
La soluzione non è il denaro, ma la condivisione!
Ascolta la Parola
In quel tempo, avendo udito [della morte di Giovanni Battista], Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati.
Sul far della sera, gli si avvicinarono i discepoli e gli dissero: «Il luogo è deserto ed è ormai tardi; congeda la folla perché vada nei villaggi a comprarsi da mangiare». Ma Gesù disse loro: «Non occorre che vadano; voi stessi date loro da mangiare». Gli risposero: «Qui non abbiamo altro che cinque pani e due pesci!». Ed egli disse: «Portatemeli qui».
E, dopo aver ordinato alla folla di sedersi sull’erba, prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò la benedizione, spezzò i pani e li diede ai discepoli, e i discepoli alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà, e portarono via i pezzi avanzati: dodici ceste piene. Quelli che avevano mangiato erano circa cinquemila uomini, senza contare le donne e i bambini.
Riflessione biblica
Il miracolo del pane è l’unico riportato da tutti gli evangelisti, prova della sua importanza e centralità nella storia di Gesù. Il pane è presente nella sua vita dall’inizio alla fine: egli nasce in una mangiatoia di un villaggio di periferia chiamato Betlemme, che significa appunto casa del pane; e all’ultima cena con gli apostoli distribuisce il pane, ripetendo gli stessi gesti fatti davanti alla folla affamata dell’episodio di questa domenica (alza gli occhi, benedice e spezza il pane).
Questo testo viene dopo il discorso delle parabole (Mt 13, 1-52) e Matteo, a partire dal capitolo 13, ci presenta Gesù impegnato a vivere i valori del Regno (la giustizia, la misericordia, la solidarietà… ) all’interno di un progetto alternativo alla mentalità corrente.
Gesù aveva già potuto constatare che non era ben accolto a Nazaret (cfr Mt 13,57). Le vicende di Giovanni Battista (Mt 14,1-12) erano lì a testimoniare che “il potere” non sopporta chi difende la vita dei più poveri e chi mette in discussione le ingiustizie di coloro che hanno come dio il denaro.
A questo sistema ingiusto si oppone la proposta di Gesù, che è un programma di vita per tutti. Nel suo Regno non hanno spazio i “lauti banchetti” macchiati dal sangue della povera gente. Per questo Gesù si allontana e va nel deserto (Mt 14,13.15), luogo di memoria del cammino di liberazione percorso dal popolo d’Israele, passato per difficoltà, fame e stenti, ma anche luogo segnato dal dono provvidenziale della manna ricevuta (Es 16,13-36).
Al suo arrivo Gesù incontra la folla che lo attende e ne è commosso. È una folla “stanca e abbattuta come pecore senza pastore” (Mt 9,36; 15,32). Il verbo che esprime la compassione di Gesù è davvero pregnante, corrisponde a quello ebraico usato per dire l’amore viscerale materno. La compassione è l’aspetto soggettivo dell’esperienza di Gesù, che diventa realtà concreta con il dono del pane.
È sera (v. 15) quando Gesù invita gli apostoli a dar da mangiare alla folla. Si trovano dinanzi a un problema umano molto forte: sfamare quella moltitudine numerosa che lo aveva seguito e che ora si trova in un luogo deserto, senza la possibilità di procurarsi cibo.
Il testo ci pone davanti due possibili risposte alla fame di queste persone. I discepoli aderiscono alla logica del denaro: vogliono congedarle affinché ciascuno, individualmente, acquisti cibo per sé (Mt 14,15). Non è una soluzione giusta, perché sarebbero stati pochi coloro nelle condizioni di farlo. E gli altri?
Gesù invece fa una proposta diversa: “dategli voi stessi da mangiare” (Mt 14,16). Qualcosa che è alla portata di tutti: “abbiamo qui cinque pani e due pesci” (Mt 14,17). Cinque più due fa sette, numero che indica la totalità e la pienezza. La soluzione non è in progetti grandiosi e straordinari, ma nell’organizzazione della gente, nella solidarietà fra le persone e nella partecipazione sociale, come ci testimoniano gli esempi belli di donazione in questo tempo di pandemia.
Una volta organizzata la moltitudine per gruppi sull’erba (cfr Mc 6,39-40), Gesù recita la preghiera di benedizione, come ogni papà israelita prima dei pasti. Lo stesso avverrà la sera dell’ultima cena (Mt 26,26), associazione che attesta che ogni condivisione è un atto eucaristico.
È bene ricordare che spezzare il pane e distribuirlo non è una “moltiplicazione magica”. Il miracolo sta nella condivisione. È un progetto che ha coinvolto la gente organizzandola e i discepoli nella distribuzione del cibo.
Se condividere è uno dei gesti più divini che ci sia, è anche uno dei più difficili. Infatti l’umanità non ha ancora imparato una distribuzione giusta delle risorse, una condivisione della terra, del cibo e dell’acqua, beni necessari per una vita degna. Il miracoloso di questo racconto si trova giustamente nella semplicità del gesto di condivisione di quel poco che si possiede. Attraverso un semplice gesto molti possono essere saziati (Mt 14,20), anzi avanza ancora pane e nessuno avrà fame! Con i pezzi rimasti hanno riempito ancora dodici ceste: dodici sono le tribù d’Israele e gli apostoli.
Nel secondo episodio di condivisione del pane (Mt 15,32-39) sono avanzate questa volta sette ceste. Esse rivelano la volontà di Dio che ci sia pane non solo sulla tavola dell’antico e del nuovo Israele, ma anche in quella di tutte le famiglie del mondo perché Dio non fa eccezione di persone (Dt 10,17; At 10,34-35). Gesù che sfama le folle è segno messianico: è lui che imbandisce un banchetto di gioia per tutta l’umanità.
Il gesto reale e concreto della condivisione del pane, infine, si autotrascende proiettandosi nel futuro, nella nostra eucaristia quotidiana, dove riviviamo quel gesto del pane spezzato e celebriamo la giustizia del Regno di Dio. Nostro impegno è dilatare quel momento per tutto l’arco della giornata, perché continua a riecheggiare oggi la sfida lanciata da Gesù: Date loro voi stessi da mangiare…
Grazie, Gesù, per il tuo Pane,
Pane di fragrante comunione,
Pane per il lungo cammino,
Pane per un’unica missione,
Pane per la vita del mondo.
Un Pane unico, regalo del tuo amore,
dato con una generosità assoluta dove ognuno sarà sazio,
dove ne rimane ancora, per quelli ai margini,
per quelli che verranno dopo, per noi!
Ma attendi che uniamo a esso la nostra farina,
l’opera nostra… i doni, il cuore, noi stessi.
Nulla può essere sottratto all’amore.






