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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Gesù è colui che porta vita nuova!


Ascolta la Parola

In quel tempo, le sorelle di Lazzaro mandarono a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». All’udire questo, Gesù disse: «Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato». Gesù amava Marta e sua sorella e Lazzaro. Quando sentì che era malato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo in Giudea!».
Quando Gesù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro giorni era nel sepolcro. Marta, come udì che veniva Gesù, gli andò incontro; Maria invece stava seduta in casa. Marta disse a Gesù: «Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai a Dio, Dio te la concederà». Gesù le disse: «Tuo fratello risorgerà». Gli rispose Marta: «So che risorgerà nella risurrezione dell’ultimo giorno». Gesù le disse: «Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno. Credi questo?». Gli rispose: «Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio, colui che viene nel mondo».
Gesù si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto. Dissero allora i Giudei: «Guarda come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse?».
Allora Gesù, ancora una volta commosso profondamente, si recò al sepolcro: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Gesù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Marta, la sorella del morto: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni». Le disse Gesù: «Non ti ho detto che, se crederai, vedrai la gloria di Dio?». Tolsero dunque la pietra. Gesù allora alzò gli occhi e disse: «Padre, ti rendo grazie perché mi hai ascoltato. Io sapevo che mi dai sempre ascolto, ma l’ho detto per la gente che mi sta attorno, perché credano che tu mi hai mandato». Detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Gesù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei Giudei che erano venuti da Maria, alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui.

Gv 11,1-45

Riflessione biblica

La quinta domenica di quaresima ci prepara alla contemplazione del mistero pasquale. Oggi siamo invitati ad andare con Gesù a Betania la casa di Marta, Maria e Lazzaro. La piccola comunità di Betania, dove Gesù amava sostare, riflette la situazione e lo stile di vita delle comunità dei Discepoli e Discepole Amate. Betania, significa "casa dei poveri". Marta significa "Signora" (coordinatrice): una donna che coordinava la comunità. Lazzaro significa "Dio aiuta": una comunità povera che tutto sperava da Dio. Maria significa "Amata da Dio": era la discepola amata, immagine della comunità. L'episodio di Lazzaro ci comunica questa certezza: Gesù porta la vita alla comunità dei poveri. Gesù è fonte di vita per tutti coloro che li credono. 

La comunità è in crisi a causa della morte di Lazzaro. All'arrivo di Gesù, le due sorelle usciranno dalla casa e si incontreranno con lui. All'interno della casa c'è tristezza causata dalla morte del fratello. La comunità si sfascia. La comunità senza la vita non attrae. Esse sono in cerca di un segno di vita e di speranza. Sono tra la morte e la vita, tra la disperazione e la speranza.

Anche oggi ci sono molte situazioni di morte che scoraggiano, che rattristano, indeboliscono il nostro credere, la comunità. Possiamo dare un nome a queste situazioni di morte.

Lazzaro muore. Dopo quattro giorni la morte è assolutamente certa, il corpo entra in decomposizione e inizia ad emanare cattivo odore (Gv 11,39). Molti giudei stanno in casa di Marta e Maria per consolarli per la perdita del fratello. I rappresentanti della Prima Alleanza non portano vita nuova. Consolano solamente. Gesù è colui che porta vita nuova!

Le due donne formano un nuovo spazio di contatto fra Gesù e i suoi avversari. Da una parte i capi dei giudei minacciano di morte Gesù! Dall'altra parte Gesù viene per vincere la morte! E' in questo contesto conflittuale tra la vita e la morte che si va realizzando il settimo "segno".

Nell'incontro con Gesù, Marta dice di credere nella risurrezione. Lei è inserita nella cultura e nella religione del popolo del suo tempo. I farisei e la maggior parte del popolo credono nella risurrezione dei morti (At 23,6-10; Mc 12,18). Credono, ma non lo dicono. E' fede nella risurrezione alla fine dei tempi e non nella risurrezione presente nella storia, qui e ora. La loro fede non rinnova la vita. Bisogna fare un passo ulteriore. La vita nuova della risurrezione appare solo con Gesù. 

Gesù sfida Marta a compiere questo passo: non basta credere nella risurrezione che avverrà alla fine dei tempi, bisogna credere che la risurrezione è già presente oggi nella persona di Gesù e in quelli che credono in Gesù. Su di loro la morte non avrà nessun potere, perché Gesù è la "risurrezione e la vita". Allora Marta, senza nemmeno vedere il segno della risurrezione di Lazzaro, professa il suo credere: "Sì, o Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo".

In seguito, Marta va a chiamare Maria, sua sorella. Maria va incontro a Gesù, ripete la stessa frase di Marta: "Signore, se tu fossi stato qui, mio fratello non sarebbe morto" (Gv 11,21), Lei piange, tutti piangono, Gesù si commuove. Quando i poveri piangono, Gesù si emoziona e piange. 

Gesù fa togliere la pietra. Marta reagisce: "Signore, puzza! E' il quarto giorno!" Gesù la sfida di nuovo facendo ricorso alla fede nella risurrezione, qui ed ora, come segno della gloria di Dio: "Non ti ho detto che, se credi, vedrai la gloria di Dio?".

La comunità toglie la pietra, esprime il suo credere in Gesù. Prima dell'apertura del sepolcro e prima dell'incredulità delle persone, Gesù si rivolge al Padre: "Padre, ti ringrazio che mi hai ascoltato. Io sapevo che sempre mi dai ascolto!" Il Padre di Gesù è lo stesso Dio che sempre ascolta il grido del povero (Es 2,24: 3,7). Gesù conosce il Padre e confida in lui. Ma ora chiede un segno a causa della moltitudine che lo circonda perché possa credere che lui, Gesù, è l'inviato del Padre. Poi grida ad alta voce: "Lazzaro, vieni fuori!" E Lazzaro esce. E' il trionfo della vita sulla morte, del credere sull'incredulità! 

Un agricoltore ha commentato: "Noi dobbiamo togliere la pietra! E Dio risuscita la comunità. Abbiamo persone che non vogliono togliere la pietra e per questo la loro comunità non ha vita!"

Se leggiamo tutto il capitolo 11, nella parte centrale incontriamo la professione pubblica della fede di Marta: la rivelazione di Gesù come risurrezione (Gv 11,25-27).

In Gv 11,4, Gesù afferma che la malattia di Lazzaro non è per la morte, ma perché venga affermato il suo potere sopra la morte. Gesù è la vita e in lui sta la vita (Gv 1,4). Questo è un aspetto molto importante dell'identità di Gesù per le comunità dei Discepoli e Discepole Amate. La forza della vita che c'è in lui manifesta chiaramente che lui è il Messia e il Figlio di Dio, capace di portare un morto a vivere. Marta accoglie questa rivelazione anche prima di vedere il segno che rivela il potere di Gesù sopra la morte e riceve la beatitudine: "Beati quelli che pur non avendo visto crederanno!" (Gv 20,28) e diviene un modello per le persone che desiderano seguire Gesù.

Per questo motivo il Gesù presentato dal Vangelo dei Discepoli e Discepole Amate può affermare: "Chi vive e crede in me non morirà mai!" (Gv 11,26). Come mai Gesù può affermare che vivremo per sempre? Nella Prima Lettera di Giovanni, questo mistero è chiarito: "Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte" (1Gv 3,14). 

L'amore è la forza più potente che esiste. Trasforma le persone e gli avvenimenti. L'amore accorcia i tempi: il futuro stà già nel presente, la risurrezione avviene nell'oggi. Crediamo e viviamo questa realtà? 

E' interessante la comparazione tra Matteo 16,16-17 e il Vangelo dei Discepoli e Discepole Amate 11,27. In Matteo la professione di fede è posta sulla bocca di Pietro, e per questo motivo è riconosciuto come autorità nelle comunità dei discepoli. Nel Vangelo dei Discepoli e Discepole Amate la professione di fede è posta sulla bocca di Marta. E' una triplice professione: "Signore, io credo che tu sei il Cristo, il Figlio di Dio che deve venire nel mondo" (Gv 11,27). Marta professa che Gesù è Signore, Messia e Figlio di Dio. Questo indica che nelle comunità dei Discepoli e Discepole Amate è Marta che gioca una parte uguale a quella di Pietro nelle comunità dei discepoli.

La sua professione di fede viene ripetuta in Gv 20,31, indicando l'obiettivo del suo Vangelo: "Questi sono stati scritti, perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome". 

E noi oggi, crediamo?

Lampada ai miei passi

Tea Frigerio

Tea Frigerio, Missionaria de Maria – Saveriana, vive in Brasil dal 1974. I primi anni nella diocese di Abaetetuba attualmente in Belém, capitale dello stato del Pará. Impegnata nella formazione degli operatori di pastorale laici, religiose e sacerdoti.

Due aspetti segnano la sua ricerca e riflessione biblica: la lettura ecofemminista della Bibbia con la finalità di tessere relazioni di genere e ecologiche che superino tutte le forme di violenza, con attenzione particolare ai popoli originari dell’Amazzonia. Accompanha come esperta le Comunità Ecclesiali di Base (CEBs), il CEBI (Centro Studi Biblici), il Consiglio Amazzonico delle Chiese Cristiane e il Comitato Inter-religioso del Pará.

Riflessioni Bibliche