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Missionarie di Maria
SAVERIANE

L’unico Padre e i molti fratelli


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo:
«Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non agite secondo le loro opere, perché essi dicono e non fanno. Legano infatti fardelli pesanti e difficili da portare e li pongono sulle spalle della gente, ma essi non vogliono muoverli neppure con un dito.
Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dalla gente: allargano i loro filattèri e allungano le frange; si compiacciono dei posti d’onore nei banchetti, dei primi seggi nelle sinagoghe, dei saluti nelle piazze, come anche di essere chiamati “rabbì” dalla gente.
Ma voi non fatevi chiamare “rabbì”, perché uno solo è il vostro Maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate “padre” nessuno di voi sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello celeste. E non fatevi chiamare “guide”, perché uno solo è la vostra Guida, il Cristo.
Chi tra voi è più grande, sarà vostro servo; chi invece si esalterà, sarà umiliato e chi si umilierà sarà esaltato».

Mt 23,1-12

Riflessione biblica

Un solo Padre, un solo maestro, un solo Signore. Non ce n’è un altro. Solo lui.

Nella relazione che Dio vuole con ciascuno di noi, non c’è spazio per compromessi o ipocrisie. Ci vuole totalmente per sé.

Questa esclusività corrisponde al desiderio profondo del nostro cuore, perché, come diceva Sant’Agostino, il Signore ci ha creati per sé e solo in lui possiamo trovare pace. Si potrebbe dire che portiamo dentro un vuoto che ha la sua forma e perciò non può essere colmato che da lui.

Eppure, su questa terra, ci affanniamo a cercare molte compensazioni: cerchiamo ciò che sembra appagarci, rallegrarci e, soprattutto, darci sicurezza e protezione.

La relazione verso qualcuno che ci è “padre, maestro, superiore” ci riporta a questo bisogno di sicurezza, protezione, guida. Quando è di stima, affetto, riconoscenza, rispetto è un riflesso di quella con Dio, da cui viene ogni autorità. Eppure, come tutte le realtà umane, non è che momentanea: nell’arco della vita i genitori sanno, o imparano, che i figli non sono una proprietà e che il contrario dell’amore è il possesso, i figli si ritrovano ad accudire i genitori anziani, i professori e maestri vedono i loro alunni crescere e magari superarli, ... ogni persona che ha un servizio di autorità non è che un figlio, figlia di Dio, sempre.

Se la relazione con Dio trova il posto giusto nella nostra vita, che non può essere altro che il “primo”, il “centro”, l’unico ... ecco che tutte le altre relazioni ricevono la giusta importanza. Mettere a posto la relazione con lui, ordina anche quella tra di noi: “siete tutti fratelli” dice Gesù.

Anche se siamo genitori e figli, professori e studenti, capo e collaboratori, se uno ha un servizio di responsabilità nei confronti degli altri, nella fede siamo prima di tutto, fratelli e sorelle, generati figli e figlie di Dio.

Non è automatico e fa parte di quella conversione che il Vangelo chiede a ogni persona e anche a ogni cultura. Per esempio nella cultura africana il ruolo del “capo” è talmente forte e degno di rispetto che se a volte supera i limiti e abusa del proprio potere, viene facilmente perdonato o tollerato. Questa cultura si vede anche nella Chiesa: chi ha un ruolo di responsabilità è al di sopra degli altri. L’insidia del clericalismo si installa facilmente nei seminari dove chi ha solo un anno più degli altri merita un titolo speciale e comanda i più piccoli. L’esempio di Gesù, che si abbassa e si fa servo di tutti ci sta davanti come un appello continuo alla conversione. Il Battesimo e la dignità che ci dona, ci mette tutti sullo stesso piano davanti a Dio e ai fratelli, qualsiasi sia il nostro posto nella Chiesa: siamo prima di tutto figli e fratelli.

Oggi il nostro mondo ci mostra in modo drammatico come questa famiglia dei Figli di Dio sia lacerata e le relazioni tra fratelli seguano le vie dell’odio. La guerra ne è l’esito più devastante. Quanto abbiamo bisogno di diventare figlie e figlie di Dio, di smettere di cercare sicurezza negli armamenti o in qualche leader carismatico che trasforma il fenomeno migratorio in invasione e ne cavalca la paura. “Voi siete tutti fratelli”. C’è una grande luce in questa parola di Gesù. Ecco di cosa abbiamo veramente bisogno, diventare ciò che siamo: “Fratelli tutti”!

Lampada ai miei passi

Elisa Lazzari

Missionaria saveriana, nata a Parma. Ha studiato Scienze Sociali con specializzazione in Dottrina Sociale della Chiesa. Dal 2014 vive all'est de la Repubblica Democratica del Congo. Da maggio 2022 fa parte della nuova comunità aperta nella Diocesi di Kongolo (provincia del Tanganyika) sul grande fiume Congo, nel villaggio di Keba. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Riflessioni Bibliche