
A chi appartiene il Regno di Dio?
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In quel tempo, Gesù, disceso con i Dodici, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidòne.
Ed egli, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
"Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti".
Riflessione biblica
Gesù, con il suo messaggio e il suo stile di vita, è venuto a proporre un modo nuovo di relazionarsi con gli altri, dando vita a un modo di vivere diverso da quello che aveva trovato nel suo tempo. Però non vuole fare questo lavoro da solo, chiede la collaborazione di altre persone e, riandando al tema di domenica scorsa, "Dio chiama..." a seguire il suo programma di vita.
A differenza di Matteo che pone il discorso sulla montagna (vicinanza di Dio), Luca colloca questo programma in una pianura (in un contesto di gente che vive della terra, vittima del latifondo). Gesù si rivolge a questi piccoli che sperano un cambiamento e che rappresentano la situazione della maggioranza della popolazione.
"Alzati gli occhi verso i suoi discepoli..." cioè, guardando la realtà di coloro che soffrono, piangono e hanno fame, rivolge loro la buona notizia che il Regno è vicino. Luca parla di una moltitudine di gente, venuta dal sud del paese, dalla Giudea e dal nord, da Tiro e da Sidone, terra straniera; con questa descrizione, vuole rappresentare tutte le nazioni e razze, come segno che a ogni luogo e a ogni tempo è destinata la Buona Notizia del Regno.
Luca sintetizza le beatitudini in quattro: “Beati voi, poveri... che avete fame... che ora piangete... quando vi odieranno....”
- Povertà: è una situazione contraria al desiderio di Dio perché normalmente è frutto dell'ingiustizia in qualche anello della catena. La povertà porterà necessariamente alla fame.
- Fame: la fame abbrutisce l'uomo e l'instaurazione del nuovo Regno dovrebbe diminuire le condizioni precarie per chi non ha da mangiare. La giustizia mette in evidenza le opportunità che danno al lavoratore di uscire dalla fame e dalla miseria. Nessuno può arricchirsi a spese della fame del prossimo.
- Lacrime: sono simbolo di impotenza davanti a una realtà crudele -del sistema- che non può essere superata nemmeno con la buona volontà.
- Persecuzione: è la tragedia per chi onestamente lotta per i diritti che gli vengono negati dalla corruzione del potere e del denaro. È il prezzo che si paga
Il popolo era in attesa dell’inizio di una storia migliore con la venuta del Messia. Questo popolo era povero, affamato e piangeva per la sua situazione. Per loro verranno tempi di abbondanza perché nella costruzione di questo nuovo modello di vita, c’è la partecipazione di tutti.
Il vangelo parla anche ai ricchi, a quelli che sono sazi e ridono. Perché ridono? Perché sono così felici? Perché alcuni hanno tutto e altri niente?
In quel tempo, i capi avevano fatto credere al popolo che la ricchezza era segno di benedizione e la povertà segno di maledizione. Invece, Gesù viene a mettere in luce ciò che già la Scrittura diceva, che le relazioni sociali erano corrotte dal desiderio smisurato di avere sempre più. La solidarietà era scomparsa, i ricchi accumulavano senza misura a costo dello sfruttamento dei deboli, i più ricchi si erano arricchiti con ciò che non avevano condiviso e distribuito secondo giustizia, ed erano allegri, ridevano, perché vivevano senza preoccuparsi del futuro.
Luca dice: "Ahimè..." segno di sofferenza, è un avvertimento a chi opera il male e l'ingiustizia, a chi mette tutto il suo interesse nei possedimenti, nel consumo, nel piacere ed è indiffrente a coloro che soffrono e chiedono pari opportunità.
È a questo tipo di società che Gesù suggerisce un cambiamento, perché va contro la volontà di Dio. Alcuni ridono e altri piangono. Dio non vuole una storia anomala, ingiusta e violenta, come non lo desidera ogni padre di famiglia per la sua casa. La vita del bisognoso non può dipendere sempre dall'elemosina dell'altro. Per Gesù, è necessario rompere quella catena, fatta sistema, che genera solo conflitti. Egli propone un nuovo stile di vita, ma costruendolo, si scontrerà con gli interessi di coloro che monopolizzano, di quelli che sono abituati a prendersi la parte migliore, di quelli che cercano il profitto in tutto.
Le nuove proposte di cambiamento vengono respinte, così come coloro che le difendono, perché verranno insultati, maledetti ed espulsi. Gesù lo sperimentò per primo nella sinagoga della sua città: fu espulso da coloro che non volevano novità. Gesù dice al suo popolo che questo accade perché lui è sulla strada giusta, che è la strada dei profeti. Ciò si ripete in ogni epoca e società. Gesù mette in guardia i suoi discepoli, perché anche loro possono essere “comprati” con benefici personali che li tengono buoni e li fanno rinunciare ad annunciare la radicalità della Parola di Gesù.






