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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Pongo il mio arco sulle nubi


Ascolta la Parola

Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: «Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra. Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».
Dio disse:
«Questo è il segno dell’alleanza,
che io pongo tra me e voi
e ogni essere vivente che è con voi,
per tutte le generazioni future.
Pongo il mio arco sulle nubi,
perché sia il segno dell’alleanza
tra me e la terra.
Quando ammasserò le nubi sulla terra
e apparirà l’arco sulle nubi,
ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e ogni essere che vive in ogni carne,
e non ci saranno più le acque per il diluvio,
per distruggere ogni carne».

Gen 9,8-15

Riflessione biblica

La pagina della Genesi che apre il cammino quaresimale di quest’anno si rifà a un simbolo molto accattivante: l’arcobaleno. Siamo nell’ultima parte del capitolo 9 lì dove si chiude la drammatica esperienza del diluvio e l’arcobaleno, che compare nel cielo ormai sgombro di nubi, sigilla un patto tra Dio e l’umanità: Dio promette di non tornare a distruggere la terra. È la seconda volta che il mondo viene, per così dire, creato. Il primo racconto della creazione era segnato dalla compiacenza di Dio di fronte alle sue opere, prima fra tutte, l’uomo e la donna. Di lì a poco le cose cambiano radicalmente: la disobbedienza dei primi genitori, l’omicidio di Caino sono solo l’inizio della crisi. La malvagità e la violenza cominceranno a dilagare nel mondo fino a corromperlo completamente. 

Di fronte a questo dramma Dio si pente di averlo creato e constata in cuor suo che non vi è altro rimedio che rifarlo di nuovo, ricominciando da dove era iniziato, ovvero dall’abisso, lì dove le acque sopra il firmamento e le acque sotto alla terra, secondo la cosmologia del tempo, erano fuse insieme senza spazio alcuno per la terra ferma. Il diluvio avrebbe ricoperto tutto e per il tempo necessario a far morire ogni forma di vita. Il male andava sterminato e con esso l’umanità.

Ma accanto a questo disegno distruttivo – alla violenza dell’uomo Dio risponderebbe con una violenza maggiore! – Dio mette in atto un progetto di vita che egli stesso condurrà avanti minuziosamente. Vede infatti che sulla terra non tutti erano corrotti, un uomo, Noè, «trovò grazia agli occhi del Signore». Solo la «grazia», il favore gratuito e immeritato, può dare speranza di fronte a una situazione di peccato così grave. Da un lato la collera divina che minaccia morte e distruzione, dall’altra il suo amore gratuito che si rivolge a un solo uomo, senza merito da parte sua. Da qui ripartirà la storia dell’umanità. 

La costruzione dell’arca, eseguita secondo gli stretti dettami di Dio, diventa il luogo della rinascita, così come lo fu il cesto di vimini (il nome è lo stesso, tebah) dove Mosè trovò la salvezza sulle acque minacciose del Nilo. Questo abitacolo galleggiante contiene in sé il seme della nuova vita: Noè, la sua famiglia, coppie di animali e il cibo necessario per vivere. L’immagine di Dio galleggia sulla distruzione dell’antico mondo corrotto dalla violenza. Finalmente Dio «si ricorda» di Noè e fa finire il diluvio. «Ricordare» è più che richiamare alla memoria, è prendersi cura delle persone o delle situazioni che ci stanno a cuore. Dio si ricorda di Noè perché in lui salva il futuro del mondo. La ragione per cui intende farlo è la stessa che aveva motivato la sua volontà punitrice. Dio salva l’uomo proprio a causa del suo peccato: «Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo perché l’istinto del cuore umano è incline al male» (8,21). Il mondo continua a sussistere sia per la volontà salvifica di Dio sia per la presenza di uomini e di donne giuste che ne celebrano il culto. 

Dopo il giudizio sul male, la terra inizia a riemergere dall’acqua come fu agli inizi della creazione. Per celebrare il ritorno alla vita Noè sacrifica un animale a Dio che, al sentirne il soave odore, decide di non tornare a distruggere l’umanità. Ma nei primi giorni della creazione non c’era violenza sulla terra. L’uomo e le bestie mangiavano erba, ciascuno secondo la propria specie. Ora non più. La violenza è ormai entrata nel mondo e Dio ne prende atto, permettendo all’uomo di cibarsi di carne, di fare sacrifici, pur preservando la sacralità della vita attraverso la proibizione di cibarsi della carne con il sangue. Siamo così giunti al senso di questa stupenda narrazione. L’arcobaleno che attraversa il cielo e si congiunge alla terra suggella l’impegno di Dio di non distruggerla mai più, senza che all’umanità venga chiesto un qualche segno di pentimento. L’unilateralità di tale impegno è sottolineata dall’eternità del patto stesso. Tutto dipende qui dall’agire gratuito di Dio e non da quello dell’uomo.

Lampada ai miei passi

Virginia Isingrini

Missionaria saveriana, ha svolto la sua missione in Messico dal 1983 al 2018. È stata animatrice vocazionale e poi responsabile delle giovani sorelle in formazione. Si è dedicata anche all’accompagnamento di formatori e candidati alla vita religiosa e sacerdotale attraverso corsi, conferenze e colloqui terapeutici. In questi ultimi anni ha collaborato al dialogo ecumenico e interreligioso, alla formazione di gruppi di Lectio divina e di centri d’ascolto per adolescenti e giovani in situazioni di marginalità. Ha conseguito il baccellierato teologico (Urbaniana) e il master in psicologia (Gregoriana). È autrice di diversi libri a sfondo pedagogico, biblico e teologico. Attualmente è a Parma, Italia

Riflessioni Bibliche