
Con noi per sempre
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16In quel tempo, gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato. 17Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono. 18Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. 19Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo».
Riflessione biblica
A detta di tanti studiosi, in questi versetti finali del suo Vangelo, Matteo, più che una cronaca, vuol dare una sintesi, l’essenza del suo scritto. In effetti, la descrizione è scarna: si parla dell’andare dei discepoli al monte indicato da Gesù, delle parole di lui, ma non si dice il seguito, che possiamo solo immaginare: Gesù scompare ai loro occhi ed entra nel Regno del Padre.
I discepoli sono ormai undici per la defezione di Giuda. Da Gerusalemme ove si sono svolti gli eventi finali di Gesù, tornano nella loro terra d’origine, in Galilea, là dove tutto era cominciato. La ripartenza dalla Galilea una tradizione che Marco condivide e in qualche modo anche Giovanni. Per Luca invece Gerusalemme è al contempo il punto di arrivo della missione di Gesù e d’inizio della missione dei suoi. Il senso teologico dei fatti descritti è più importante per noi che la ricostruzione dettagliata dei fatti.
Con questi versetti finali, Matteo pianta il secondo pilastro del ponte su cui scorre tutto il suo vangelo: quell’Emmanuele annunciato a Giuseppe all’inizio è e promette di essere per sempre l’Emmanuele: « Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo ». Quell’universalità delle genti che nei Magi aveva camminato verso di lui, attratta dalla sua luce, riceverà ora la venuta di coloro che continueranno a comunicarla loro. Quella Galilea delle genti che aveva visto una luce spuntare, la ritrova ora affidata ai discepoli del Maestro.
A questi ultimi, Gesù ha dato appuntamento su un monte: luogo che esprime vicinanza con Dio e mostra vasti orizzonti. Sul monte, Gesù, nuovo Mosè, aveva pronunciato il discorso delle beatitudini e simbolicamente tutti gli altri. Sul monte avvenivano i suoi incontri col Padre, sul monte si era trasfigurato… I discepoli ci vanno. Lo vedono, si prostrano, atteggiamento orientale di grande rispetto, con cui ci si inginocchia, il volto a terra. Un’apparenza che vela una fragilità: dubitavano.
Di che cosa? Che fosse davvero Gesù quello che era davanti a loro? O semplicemente dubitavano di sé di fronte al compito che s’aspettavano di ricevere? Comunque sia, Gesù dichiara anzitutto un fatto fondante: gli è stato dato ogni potere. Al Risorto, il Padre ha consegnato l’universo ma anche una forza attiva e agente: essa vincerà la debolezza degli Undici e li accompagnerà per le vie del mondo.
Nelle parole di Gesù, non minacce ma solo un compito: «Andando, fate miei discepoli tutti i popoli». L’itineranza sarà la caratteristica dei discepoli che obbedendo al mandato diventano apostoli. Chi andando annuncia è mite, perché è ospite ovunque, perché non organizza una struttura di potere. Propone e se ne va.
La proposta è duplice: il battesimo come immersione nel mistero di Gesù e in lui del Padre, per la forza dello Spirito, perché divenire discepoli è grazia. E l’ammaestramento, per una vita conforme al comandamento di Gesù. Battezzare e insegnare sono i due strumenti a disposizione dei mandati. Null’altro. Se non la propria esistenza trafitta da quella stessa luce le nostre labbra indicano.
Siamo quasi imbarazzati oggi da queste parole: temiamo di disturbare, di immischiarci nel cammino e nella ricerca altrui. Desiderare e cercare che altri conoscano il mistero di Cristo ci sembra cosa indebita, perché ognuno – pensiamo – ha diritto a vivere secondo la sua coscienza. Eppure, quante informazioni, attraverso i social, ci passiamo!
L’imbarazzo a parlare di Gesù ci viene anche da un certo tipo di religiosità che ha avvolto di devozionismo la sua figura, così che ci è difficile estrarla dalle nicchie per mostrarne la bellezza, l’umanità, la laicità, il suo messaggio in permanenza pertinente. Il contatto vivo e frequente con lui nella sua Parola può aiutarci a ripulire questo Nome da schemi indebiti.
Poi Gesù si sottrae allo sguardo, lasciando una Presenza. Sa che se avesse lasciato un solo capello avremmo fatto pellegrinaggi senza fine traversando il mondo. E invece ci viene incontro, vivo, nel quotidiano.






