
Gesù, Pastore e Modello
Ascolta la Parola
In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».
Riflessione biblica
Gesù è il pastore e modello perché, conoscendo ciascuno individualmente, con i suoi pregi e difetti, ci offre la possibilità di uscire da una condizione di peccato e tenebre per condurci a una vita che abbia un impatto positivo. Continua a chiamare, e il suo progetto prosegue attraverso coloro che rispondono con il loro sì e portano avanti il dono di Dio: il suo Regno a tutti i popoli della terra. Il cammino non è facile, ma sappiamo che Gesù ha vinto le forze del male per guidarci con la sua luce a essere parte attiva nel bene dell’umanità.
Forse ci siamo abituati a vedere Gesù–Pastore attraverso immagini romantiche, che ci impediscono di comprendere la portata di ciò che l’evangelista Giovanni vuole trasmetterci. Se entriamo nel significato biblico del Pastore, così come lo intendeva la comunità che ascoltava, possiamo capire tutta la dedizione che esso comporta.
Il capitolo 10 è la continuazione del cap. 9, dove Gesù guarisce un cieco nato. Questo episodio si svolge nel Tempio, durante una festa popolare. Il cap. 9 rivela chi sono i veri ciechi: le istituzioni al potere, in particolare i responsabili del Tempio, i capi religiosi, che rappresentano l’intera struttura istituzionale e che, alleandosi con le forze politiche, decidono di emarginare Gesù.
Anche Gesù e i suoi discepoli si dirigono al Tempio, il centro più importante della vita giudaica. Gesù si presenta come il vero Pastore, perché guida i suoi verso i pascoli migliori. Con questa intenzione, mette in evidenza che il Tempio non è più il luogo di Dio, poiché lì si prendono decisioni contro il popolo e contro il suo bene. In quel recinto non ci sono pascoli che nutrano in modo sano. I pastori, che dovrebbero prendersi cura delle pecore, si sono trasformati in mercenari e ladri.
Gesù è il Goel, colui che redime e libera. È il Messia = consacrato per riscattare. Il Tempio non è più in grado di svolgere questa funzione, perché è stato corrotto da chi lo guida. Quando Gesù ridona la vista al cieco, mostra che attraverso di Lui si può liberare chi soffre sotto il giogo del male. Lui è la porta che conduce alla vita in pienezza. Coloro che ascoltano la sua voce, lo seguono. Ci sono altri che non ascoltano perché non sono interessati o perché non c’è nessuno che apra loro gli occhi. E ci sono anche quelli che non solo non ascoltano, ma si mettono d’accordo per ostacolare il suo cammino.
È in questo contesto che si inserisce il Vangelo di oggi. È un tema che Giovanni riprende in diversi passaggi: Gesù è il Pastore e noi siamo in cammino dietro di Lui. È una relazione reciproca, perché le pecore ascoltano = obbediscono = fanno le stesse opere che insegna loro il Pastore. Quando il cieco guarito risponde a Gesù: “Credo, Signore”, significa prendere lo stesso cammino del Pastore.
Il Pastore conosce ogni pecora, la chiama per nome. Questo indica affinità, relazione, conoscenza, cura, attenzione...
I pascoli abbondanti si trovano quando la persona si apre ai beni necessari per vivere: sono i frutti dello Spirito Santo. Gesù comunica una vita che dura per sempre perché vince la morte. Nessuno potrà strappare le pecore dalle mani del Pastore, perché egli le difende da lupi, briganti e ladri. Non è un mercenario che pensa solo a se stesso e, davanti al pericolo, si salva da solo abbandonando le pecore al loro destino.
Il tempio di pietra è stato superato da un nuovo Tempio, che è Gesù, dove il Padre rivela il suo amore e la sua alleanza con il nuovo popolo. In questa comunione si trova il nutrimento necessario per vivere una vita piena.






