
Senza misura
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
"Avete inteso che fu detto: "Occhio per occhio e dente per dente". Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi, se uno ti dà uno schiaffo sulla guancia destra, tu pórgigli anche l'altra, e a chi vuole portarti in tribunale e toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello. E se uno ti costringerà ad accompagnarlo per un miglio, tu con lui fanne due. Da' a chi ti chiede, e a chi desidera da te un prestito non voltare le spalle.
Avete inteso che fu detto: "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico". Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli; egli fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti. Infatti, se amate quelli che vi amano, quale ricompensa ne avete? Non fanno così anche i pubblicani? E se date il saluto soltanto ai vostri fratelli, che cosa fate di straordinario? Non fanno così anche i pagani? Voi, dunque, siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste".
Riflessione biblica
Sono parole “sconcertanti” (fuori concerto) quelle che Gesù ci rivolge in questa domenica in cui l’amore dei nemici viene presentato come il vertice dell’amore. Gesù lo dice chiaramente: è questo tipo di amore che ci caratterizza come cristiani. Il resto sanno farlo tutti: amare chi ci ama, donare a chi ci dà un contraccambio, salutare chi ci saluta.
In questi tempi, durissimi per tante popolazioni sulla terra, parlare di amore per i nemici sembra fuori moda. Guerre anche tra cristiani, repressioni nel sangue, speculazioni senza scrupoli, violenze domestiche, uccisioni gratuite, stanno provocando vittime innumerevoli, e l’odio e il desiderio di vendetta appaiono come reazioni normali e comprensibili. L’odio e la ritorsione sono una tentazione fortissima. Se uno si comporta bene, io mi comporto bene; se uno si comporta male, io mi comporto male. Restiamo così schiavi del male quando invece dovremmo chiederci: ma chi sono davvero io? Chi siamo noi? La logica dello specchio non ci fa crescere nella libertà e nella fraternità. In più ci rende ancora più infelici, perché la vendetta non spezza affatto la catena del male e non cambia in profondità le cose.
Con le sue parole oggi Gesù ci richiama in modo diretto e chiaro: “Amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano” perché, dice, il Padre ama sempre tutti, anche se non è ricambiato, “fa sorgere il suo sole sui cattivi e sui buoni, e fa piovere sui giusti e sugli ingiusti”.
Dio vede oltre. Sa come si vince. Sa che la rappresaglia non porta mai alla risoluzione dei conflitti. Sa che il male si vince solo col bene e ci insegna questa sapienza (cf. 1 Cor 3,18-19). Il male perde forza solo quando trova un cuore paziente. Allora il colpo va a vuoto e la violenza si esaurisce non trovando resistenza.
Gesù dirà: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici!” (Gv 15,13), ma lui stesso è andato ben oltre. Ha dato la vita anche per i suoi aguzzini, ha saputo guardarli con occhi di amico. Ha aperto loro le braccia della croce e chiesto al Padre di perdonarli, con l’intenzione di salvarli tutti, non ha mandato un fuoco su di essi per distruggerli. Un amore senza calcolo, in perdita, sproporzionato, “squilibrato”. Gesù non è stato prudente, non è sceso a compromessi. Il suo amore non conosce confini e barriere ed è questo amore che è chiesto a noi cristiani, figli e figlie nel Figlio.
Amare e perdonare è vivere da vincitori. Con le sole nostre forze non ce la faremo mai, ma lo Spirito Santo ce lo può permettere. E’ quello che è avvenuto per Stefano, primo martire cristiano, il quale pieno di Spirito Santo morendo pronuncia le stesse parole di Gesù: «Signore, non imputare loro questo peccato» (At 7,55-60).
Tutti noi abbiamo intorno persone che ci trattano male, che ci infastidiscono, che ci è difficile accogliere, che ci tolgono serenità. Prima di applicare agli altri le parole di Gesù, proviamo a disarmare il nostro cuore. Ricordiamo le parole di Gesù a Pietro nel Getsemani: «Rimetti la spada nel fodero» (Gv 18,11). Cominciamo con l’evitare di lamentarci per quello che non riceviamo e che non va, e cerchiamo di passare – come dice papa Francesco – “dal culto del lamento alla cultura del dono”. Il Signore ci dia il coraggio di scegliere l’amore, anche se costa, anche se va controcorrente. Solo così favoriremo pace e serenità.
Preghiamo per tutte le persone coinvolte nei grandi conflitti in atto nel mondo. Come ebbe a dire Gino Strada: “La guerra, come le malattie letali, deve essere prevenuta e curata. La violenza non è la medicina giusta: non cura la malattia, uccide il paziente. (...) Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità.”






