
PER-DONO
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano.
In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo.
In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d’accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Riflessione biblica
Nel quarto dei cinque discorsi di cui è costituito il suo Vangelo, Matteo sottolinea che il seguire Gesù, l’aderire a lui e alla sua Parola si manifesta concretamente nella relazione con i fratelli. È interessante notare che l’evangelista inizia il cosiddetto discorso comunitario o ecclesiale non dalla relazione con i fratelli, ma da quella con Dio. Il sapere chi siamo per Dio e chi è Dio per noi è la base per costruire e vivere il rapporto quotidiano con i fratelli e con la comunità.
Se nella relazione con Dio ci sentiamo come un bambino bisognoso di tutto, questo ci offre la possibilità di agire su noi stessi, essere aperti alla novità e a tutte le possibilità poichè abbiamo davanti la vita che fiorisce. Se davanti al Padre siamo come i piccoli, come bambini condotti per mano e, nonostante ciò cadiamo, prontamente siamo rimessi in piedi; se ci sentiamo come la pecora smarrita che è amata e cercata a scapito del gregge, anche il nostro rapporto e il nostro agire verso i fratelli dovrebbe sarebbe diverso, più evangelico.
Presa coscienza di ciò Matteo ci fa fare un passo in avanti: non parla più di piccoli ma di fratelli. La comunità cristiana è una comunità di piccoli e di fratelli, di padri e di madri. Dopo il rapporto con Dio entra in gioco quello con i fratelli e con la comunità. E in tutte le relazioni prima o poi subentrano crisi e difficoltà. C’è un fratello che pecca. Non può lasciarci indifferenti poichè il fratello è un altro piccolo come me, e il Padre non vuole che nessuno si perda. Matteo non parla di un’offesa personale ma di un fratello che pecca. La traduzione dice «contro di te», in senso personale; forse è riduttivo interpretarlo solo dal punto di vista individuale (cf. Lc 17,3) e non in generale pochè, come dice Paolo nella lettera ai Corinzi: «Il corpo è uno solo e ha molte membra. Nel corpo non vi sia divisione, ma anzi le varie membra abbiano cura le une delle altre. Quindi se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme» (1Cor 12, 12.25-26). Vale a dire: se il fratello sbaglia, soffre o pecca è anche problema mio. Bisogna anche considerare che nel seguire Gesù con e nella comunità a volte toccherà a noi esser quelli che peccano, sbagliano, si allontanano. Allora come comportarci? Che fare nei confronti dei fratelli?
Gesù propone cinque passi da compiere: il primo passo è parlare a tu per tu con l’interessato. Gesù non solo rimanda alla legge del Levitico: «Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai di un suo peccato» ma chiede molto di più poichè andare evangelicamente verso il fratello costa fatica, significa correggere con umiltà e carità, con amore e misericordia; significa correggere non pensando di dover sradicare zizzania ma con il cuore di Gesù, sentendoci responsabili e custodi dell’altro.
Se l’intervento personale non andasse a buon fine si chiederà l’aiuto di una o due pesone (cf. Dt 19,15) per dimostrare al fratello che è importante, è parte del corpo; se non ascolterà si chiamerà in causa la comunità per dire la necessità di “giocare tutte le carte possibili” nella speranza di salvarlo. Se tutti tentativi fallissero rimane la quarta possibilità: «Sia per te come il pagano e il pubblicano». Quest’affermazione ha il sapore della sconfitta, della rottura della relazione con la conseguente emarginazione del fratello; però non è così poichè Gesù stesso ci mostra come trattava i pubblicani e i peccatori: mangiava con loro, li amava e tra di loro chiamò a seguirlo Matteo (cf. Mt 9,9). Il fratello che non comprende, o non vuole comprendere la correzione, rimane un fratello amato, un fratello malato bisognoso di cure, di esser guarito.
A questo punto Gesù ci da un’altra responsabilità: «Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo». Lo stesso potere dato a Pietro (cf. Mt 16,19) è dato anche a noi: esser persone di perdono e di riconciliazione.
Manca infine l’ultimo passo: chiedere, supplicare insieme il Padre poiché da soli non possiamo far nulla (cf. Gv 15,5). Non viviamo soli, non ci salviamo da soli, ma insieme. È Dio che salva: lui, l’Emmanuele, il Dio-con-noi si fa visibile quando sappiamo vivere la carità, l’amore misericordioso e gratuito come veri fratelli e sorelle.






