
La sua vita in noi
Ascolta la Parola
In quel tempo, quando la folla vide che Gesù non era più là e nemmeno i suoi discepoli, salì sulle barche e si diresse alla volta di Cafàrnao alla ricerca di Gesù. Lo trovarono di là dal mare e gli dissero: «Rabbì, quando sei venuto qua?».
Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati. Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà. Perché su di lui il Padre, Dio, ha messo il suo sigillo».
Gli dissero allora: «Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?». Gesù rispose loro: «Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato».
Allora gli dissero: «Quale segno tu compi perché vediamo e ti crediamo? Quale opera fai? I nostri padri hanno mangiato la manna nel deserto, come sta scritto: “Diede loro da mangiare un pane dal cielo”». Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: non è Mosè che vi ha dato il pane dal cielo, ma è il Padre mio che vi dà il pane dal cielo, quello vero. Infatti il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo».
Allora gli dissero: «Signore, dacci sempre questo pane». Gesù rispose loro: «Io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!».
Riflessione biblica
Domenica scorsa, nel brano che precede il vangelo di oggi, abbiamo ascoltato come Gesù, con cinque pani e due pesci offerti coraggiosamente da un ragazzo, ha sfamato una folla di cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini, che, all'epoca di Gesù, come in vari paesi dell'Africa oggi, sono talmente tanti da sfuggire al conto.
Gesù, con un solo sguardo, ha sentito il bisogno di quella gente, la loro fame materiale e spirituale. Si preoccupa, si lascia muovere dentro...
Ci ha mostrato un modo di guardare il mondo, il quartiere, il condominio, le persone con cui viviamo e lavoriamo, che è prendersi a cuore e prendersi cura. Uno sguardo che è una vera uscita da noi stessi per renderci conto dei bisogni degli altri: di cura materiale, di affetto, di comprensione, di ascolto... siamo su questa terra per essere proiettati fuori di noi, per riconoscere la fame di vita che c'è in questo mondo e mettere a disposizione quello che siamo e abbiamo.
Vale la pena spendersi per la fame dei nostri fratelli e sorelle, donare il nostro tempo, la nostra vita. I nostri due pani e due pesci. Nel vangelo di questa domenica Gesù ci indica che, per farlo, occorre rimanere attaccati alla sorgente, al cibo che non perisce.
La folla raggiunge ancora Gesù dalla parte opposta del lago, lo cerca, perché ha fatto esperienza di essere sfamata e colmata dal cibo che lui ha donato loro. "Voi mi cercate non perché avete visto dei segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati".
Gesù dialoga con queste persone, le fa riflettere sull'esperienza di sazietà che hanno fatto con Lui e si presenta come il pane mandato dal Padre per essere cibo che sazia: "il pane di Dio è colui che discende dal cielo e dà la vita al mondo".
Ci rivela il volto di un Dio che non solo ha a cuore la nostra fame, ma che si dona lui stesso gratuitamente per colmarla. Un Dio che non viene a prendere, ma a dare e a darsi: "Io sono il pane della vita"
Lasciarci sfamare da lui non è un esperienza isolata, ma una sorgente, un banchetto sempre pronto e disponibile a cui ci invita: "chi viene a me non avrà fame e chi crede in me non avrà sete, mai!"
Se veramente vogliamo fare qualcosa per I nostri fratelli, per il nostro mondo, dobbiamo lasciarci nutrire da Lui, cercare il cibo che sazia veramente, restare attaccati alla sorgente della vera vita. Ed è anche il miglior regalo che possiamo fare alle persone che amiamo, vicine e lontane: curare la nostra relazione con Lui, la sua vita in noi!






