
Con la forza di un amico e di un bastone
Ascolta la Parola
7 Allora chiamò i Dodici, ed incominciò a mandarli a due a due e diede loro potere sugli spiriti immondi. 8 E ordinò loro che, oltre al bastone, non prendessero nulla per il viaggio: né pane, né bisaccia, né denaro nella borsa; 9 ma, calzati solo i sandali, non indossassero due tuniche. 10 E diceva loro: «Entrati in una casa, rimanetevi fino a che ve ne andiate da quel luogo. 11 Se in qualche luogo non vi riceveranno e non vi ascolteranno, andandovene, scuotete la polvere di sotto ai vostri piedi, a testimonianza per loro». 12 E partiti, predicavano che la gente si convertisse, 13 scacciavano molti demòni, ungevano di olio molti infermi e li guarivano.
Riflessione biblica
Spesso questo vangelo è stato interpretato come un “vademecum” del missionario, che ha segnato anche i miei sogni di giovane in cammino verso la missione… Poi nel tempo le valigie dei miei viaggi sono aumentate di peso con le distanze. Ricordo che la prima valigia utilizzata da Foggia a Parma era piuttosto modesta, ma poi il volume è subito aumentato con le destinazioni all’estero, incominciando dagli Stati Uniti (per imparare l’inglese), dove mi aspettava freddo e neve, e dove si potevano portare tanti chili nella mia nuova e enorme valigia. Per fortuna poi la vera destinazione era la Thailandia, un paese caldo! Ma ahimè l’illusione della leggerezza è svanita subito: dovevo portare i miei libri e dizionari in Italiano che lì non avrei potuto trovare, ecc… così quell’immagine ideale del missionario si è andata sempre più sfocando.
No, Gesù non è un ingenuo, conosce i suoi inviati e la loro fragile umanità, le nostre concrete esigenze, ma doveva lasciarci il cuore della sua missione delineato in pochi versetti, perché si incidesse bene dentro di noi. Seppur a San Francesco ha chiesto di vivere quei versetti alla lettera, attraverso la sua persona, in tutta la povertà materiale, è perché confermasse quella povertà radicale della chiamata cristiana: sempre in “uscita”, in viaggio, verso l’altro.
Li invia con un amico e un bastone. Ecco che il primo indizio importante è: non possiamo fare a meno dell’amico. Non è una chiamata solitaria, ma abbiamo bisogno di amicizia, di almeno un fratello o una sorella, per appoggiarvi la fatica della solitudine e del cuore, che Gesù ha conosciuto bene e che è inevitabile. Paradossale vero? Ci chiama a lasciare tutto, perfino gli affetti più cari e importanti, ma poi chiede di non partire senza un compagno di viaggio… anzi lo stare con Lui acuisce sempre di più il nostro desiderio di comunione. Li invia a due a due, e non ad uno ad uno, perché la prima predicazione è senza parole, è già in questo accompagnarsi e sostenersi. E’ la chiesa quella che è in cammino, e questo corpo non è fatto di una folla amorfa, ma di volti e persone concrete, con tutto il carico della propria bellezza e del proprio limite condiviso.
Gesù però sa che lungo il viaggio il dono di amici, fratelli e sorelle non basta, a volte quei volti ci lasciano lungo la strada, e quella ferita aperta ci ricorda a quale comunione ultima siamo chiamati… e allora ci vuole il bastone della fede a sostenerci, e nient’altro, perché ci saranno momenti in cui non vedremo nessuno, se non Gesù solo (Mt 17, 1-9). Chiede ai suoi discepoli di non prendere nulla tranne che un bastone, un oggetto di poco conto che paragonato agli strumenti di oggi, come l’indispensabile telefonino, è proprio d’altri tempi. Eppure se si è in un bosco e si ha un bastone, si avverte una strana sensazione di sicurezza e di legame con la natura. Anche per noi quello strumento diventa il segno di sicurezza e di legame con il nostro Pastore, che non lascerà mai che nessuno dei suoi si perda. Mosè utilizzerà solo un bastone, donatogli da Dio, per persuadere il faraone a lasciar libero il popolo ebreo, e proprio grazie a quel bastone dividerà le acque del Mar Rosso. Sembra proprio che Marco volesse alludere a qualcosa di simbolico, quando sceglie di fare questa eccezione, a differenza degli altri evangelisti. Né pane, né sacca, né denaro, perché a questo ricorrerà la provvidenza, attraverso il cuore e la casa aperta di tante persone che incontreremo. Ma il bastone è necessario. Quello ci serve, come i sandali che sono concessi. Ed è un messaggio chiaro: c’è bisogno di camminare, insieme, dietro di Lui, dandogli fiducia! Il viaggio porterà qualcuno fino agli estremi della terra, ma sarà sempre la chiesa dietro al suo Pastore che li raggiungerà, mai la singola persona, e quel messaggio dovrà essere portato a tutti: Dio è già qui, vicino a noi, a te, e guarendoti ti dona la vita. Non possiamo rinunciare a camminare, anche quando ci sentiamo scoraggiati o stanchi, oppure non accolti… anzi è proprio allora che Lui si farà più presente. La fede non rassicura, smuove. Non tranquillizza, inquieta. La povertà dei discepoli fa risaltare la potenza creativa dell'amore. Non frustriamoci per una sconfitta, non abbattiamoci per un rifiuto: c'è un'altra casa poco più avanti, un altro villaggio, un altro cuore pronto ad accoglierci. A noi non è stato garantito il successo, ma è stato affidato un compito da scoprire e compiere solo mettendoci in cammino.






