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Missionarie di Maria
SAVERIANE

L’Amore di Dio non viene meno


Ascolta la Parola

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:
«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.
Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.
Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».
Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».
E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:
“La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d’angolo;
questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi”?
Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».

Mt 21, 33-43

Riflessione biblica

Ci troviamo davanti ad una pagina del vangelo ricca di riferimenti all’amore infinito di Dio per l’umanità, un Dio che attraverso la storia cammina con noi, un Dio creatore che ci fa leggere la sua presenza nella vita dell’umanità, perché è proprio Lui che ci ha creato e ci ha salvato.

Questo brano mi ricorda altri passaggi della storia della salvezza. Ad esempio, i racconti della creazione, nei due primi capitoli della Genesi, dove Dio crea l’uomo e lo mette in un giardino; e nel terzo capitolo, l’uomo che tradisce l’Amore di Dio con la disobbedienza.

L’altro brano è Gv 15,1-5: nell’ultimo, lungo discorso ai discepoli, nell'imminenza della morte, Gesù, riprende l'immagine della vigna e s’identifica con la vite: "Io sono la vite vera, e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto.... Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto...”.

Nel testo proposto oggi dalla liturgia, Gesù parla ai sacerdoti e agli anziani del popolo, a quanti guidavano il popolo d’Israele ma non avevano saputo vedere e leggere la propria storia, l’amore di Dio per il suo popolo. Gesù fa scorrere davanti a loro tutta la storia della salvezza, attraverso immagini familiari: il padrone della vigna, che è Dio; i vignaioli, che rappresentano il popolo eletto, al quale, nei secoli, furono inviati i profeti, spesso perseguitati ed uccisi, come dice Matteo: "Mandò i suoi servi da quei vignaioli a ritirare il raccolto. Ma quei vignaioli presero i servi e uno lo bastonarono, l'altro lo uccisero, l'altro lo lapidarono".

Nonostante il rifiuto da parte dell’uomo, l’Amore di Dio non viene meno, ed ecco che la parabola parla di un successivo invio di servi, incaricati di raccogliere i frutti, ma, ancora una volta, accolti dalla violenza di quei vignaioli, finché non fu mandato loro il figlio, che, però, sarà ucciso.

Si annuncia così la passione di Gesù, la quale aprirà una nuova speranza per l’umanità: per il suo sangue, la salvezza sarà offerta a popoli di lingue e culture diverse, un “popolo che produca frutti”, che accolga il dono di Dio, un popolo che sappia ringraziare, che non si senta padrone ma che continui ad amministrare i doni che Dio fa ai singoli e all’umanità.

Possiamo chiederci anche noi, nuovo popolo: mi fermo a contemplare e ringraziare Dio per i doni che ogni giorno mi offre, nella creazione, nella vita personale, nella famiglia, nella società? Mi sento “padrone” o tento di essere amministratore di questi doni? La cura del creato, la ricerca del bene comune nella società e nella politica, la solidarietà, il perdono offerto a chi mi è vicino…potremmo continuare a enumerare i frutti che siamo chiamati a dare in forza del nostro battesimo.

In questa domenica ricordiamo san Francesco d’Assisi, un uomo che ha avvertito l’invito di Cristo che lo chiamava a seguirlo e a riparare la sua casa. Questo santo ci offre un grande esempio di umiltà e di ricerca della volontà di Dio per dare frutti: il frutto dell’Amore e della pace che vengono da Dio quando cerchiamo veramente di stare uniti a Lui come i tralci alla vite. Ieri, ad Assisi precisamente, Papa Francesco ha firmato la sua nuova enciclica “Fratelli tutti: credo che ci troveremo tanti spunti per dare frutto.

Il mese di ottobre, ci ricorda l’impegno missionario di ogni battezzato: abbiamo una vigna immensa che è il mondo per continuare ad annunciare questo meraviglioso dono che è l’essere figli e figlie di Dio!

Concludo con le parole di Paolo ai Filippesi, dalla seconda lettura di oggi: “In conclusione, fratelli, quello che è vero, quello che è nobile, quello che è giusto, quello che è puro, quello che è amabile, quello che è onorato, ciò che è virtù e ciò che merita lode, questo sia oggetto dei vostri pensieri”.

Buona domenica nel Signore!

Lampada ai miei passi

Guadalupe Albor Ortiz

Maria Guadalupe Albor Ortiz: messicana, missionaria di Maria - Saveriana da 32 anni, infermiera prima di entrare in congregazione. Ha studiato Teologia presso i Salesiani a Tlaquepaque, Jalisco, Messico, e Riabilitazione fisica presso l’ospedale Santa Margarita a Guadalajara Jalisco.

Dopo aver studiato il francese a Parigi e seguito il corso di Malattie tropicali a Lione, ha trascorso nove anni in Ciad lavorando nell’ambito socio-sanitario, e un anno e mezzo circa nel nord Camerun, accompagnando i catecumeni attraverso la formazione dei catechisti. Attualmente si trova a Guadalajara, delegata generale

Riflessioni Bibliche