
Luce e sale del mondo. Frammento di Dio in noi
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Riflessione biblica
Dio è luce: una delle più belle definizioni di Dio (1 Giovanni 1,5). E il Vangelo oggi annuncia: «Voi siete sale della terra, siete luce del mondo», una delle più belle definizioni dell’uomo. Non dice: voi dovete essere, sforzatevi di diventare, ma voi siete già luce, siete già sale.
Che Dio sia luce lo crediamo; ma credere che anche l’uomo sia luce, che lo sia anch’io e anche tu, con i nostri limiti e con le nostre ombre, questo è sorprendente; non è un vanto, è dono e responsabilità.
Tu sei luce. La luce non illumina se stessa, la sua funzione è permettere che si vedano altre realtà, se è accecante o illumina poco non serve. Così ogni credente: a partire da me, non per me. Una religione che serva solo per salvarsi o “sentirsi a posto” non è quella del Vangelo.
Tu sei sale. Il sale serve a dar sapore, rende appetitoso il cibo e lo conserva; ne percepiamo la sua presenza o assenza quando è in ecceso o manca, ma non quando il cibo è appetitoso e buono poichè, la sua funzione è sciogliersi nell’alimento. L’umiltà del sale e della luce è perdersi dentro le cose, senza fare rumore né violenza, e risorgere con loro e in loro; come ha fatto Gesù. Così ogni cristiano è chiamato a vivere le relazioni, l’incontro con l’altro, il dialogo: spendersi senza fare rumore, senza manie di protagonismo, diluirsi per far emergere il bello e il buono che c’è nell’altro e nelle cose vincendo la tentazione di dominare o manipolare.
La faccenda è seria. Come fare per vivere questa responsabilità? Meno parole e più gesti. Il profeta Isaia ci indica il cammino: «Spezza il tuo pane», verbo concreto e forte. Poi è tutto un incalzare di altri gesti: «Introduci in casa, vesti il nudo, rinuncia all’oppressione, bandisci da te il gesto minaccioso e la parola offensiva. Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà in fretta».
“Guarisci altri e guarirà la tua ferita, prenditi cura di qualcuno e Dio si prenderà cura di te; produci amore e Lui ti fascerà il cuore, quando è ferito. Illumina altri e ti illuminerai, perché chi guarda solo a se stesso non s'illumina mai”. (Ermes Ronchi)
Sono sale che perde sapore quando mi chiudo nel mio io e non comunico amore, non mi apro agli altri, alla loro esistenza e alle loro necessità, allora sono un cembalo che tintinna, un trombone di latta (1Cor 13,1).
Solo quando abbandono i tre verbi oscuri: possedere, dominare, condannare e, seppur a tentoni, amo, seguo e vivo i tre del sale e della luce: dare, diluirsi, servire
comincio ad essere sale che si dissolve e rende buone le cose, comincio a vivere il Vangelo, comincio a riflettere que pezzetto di Dio che c’è anche in me.






