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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Noi ti seguiremo!


Ascolta la Parola

In quel tempo, molti dei discepoli di Gesù, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?».
Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: «Questo vi scandalizza? E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima? È lo Spirito che dà la vita, la carne non giova a nulla; le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita. Ma tra voi vi sono alcuni che non credono».
Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito. E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre».
Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui.
Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?». Gli rispose Simon Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

Gv 6,60-69

Riflessione biblica

Il testo di Gv 6,60-69 fa parte del discorso di Gesù sul pane della vita. Per alcuni queste parole sono spirito e vita, donano speranza, rinnovano l'impegno. Per altri, sono causa di fallimento, disillusione e paura. È abbastanza chiaro da questo passaggio che c'è anche opposizione da parte di alcuni dei suoi discepoli. Queste parole di Gesù devono risuonare nei cuori di tutti, donando loro benessere, gioia e slancio missionario. Questo discorso di Gesù è un appello a tutta la comunità di Giovanni.

 Ci sembra che non ci sia stata unanimità sul contenuto della fede cristiana nella vita dei primi cristiani, cioè la fede in Gesù Cristo risorto. "Chi può continuare ascoltando questo"? Dissero a Gesù. E ancora: “Queste parole sono dure per noi”! Così il discorso è proseguito. Per molti a quel tempo, credere che Gesù fosse pienamente umano e divino ha causato un grande sconvolgimento nella loro fede.

“Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno” (Giovanni 6:54). Davanti a questa affermazione, cosa ha causato più problemi a questi ascoltatori: Gesù presentandosi come cibo per la vita eterna? O la risurrezione nell'ultimo giorno di tutti coloro che credono nella sua parola?

Gesù ha assunto la nostra umanità. Attraverso di lui diventiamo figli e figlie di Dio. Pertanto, possiamo partecipare alla gioia della risurrezione. È difficile accettare che questo Dio volesse assomigliare a noi. Essere solidale, fratello universale. La nostra umanità è fragile. E ha voluto farsi carico di tutto ciò che la coinvolge e portarla alla piena dignità divina. Questo Dio è Gesù di Nazareth, che è passato in  questo mondo facendo del bene.

“Da quel momento molti discepoli  voltarono indietro e non andarono più con Gesù” (Gv 6,66). La delusione fu grande per questi primi cristiani, portandoli ad abbandonare le pratiche cristiane. Forse cercavano un cristianesimo a modo loro, cioè adatto ai gusti personali, o addirittura un cristianesimo del solo benessere personale. Disillusione, delusione, sentimenti forti che portano all'abbandono, a camminare con altre dottrine meno esigenti. Ma hanno trovato la felicità che tanto desideravano? Questo il testo non lo dice.

A volte è più facile accettare Gesù chiuso nelle nostre Chiese che vederlo nei fratelli e nelle sorelle che girano per le strade del mondo, o anche in quelle persone che non contano nella società, sono come tanti usa e getta che dovrebbero essere lontani da belle piazze ornate, perché danno fastidio agli occhi dei passanti. Gesù di Nazareth è visibile in queste persone, ma in molti casi non vogliamo vederlo lì.

Alla fine Gesù parla ai dodici: “Volete andarvene anche voi? (Gv 6,67). Pietro parla a nome di coloro che sono rimasti: “Da chi andremo, Signore? Tu hai parole di vita eterna» (Gv 6,68). Rileggere questo testo alla luce della nostra umanità attuale darebbe forse una risposta piena di amore e convinzione: noi ti seguiremo Gesù, ovunque tu ci mandi, non importa dove. Accettare di essere missionario discepolo di Gesù è assumere, con coraggio e determinazione, tutto ciò che il nostro sì comporta: essere disposti ad andare alle ultime conseguenze per l'amore di Cristo e del suo Regno tra i fratelli e le sorelle che più hanno bisogno di conoscere Gesù oggi, cammino di verità e di vita. Perché questo Pane di Vita che è Gesù di Nazareth, morto e risorto, ci chiede di riconoscerlo tra le nostre sorelle e fratelli più vulnerabili che, a causa del loro dolore, non riescono ad arrivare sino a lui.

Maria, tabernacolo vivo di Gesù, Pane di Vita, sia nostra compagna e intercessora in questo sì impegnato per la causa del Regno di Gesù Cristo!

Lampada ai miei passi

Elisabeth Miguel Espinhara

Saveriana brasiliana. Ha studiato Scienze Religiose presso la Pontificia Università Cattolica di Curitiba. Ha trascorso tre anni a Roma, studiando alla Pontificia Università Salesiana, Pastorale Giovanile con specializzazione in Catechesi ed Evangelizzazione.  In 2005 va in Parigi a studiare la lingua francese. È stata 8 anni in Ciad nella comunità di Koumi com i Massa. Tornata in Brasile, a San Paolo ha svolto diverse attività: animazione e coordinamento dell'iniziazione alla vita cristiana. Attualmente vive nella comunità di Londrina, Paranà

Riflessioni Bibliche