
Non lasciamoci rubare la speranza!
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In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati. Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».
Riflessione biblica
In questa prima domenica del mese di dicembre, iniziamo il Tempo di Avvento. In passato, per la società contadina, l'avvento era il momento della semina e dell'attesa. Attesa che il seme germogliasse e diventasse spiga e grano maturo, da conservare nei granai. Questo periodo di attesa era contraddistinto da pazienza e silenzio. Il tempo passava lentamente, con calma, e permetteva la riflessione. Attualmente, non è così. Tutto è breve, inquieto e spesso ci distraiamo, non osserviamo ciò che accade intorno a noi.
L'avvento ci spinge a vivere in modo maturo il tempo della quotidianità, aspettando che si compia la storia della nostra salvezza. Ci invita a essere sempre pronti e vigili.
Il contesto biblico del capitolo 13 di Marco riguarda gli "ultimi tempi", ed è chiamato anche discorso escatologico o apocalittico, in cui vengono utilizzate varie figure e immagini simboliche (celesti e terrestri). Si tratta di un prezioso ricorso letterario per comunicare qualcosa di importante. Ricordiamo che all'inizio del capitolo 13, (versetto 4), Pietro, Giacomo e Andrea chiedono a Gesù, "quando avverrà la distruzione del Tempio di Gerusalemme". Gesù non risponde alla domanda, ma insiste sulla necessità di essere pronti e vigilanti. Il capitolo 13 può essere diviso in 3 parti:
a) Versetti da 5 a 23: Discernere, stare attenti affinché nessuno ci inganni.
b) Versetti da 24 a 32: Aspettare l'arrivo del "Figlio dell'uomo".
c) Versetti da 33 a 37: Vegliare ed essere pronti.
Quest'ultima è la parte che stiamo considerando. Notiamo che Gesù inizia e termina con la stessa invocazione: VIGILATE! Non rivelando il giorno e l'ora, non vuole trasmettere paura, ma vuole dirci che "ogni ora e ogni momento" è buono per attenderlo e incontrarlo. L'importante è vivere il presente e non essere ossessionati dal futuro, dal voler conoscere quando sarà la fine dei tempi o la fine della vita personale. Il Signore viene continuamente, quindi è necessario vigilare e discernere il tempo con un atteggiamento di amore, ascolto e obbedienza alla Parola di Dio.
Il secondo insegnamento si basa sullo stile della vigilanza. La parabola parla di un uomo che viaggia e lascia la sua casa alla cura dei suoi servi, secondo il compito di ciascuno. Al custode il Signore chiede di restare sveglio. E a noi, cosa chiede il Signore? Qual è il nostro compito?
Gesù ci invita a essere pronti e vigilanti, perché il tempo è oggi, il tempo della grazia che il Signore ci concede, il tempo in cui cresce la nostra fede e matura la nostra salvezza. È il tempo di vivere una relazione di fiducia, il tempo di seminare speranza. "Non lasciamoci rubare la speranza!".
La vigilanza è caratterizzata come vigilanza della casa. Pensiamo alla nostra casa, alla nostra famiglia, alla casa comune, alla terra che ci accoglie. Questa stessa terra sta gridando per ricevere attenzione e vigilanza. Sono tanti i fratelli e le sorelle che hanno bisogno del nostro sguardo amorevole e ricco di speranza. "Non lasciamoci rubare la speranza!" EG.
Non dimentichiamo il grande amore di Dio che si incarna per vivere come persona in mezzo a noi. Un Dio che si innamora delle sue creature. È vero che il nostro è spesso un amore sofferto, perché si ama al buio. Ma ciò riflette la speranza dei discepoli missionari di Gesù e la discreta gioia dell'Avvento. "Non lasciamoci rubare lo spirito missionario", usciamo incontro ai fratelli senza casa e senza terra, agli sfollati e ai migranti che camminano in mezzo a noi.
Nella sua "Esortazione Apostolica Laudato si'", Papa Francesco ci richiama alla cura del pianeta Terra, a "ripensare i limiti del potere umano", a riconsiderare le cause umane del cambiamento climatico, a valutare i progressi e i fallimenti culturali, ecclesiali e politici".
Riflettiamo:
Qual è la nostra responsabilità? Come attendiamo il nostro Salvatore? Siamo come Maria, pieni dello Spirito Santo per creare "spazi curativi, luoghi per rigenerare la fede e rafforzare la speranza"?.
Che il nostro Signore ci trovi svegli e vigilanti; e, ancora una volta: "non lasciamoci rubare la speranza!".






