
Gesù è la via, la meta è “la casa del Padre”
Ascolta la Parola
Abbiate fede in Dio e anche in me
Riflessione biblica
In questa V domenica di Pasqua, Gesù si presenta come Via, Verità e Vita. Si tratta di un testo tratto dai discorsi di addio che Gesù rivolse ai suoi durante l’Ultima Cena.
Non perdete la pace
Per comprendere meglio questo Vangelo, consideriamo anzitutto il suo contesto. Tutto ci fa pensare a una situazione critica e tesa: era appena avvenuto l’episodio della lavanda dei piedi quando Gesù annuncia i due tradimenti (di Giuda e di Pietro) e il suo congedo. L’ambiente è carico di tristezza e incertezza e, giustamente, Gesù invita alla calma, a non lasciarsi confondere: “Non sia turbato il vostro cuore” (v. 1).
La sofferenza è grande; è più di uno scoraggiamento: è una tristezza profonda, come quella che Gesù aveva provato per la morte di Lazzaro (Giovanni 11,33). Gesù ci insegna la Via che ha come meta “la casa del Padre”, una via che affronta la passione, ma con lo sguardo fisso nella speranza della vita che vince la morte.
Gesù rimane con noi nel mistero del Pane e del Vino. Egli è vivo, come anunciano gli angeli alle donne la mattina della risurrezione: “Non abbiate paura; so che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui, è risorto, come aveva detto” (Matteo 28,5-6).
Anche oggi viviamo situazioni di insicurezza, paura e tristezza; abbiamo bisogno di alimentare la nostra fiducia e la nostra speranza nel Signore. Per questo, credere in Gesù risorto è la nostra forza e la certezza che con Lui vinceremo.
Credere in Dio, credere in Gesù
In secondo luogo, osserviamo che le parole di Gesù nei vv. 2-10 insistono sul credere in Lui, così come credono nel Padre. Inoltre, Egli chiarisce che in Lui stanno vedendo e conoscendo il Padre (vv. 7.9-10).
L’evangelista Giovanni insiste sulla conoscenza di Gesù come via che conduce alla verità e alla vita. Credere in Gesù è trovare la Via. E, giustamente, sant’Agostino affermava che “ogni uomo desidera la verità e la vita, ma non ogni uomo trova la via”. Solo Gesù è la Via che dà senso a tutti gli altri cammini umani. Solo Lui ci conduce su sentieri di giustizia, di pace e di vita piena.
Oggi viviamo in un’epoca di molte menzogne e di falsi messia, una società che gioca con i valori senza considerare il bisogno del prossimo. Questa sfida ci interpella e, come dicevamo nella riflessione della settimana scorsa, “abbiamo bisogno di leader che amino e si prendano cura del loro popolo” per insegnare loro la via della vera vita.
Signore, non sappiamo la via… mostraci il Padre
Continuando in un contesto di incredulità, in terzo luogo troviamo le figure di Tommaso e Filippo, i quali, pur avendo vissuto con Gesù, non comprendono ancora questo discorso.
Il “Tommaso incredulo” non sa dove va Gesù e non conosce la via. Filippo, interlocutore di “scarsa influenza”, non riconosce la vera identità di Gesù e lo vede appena come “il figlio di Giuseppe, quello di Nazaret”. Al contrario, Natanaele riconosce Gesù come il Figlio di Dio (Giovanni 1,45-50).
È impossibile avere una conoscenza intima di Gesù senza lasciare le nostre false sicurezze e i nostri autoinganni. È necessario passare attraverso l’esperienza della passione, dove la verità ci trasforma in “creature nuove”, capaci di seguire il Risorto, rimanere con Lui e conoscere il Padre, “perché questo ci basta”.
“Io sono la Via, la Verità e la Vita”
Gesù è la via proprio perché è la Verità e la Vita. Questa prospettiva, nel testo, si fonda su due temi dominanti: la via (vv. 4-5) e la necessità di conoscere Gesù come unico accesso al Padre (vv. 6.7.9.10.11.13). Infatti, non conosceremo la verità né avremo una vita piena se non prendiamo la via giusta: quella che Gesù ci ha lasciato nelle Beatitudini.
Infine, possiamo dire che oggi il Vangelo vuole insistere sull’incredulità dei discepoli. Il testo è molto chiaro: non basta credere in Dio, bisogna credere anche in Gesù Cristo. I discepoli vivono una grande confusione: non sanno dove va, non conoscono la via, non sono sicuri che conoscere Gesù significhi conoscere anche il Padre.
Questo problema non appartiene solo al tempo dei primi discepoli. Oggi esiste il rischio di dichiararsi credenti e religiosi, ma senza aderire a Gesù Cristo. Molte possono essere le cause di tanta incredulità: non accettare le esigenze del suo progetto o forse la propria fragilità. Come credere in un Dio che muore sulla croce? A che cosa ti invita a riflettere questo Vangelo?
Non si esclude la possibilità di essere scoraggiati, traditi o incoerenti nella nostra vita cristiana. Tuttavia, di fronte a questa situazione, Gesù ci assicura un posto per stare con Lui. Vale la pena fidarsi del Signore, credere in Lui e seguirlo per sperimentare la gioia della risurrezione.
Che Maria, Madre della Speranza, ci incoraggi nel nostro cammino verso “la casa del Padre”, nel luogo che il suo Figlio amato ha preparato per noi!






