Skip to main content

Missionarie di Maria
SAVERIANE

Il Miracolo della Compassione e della Condivisione


Ascolta la Parola

Gesù partì di là su una barca e si ritirò in un luogo deserto, in disparte.
Ma le folle, avendolo saputo, lo seguirono a piedi dalle città. Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, sentì compassione per loro e guarì i loro malati...

Mt 14, 13-21

Riflessione biblica

Il brano si apre con un momento di grande dolore e prova. Avuta la notizia che Giovanni Battista è stato ucciso da Erode, "Gesù partì di là su una barca e si ritirò in disparte in un luogo deserto". Anche il Signore sperimenta la sofferenza e sente il bisogno di riflettere nella calma. Cerca il silenzio per capire che cosa la volontà del Padre esiga da Lui in questa nuova e difficile situazione.

Questo inizio è un invito prezioso anche per noi. Ci ricorda l'importanza di saper ritagliare uno spazio quotidiano per "stare con il Padre e con gli amici" in un dialogo affettuoso, fatto cuore a cuore. In un mondo spesso troppo frenetico, riscoprire il silenzio e la preghiera protegge la nostra vita interiore dall'isolamento e dalla stanchezza.

Nel deserto, però, i piani di Gesù saltano a causa della folla che lo segue a piedi. Davanti a questa moltitudine, il Signore non si infastidisce. Al contrario, si lascia commuovere: "Gesù vide una grande folla e ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore senza pastore".

Questo sguardo di Gesù attraversa i secoli e raggiunge la nostra società di oggi. Spesso ci guardiamo intorno e vediamo una realtà divisa e ferita da tante infermità fisiche e morali ("guarì i loro malati"). Sentiamo che l'umanità soffre una fame molteplice. Non è solo fame di cibo materiale, ma è soprattutto fame di valori, di affetto sincero, di libertà, di felicità e, in fondo, fame di Dio. Quanti denutriti nello spirito ci sono anche tra noi cristiani!

Gesù non rimane neutrale o insensibile. La sua non è una commozione passeggera o superficiale, ma è una reale partecipazione alle nostre fatiche: un "patire insieme con l'altro". Questa compassione spinge subito il Signore a un'azione concreta: guarire i malati e saziare i bisogni profondi dell'uomo. Egli sa che la malattia tende a isolare le persone; perciò, guarendole, le reintegra pienamente nella vita della comunità. Gesù si rivela come il Messia misericordioso che si lascia catturare e calamitare da ogni forma di sofferenza che incontra. In tal modo rivela anche il vero volto di Dio quale "Padre misericordioso", che si prende a cuore ogni forma di miseria.

Di fronte alla sera che avanza, i discepoli suggeriscono una soluzione comoda e di disimpegno: "Congeda la folla perché vada a comprarsi da mangiare". In pratica, dicono che ognuno "si arrangi". Ma la parola "impossibile" non esiste nel vocabolario di Gesù. Il suo comando ai discepoli è perentorio e non lascia scappatoie: «Date loro voi stessi da mangiare».

Noi, proprio come gli apostoli, facciamo subito notare la scarsità dei nostri mezzi davanti a necessità così smisurate: "Non abbiamo che cinque pani e due pesci". Pensiamo di non poter fare nulla.

Ma il Vangelo ci mostra che Gesù non opera come un mago, non parte da zero. Ha bisogno che qualcuno metta a disposizione quel poco che ha. Ha bisogno di qualcuno che quel giorno rischi persino di saltare il pranzo per amore degli altri. Il primo vero miracolo sta proprio nel saper condividere. Quel "poco" (vita, tempo, qualità, beni, sofferenze) donato con fiducia nelle mani di Gesù consente di sfamare una moltitudine. Il pane spezzato e condiviso, nelle mani del Signore, non si esaurisce, ma si moltiplica, superando le logiche dell'egoismo attraverso la corresponsabilità verso il prossimo.

Il miracolo dei pani ha un profondo significato per la nostra Chiesa. La scena descritta è un'immagine viva della comunità cristiana: Gesù è circondato dai dodici, che distribuiscono i suoi doni alla folla "seduta" sull'erba. Nel linguaggio del tempo, quella posizione sdraiata era consentita durante i pasti soltanto ai signori e agli uomini liberi. Gesù, dunque, restituisce a ogni persona la dignità di figlio libero.

La Chiesa è questa grande famiglia dove si continua a distribuire il pane della Parola e dell'Eucaristia. E i dodici canestri di pezzi avanzati sono il simbolo di una ricchezza inesauribile, a cui i cristiani di tutti i tempi possono attingere senza che finisca mai.

Gesù si rivela come il vero Pastore che si prende cura dei bisogni concreti delle persone, trasformando una moltitudine di sconosciuti in una comunità. Questo segno ci sfida a superare la logica del "si salvi chi può" per imparare a essere solidari, lottare contro lo spreco e impegnarsi per la giustizia sociale come forma concreta di seguire Gesù e rimanere fedeli al Vangelo.

Sfamando e radunando la folla, Gesù si rivela come il Pastore vero che raccoglie il gregge disperso. Egli trasforma una moltitudine di sconosciuti in una grande comunità capace di rinunciare a vantaggi immediati per aprire spazi di futuro ad altri. Per la comunità cristiana la giustizia sociale è una forma concreta di sequela di Gesù e di fedeltà al Vangelo.

Lampada ai miei passi

Guadalupe Pacheco

Saveriana messicana. Attualmente realizza il suo servizio come consigliera Generale, abita in Parma- Italia.

Riflessioni Bibliche