
L’unica Pass-word che non passa
Ascolta la Parola
24In quei giorni, dopo quella tribolazione, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce,25le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte.26Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. 27Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall'estremità della terra fino all'estremità del cielo.28Dalla pianta di fico imparate la parabola: quando ormai il suo ramo diventa tenero e spuntano le foglie, sapete che l'estate è vicina.29Così anche voi: quando vedrete accadere queste cose, sappiate che egli è vicino, è alle porte.30In verità io vi dico: non passerà questa generazione prima che tutto questo avvenga.31Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.32Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre.
Riflessione biblica
Oggi, se si chiedesse anche a un bambino che cosa sia per lui la fine del mondo, risponderebbe in termini di catastrofe... I ragazzi respirano il sentire di noi adulti, che di fronte alle calamità del momento, Covid, inquinamento, riscaldamento globale, terremoti e inondazioni, trasmettiamo molta ansia, oscurando forse la speranza. Insomma un “codice rosso a scadenza per la terra” sembra lanciato anche dagli scienziati, specie in questi giorni in cui abbiamo assistito agli eventi del G20 a Roma, e della Cop26 a Glasgow. Certo, è urgente prendersi cura del creato, e se crediamo che ci è stato affidato, dobbiamo sentirci fortemente partecipi, coinvolti, legati alla sua sussistenza e al suo benessere: “Dio ha tanto amato il mondo da donare suo Figlio”. Il male che facciamo ha le sue terribili conseguenze. Ma spesso dimentichiamo che il cielo e la terra passeranno. L’unica cosa che non passerà è la sua parola… con un gioco letterale oggi potremmo dire: è l’unica Pass-word che ha il paradosso di non passare, ma di imprimere l’identità per sempre e profondamente in noi.
Come si esprime Gesù sulla fine dei tempi? Ne parla in termini di pienezza e di ritorno. Egli afferma con forza che il Figlio dell'uomo ritornerà; non come è già venuto, per annunciare il tempo della grazia e della misericordia, ma perché tutto sia compiuto e radunato in Lui. E allora i segni che dobbiamo imparare a riconoscere non sono tanto quelli tragici della fine, ma piuttosto quelli rivelatori del “fine”, in cui tutto sarà in comunione con Lui, preannunciandone la Vicinanza: “sappiate che egli è vicino, è alle porte”. La fine del mondo non sarà una caduta nel nulla, ma un ingresso pieno alla comunione universale, anzi cosmica, con Lui. Ciò che resta e resterà nascosto, è la data di questo istante, che rimane un segreto del Padre...
Il nostro mondo è come quel tempio sacro, in cui Dio è presente, caro agli israeliti e allo stesso Gesù, che ha appena sfoderato la sua indignazione nel vederlo derubato della sua bellezza dai mercanti. Gesù esce dal tempio, dopo aver lodato una povera vedova che ha investito in quella preziosa costruzione tutto quanto aveva per vivere, compreso il suo dolore. Si dirige verso il monte degli ulivi da dove si può ammirare lo splendore del tempio. I discepoli, guardando questa incredibile costruzione ne restano colpiti, e dicono: "Maestro, guarda che pietre e che costruzione!". Ed in effetti si trattava di un’architettura stupenda. Ma quello splendore che rivela la gloria di Dio, e che Lui stesso chiede di custodire e amare, anch’esso crollerà pietra su pietra, proprio come il nostro mondo. Così Gesù introduce quel lungo discorso sugli avvenimenti degli ultimi giorni. Dopo aver parlato della "grande tribolazione" di Gerusalemme, annuncia che seguiranno sconvolgimenti cosmici. Ma non dice che questa creazione deve prima fallire per essere riscattata poi nel bene. Se c’è una morte necessaria da attraversare, è per una trasformazione radicale. Dio non arriva quando tutto è perduto. Egli non rinnega la Sua creazione, e nel libro dell'Apocalisse infatti leggiamo: "Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà furono create e sussistono". Il segno di paragone degli ultimi tempi, pur terribili, sembra contenere la tenerezza di Dio, da riconoscere in quel ramo di fico che diventa tenero per far spuntare le foglie, annuncio dell’estate vicina, e che l’inverno è passato (Ct 2,11). Lo sconvolgimento non è la fine per un fallimento umano, ma è il fine di un disegno d’amore, per instaurare una creazione nuova, come nelle doglie di un parto, da cui nascerà la "Nuova Gerusalemme", un nuovo cielo e una nuova terra, dove tutti i popoli della terra saranno radunati come in un'unica grande famiglia, nelle nozze eterne.
Alle porte di ogni giornata della nostra vita c'è sempre il Signore che bussa, che attende di entrare e di essere accolto dentro di noi, perché lì si imprima quell’ultima Parola della Bibbia (Ap 22, 17-20): “Lo Spirito e la Sposa dicono <<Vieni!>>… <<Si, vengo presto!>>. Amen, Vieni, Signore Gesù”. Questo tempo di attesa, nel limite drammatico della complessa e bellissima storia umana, porta l’immagine finale della spasmodica e appassionata attesa tra due innamorati.






