludere il racconto di questo episodio usando lo stesso verbo dell’apertura: benedire. Al v. 53, tuttavia, sono i discepoli a farlo.
«Erano per tutto il tempo nel tempio benedicendo Dio», racconta Luca, quasi ad annunciare che la casa di Dio è diventata l’abitazione stabile di Dio.
Questa è la vera benedizione, la strada. L’incontro con il Signore che viene, portando con sé il “Cielo” per noi cristiani. Il richiamo è dunque un invito alla vigilanza nell’attesa, perché Egli viene già oggi in ogni sorella e fratello che incontriamo lungo le strade e nelle case, dove camminiamo e sostiamo. Egli viene a noi in ogni Eucaristia, come ricorda Schmemann in “Per la vita del mondo”: «Il Cristo è asceso al cielo. L’altare è il segno che in Cristo noi abbiamo l’accesso al cielo, che la Chiesa è il “passaggio” al cielo, l’ingresso nel santuario celeste, e solo entrando, solo ascendendo al cielo la Chiesa realizza sé stessa, diviene ciò che è.».

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Abbazia di Novalesa

Varcata la soglia,
i ritmi e le melodie, i colori e i profumi
portano Udeni un po’ oltre la vita consueta.
La conducono, insieme ad altri, verso l’altare.
Lì dove gesti e parole, movimenti e silenzi
elevano il cuore.
In alto, in cielo,
benedicendo Dio.

Lampada ai miei passi

Simonetta Caboni

 Originaria della Sardegna, missionaria di Maria – Saveriana dal 2018. Dopo gli studi in Scienze Internazionali a Gorizia e Ginevra , inizia a lavorare come giurista ausiliario all’Organizzazione Mondiale del Lavoro (ILO).

Nel 2014, dopo un periodo di discernimento, è accolta nella Famiglia Saveriana e inizia la formazione alla vita missionaria-religiosa nella comunità del noviziato a Bukavu in Repubblica Democratica del Congo. Vi resta fino al 2018 quando emette la prima professione di voti religiosi per la missione.

Tra la fine del 2018 e il 2021 è a Parma per un servizio di assistenza alle sorelle della comunità della Casa Madre e per l’animazione missionaria.

Nel 2021, riparte per il Camerun. Dopo un tempo di grave malattia, tornata in Italia è attualmente nella comunità di Milano.

Riflessioni Bibliche