
Credo al tuo Corpo
Ascolta la Parola
51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». 52 Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». 53 Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. 54 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. 55 Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 56 Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. 57 Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. 58 Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno».
Riflessione biblica
Credo che sei presente in quel pane. Oggi prendo questo tuo corpo consegnato nel mio corpo, e so che mangiandoti, Tu mi trasformi, mi assimili a te, nella carne e nel sangue. Accolgo dentro la mia carne l’offerta della tua carne, il dono di Te stesso, che apri il mio orizzonte ristretto alla promessa della vita eterna. So che in ogni mia cellula porto anche la tua morte e la tua vita, la paura di perdermi e il desiderio che tutto sarà raccolto e realizzato in pienezza per sempre, oltre i miei stessi desideri... Ma è difficile credere che ciò avviene, giorno dopo giorno, in modo speciale grazie a quel “pane”, spezzato e masticato.
Santa Teresa d’Avila mi ha insegnato che l’esperienza di fede cristiana deve passare attraverso l’umanità di Cristo, perché non siamo angeli e abbiamo bisogno di appoggiare la nostra conoscenza sui sensi. Ispirandosi alla liturgia della Chiesa che celebra i misteri del Signore nella carne, riguardo all’Eucarestia scrive: “Chi ci impedisce di stare con lui dopo la resurrezione giacché lo abbiamo così vicino nel sacramento in cui si trova ormai glorificato?… nostro compagno nel santissimo Sacramento, tanto da far credere, prima di salire al cielo, non si sia sentito di separarsi neppure un momento da noi”.
Che grande questo mistero! Nella tua umanità, Gesù, ci riveli Dio nella storia in modo unico e irripetibile. Ci mostri che è nell’essere umano e nel tempo che si trova Dio, e lo si può riconoscere per accoglierlo o rifiutarlo. E impariamo che non dobbiamo cercarti “aldilà” della carne considerata impura da ogni religione, o di ostacolo alla tua conoscenza come pensavano i giudei: loro non credevano possibile che Dio possa avere un volto, essere visto e toccato nell’uomo di Nazareth (Incarnazione)… e noi oggi stentiamo a credere che, dopo la tua Resurrezione, puoi essere visto e toccato anche in me, in ognuno di noi, in questo corpo così limitato che spesso non ci piace, in questa nostra storia così ambigua e faticosa.
Ti avevano chiesto “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?” (Gv 6,28), e tu non hai risposto di compiere opere buone, ma di nutrirsi della tua persona… e ciò disorienta. Questa è l’opera di Dio: Tu, il pane disceso! Non una dottrina, un insegnamento, ma la tua stessa realtà umana-divina consegnata da corpo a corpo, nell’amore, capace di restare fedele fino alle estreme conseguenze, perché niente e nessuno, neanche il male più violento, potesse mai separaci da Te. Così hai voluto mostrarci il desiderio del Padre: che noi potessimo dimorare per sempre in Te e Tu in noi, come il Padre in Te e Tu in Lui. Ho compreso che sei il Dio fatto carne perché sei il Dio Trinità.
E allora mangiamo questo pane così concreto, ogni pezzo di pane, il frammento più piccolo e quotidiano della vita, anche quello più doloroso, e lasciamolo operare in noi, trasformare in un atto di offerta, che ci apre con nostalgia alla dimensione del Regno dei cieli. Sarebbe impossibile se fosse tutto qui, solo qui…
E allora beviamo questo vino che parla di alleanza, di un coinvolgimento totale ed eterno, del bisogno di non essere soli, ma di appartenerti in un’unica carne.
Insegnaci a inchinarci non solo davanti all’ostia consacrata, ma davanti all’ostensorio della Tua presenza nel corpo delle persone che incontriamo, davanti a quelle che amiamo e che accudiamo nelle loro fragilità, o a quelle che non amiamo, che ci hanno ferito o abbiamo ferito, e a quelle sconosciute che ci disturbano… insegnaci a toglierci i sandali sulla terra sacra di ogni uomo, sul loro intimo segreto, per incontrarti e non porre più limiti alla nostra intera donazione.
Preghiera di Lidia Maggi:
“Credo in Dio, che ci ha creato capaci di dare e ricevere amore.
Credo che i nostri corpi raccontino la sua gloria
e che le carezze, i baci, gli abbracci
di chi ama sono il suo santuario prediletto.
Io credo che il mio corpo così fragile e bello
sia essenziale per dare corpo alla fede.
Non credo in una fede che rinnega il corpo
a scapito dello spirito.
Oso credere che, nell’esperienza unica di chi ama
donando tutto se stesso, se stessa, ci sia il sigillo divino.
Credo in Gesù Cristo che è corpo di Dio in mezzo a noi.
Nato da semplice donna, ha vissuto,
gioito e sofferto, proprio come noi.
Egli è venuto a liberare i nostri corpi
dai demoni del moralismo.
È venuto a sanare le nostre paralisi
per insegnarci la danza della vita.
Il suo corpo è stato violato, torturato,
oltraggiato dal potere politico e religioso.
Ma la tomba è diventata la culla
per la vita rialzata, risorta.
Quella vita a cui tutti noi siamo destinati.
Credo nello Spirito che, come corpo di bimba,
non può stare fermo.
Si muove, gioca, danza e crea cose nuove.
Ama l’aria aperta, i giardini e la frutta fresca.
Non ha paura di sporcarsi correndo.
Ama rifugiarsi nelle cucine dove le donne
preparano dolci speciali per la festa.
Credo la Chiesa come realtà di corpi redenti, liberi,
liberati dai sensi di colpa.
Una comunità capace di accogliere e celebrare
le tante manifestazioni dell’amore”.






