
Preparate la via al Signore
Ascolta la Parola
Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio. Come sta scritto nel profeta Isaìa: «Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri», vi fu Giovanni, che battezzava nel deserto e proclamava un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. Accorrevano a lui tutta la regione della Giudea e tutti gli abitanti di Gerusalemme. E si facevano battezzare da lui nel fiume Giordano, confessando i loro peccati. Giovanni era vestito di peli di cammello, con una cintura di pelle attorno ai fianchi, e mangiava cavallette e miele selvatico. E proclamava: «Viene dopo di me colui che è più forte di me: io non sono degno di chinarmi per slegare i lacci dei suoi sandali. Io vi ho battezzato con acqua, ma egli vi battezzerà in Spirito Santo».
Riflessione biblica
Ciò che noi siamo soliti chiamare «vangelo» (eu-aggelíon) è una notizia, una buona notizia. Non dovremmo mai dimenticarlo. Le notizie si affidano alle parole di chi le pronuncia, si affidano alla memoria di chi le ascolta. Gesù è stato prima di tutto raccontato. Non ha scritto nulla di sé, non ha lasciato trattati teorici, raccolte di detti o di norme, neppure narrazioni di rivelazioni divine a lui concesse. Tutto ciò che riguarda la sua persona ci è stato raccontato da chi l’ha conosciuto o ne ha ascoltato la testimonianza. È Marco il primo a forgiare il genere «vangelo», il racconto di ciò che ha fatto e detto Gesù come una buona notizia, un annuncio consegnato a parole e linguaggi umani, segnati da limiti e infinite possibilità. Le notizie vanno trasmesse a chi non era lì a vedere. Giungeranno alle generazioni future solo se ci sarà qualcuno che le racconta e qualche altro disposto ad ascoltarle.
«Inizio del vangelo di Gesù, Cristo, Figlio di Dio», comincia così Marco la storia che riguarda Gesù, Jeshua, Dio salva. In quel nome di uomo è scritta la sua identità, la sua missione.
I titoli di «Cristo» e di «Figlio di Dio» non ricevono nessuna spiegazione. Bisognerà avere la pazienza di seguire passo dopo passo ciò che segue della narrazione per capirne il senso. Ci si aspetterebbe, come nel caso dei grandi personaggi della storia, il racconto di origini miracolose, di gesta straordinarie, di una morte eroica o, quanto meno, misteriosa. Invece Marco non fa preamboli grandiosi e neppure lo sarà ciò che segue. Si limita a dire che la storia di Gesù viene da lontano. Non è una stella solitaria apparsa dal nulla: «Come sta scritto nel profeta Isaia: Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via.». Sta scritto. Un racconto che continua un altro racconto, ecco cos’è il vangelo di Gesù.
E siamo obbligati ad andare indietro, a due grandi profeti di Israele: Isaia e Malachia, poiché quelle parole appartengono a entrambi. Siamo obbligati a ritornare al secondo esodo, quello dalla Babilonia, quando gli esuli fecero ritorno a Gerusalemme come uomini liberi dal giogo straniero. Non si capirà chi è Gesù se non come continuatore della storia di Israele.
Dio manda ora davanti a sé un messaggero a preparare nel deserto non la «sua» via – se Marco avesse citato letteralmente–, ma la «tua via». Nel linguaggio biblico il cammino è inteso come la retta via indicata dai comandi del Signore. È Dio prima di tutto che, attraverso la sua Parola, apre una strada per giungere al cuore del suo popolo. Ebbene, su quella strada transiterà un nuovo inviato. Il cammino preparato dal messaggero che grida nel deserto è la via su cui camminerà Gesù. Un tempo nuovo è giunto. Dio si affida ancora a una voce umana per fare udire la sua.
Il messaggero di cui parla Marco ha un nome: Giovanni, colui che battezza nel deserto e proclama un battesimo di conversione per il perdono dei peccati. I suoi tratti ricordano quelli di Elia. Non è né sacerdote né re. Quale profeta che egli è, parla ed agisce in nome di Dio con cui ha una relazione intima, esclusiva, non mediata da nessuna istituzione.
Ma se la via preparata da Giovanni è quella su cui Gesù è già passato, che senso ha per noi oggi il suo invito a raddrizzargli i sentieri? È fare sì che gli annunciatori del vangelo di Gesù vi transitino ancora. È questo il nostro compito: preparare i cuori in modo che Dio vi lasci l’orma della venuta del Figlio suo. Confessare i propri peccati, come ci chiede Giovanni, significa trasformare i nostri smarrimenti, i nostri abbandoni della strada del Signore in un ritorno alla sua misericordia e al suo perdono.
Sulle vie della giustizia,
cammina, popolo di Dio,
va’ incontro a colui che viene!
Il tuo amore apra sentieri nuovi
nei deserti del mondo.
La tua speranza
indichi il futuro
agli orizzonti chiusi.
La tua gioia
invada la terra
e la faccia fiorire di bellezza.
E davanti a te
sempre
la sua Luce.






