
Non temere…
Ascolta la Parola
18 Così fu generato Gesù Cristo: sua madre Maria, essendo promessa sposa di Giuseppe, prima che andassero a vivere insieme si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. 19 Giuseppe suo sposo, poiché era uomo giusto e non voleva accusarla pubblicamente, pensò di ripudiarla in segreto. 20 Però, mentre stava considerando queste cose, ecco, gli apparve in sogno un angelo del Signore e gli disse: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; 21 ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». 22 Tutto questo è avvenuto perché si compisse ciò che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: 23 «Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele», che significa "Dio con noi". 24 Quando si destò dal sonno, Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa.
Riflessione biblica
È significativo che la Liturgia della IV domenica di Avvento di quest’anno si focalizzi sulla figura di Giuseppe e sul suo dramma interiore. In attesa di accogliere nella propria casa Maria, la sua amata promessa sposa, Giuseppe viene a sapere che Maria è in attesa di un figlio. Profondamente turbato, non si lascia tuttavia prendere da sentimenti di gelosia o di rivalsa. Prevale in lui, «uomo giusto», la preoccupazione di salvaguardare Maria e il suo onore. Non conoscendo ancora le circostanze della sua maternità, Giuseppe – secondo la Legge – deve abbandonare Maria. Al riguardo, può scegliere tra un atto giuridico pubblico e una forma privata. Può, cioè, portare Maria davanti a un tribunale o inviarle una lettera privata di ripudio. Per non «accusarla pubblicamente» (1,19), Giuseppe sceglie la seconda via, per quanto dolorosa sia. Proprio in questo difficile momento gli appare in sogno l’angelo del Signore che gli dice: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti, il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo; ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù: egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati». (1,21). Parole che riecheggiano quanto – nel Vangelo di Luca – l’angelo dice a Maria annunciandole che diverrà la madre del Messia: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù» (Lc 2, 30-31).
Proprio il «non temere» dell’angelo, detto a Maria e poi ripetuto a Giuseppe, unisce i due sposi in una nuova e più profonda intimità. Il Bimbo che nascerà dal loro «sì» alla volontà di Dio e che Giuseppe riconoscerà legalmente come figlio rendendolo a tutti gli effetti discendente di Davide (Mt 1,1; 9,27; 20,30-31; 21,9; 22,42), è infatti l’«Emmanuele», il «Dio-con-noi», annunciato dai Profeti e atteso nei secoli.
I Vangeli non ci dicono cosa possono essersi detti Maria e Giuseppe dopo questi eventi. Ci lasciano intravedere, però, quanto il loro legame, in virtù della rispettiva adesione alla volontà di Dio, sia diventato ancora più saldo e profondo; quanto quel «non temere» abbia illuminato anche il loro cammino successivo, soprattutto nei momenti di prova e difficoltà che dovettero affrontare insieme.
La sofferta decisione di Giuseppe, che in serena obbedienza «fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore e prese con sé la sua sposa» (Mt 1,24), può essere compresa solo alla luce della risposta di Maria: «Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua Parola» (Lc 1,38). È insieme, infatti, che Maria e Giuseppe hanno reso possibile l’adempimento del piano di Dio. Maria partorirà il Dio fatto uomo, Giuseppe gli imporrà il nome «Gesù», che significa «Dio salva». Una salvezza che, nel rifiuto di ogni messianismo terreno, si configura inequivocabilmente come «salvezza dai peccati» (v. 21). Gesù, infatti, non è venuto a conquistare il regno d'Israele o a liberare la sua nazione dalla dominazione straniera, ma a liberare tutta l’umanità dai suoi peccati. Per questo, come «Emmanuele», promette di essere con noi, sempre: «Ecco – sono le parole conclusive del Vangelo di Matteo – «io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
Sia questa certezza a sostenerci nelle inevitabili prove della vita; a illuminare di senso i chiaroscuri della storia, a orientare le nostre scelte e il nostro cammino perché Gesù, colui che nasce a Betlemme tra le braccia di Maria e di Giuseppe, è l’Emmanuele, il Dio-con-noi che mai ci abbandona.
Possa il Natale, ormai vicino, far risuonare in ciascuno di noi le parole dell’angelo: «non temere». Sull’esempio di Maria e Giuseppe fidiamoci e affidiamoci umilmente al disegno di salvezza che Dio opera incessantemente nella storia del mondo e nella storia di ciascuno di noi. In quest’oggi oscuro, lacerato da guerre, conflitti e odii apriamo il nostro cuore al messaggio che, lungo i secoli, gli angeli non si stancano di far risuonare di generazione in generazione: «Non temete, ecco vi annunzio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi vi è nato nella città di Davide un salvatore, che è il Cristo Signore (Lc 2,10-11) e, ancora: «Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama» (Lc 2,14).






