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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Il volto del Figlio: dalla paura all’amore


Ascolta la Parola

Questi è il Figlio mio, ascoltatelo

Mt 17, 1-9

Riflessione biblica

Il cammino quaresimale ci conduce questa domenica dal deserto al monte, facendoci incontrare nuovamente l’immagine del "Figlio di Dio". Se domenica scorsa era il tentatore a sfidare Gesù partendo da questa identità, oggi è la voce del Padre a risuonare per la seconda e ultima volta nei Vangeli, riconoscendo Gesù come il "Figlio Amato".

La Trasfigurazione è, prima di tutto, un grande atto di liberazione: ci scuote dal timore di un Dio "giudice" o "poliziotto", un’immagine distorta che spesso ci portiamo dentro. Sul Tabor, invece, scopriamo un Dio che ama il Figlio non per ciò che ha fatto o per i meriti acquisiti, ma semplicemente per quello che è. Questa è la nostra stessa eredità: siamo "figli nel Figlio", amati non perché compiamo grandi imprese, ma per il solo fatto di essere stati generati da Lui.

Eppure, di fronte a questa rivelazione luminosa, gli apostoli non esultano: hanno paura. È una reazione che ci interroga. Forse quella paura nasceva dallo scontro tra le loro aspettative e la realtà: stavano aspettando un messia potente e distruttore, mentre Gesù stava mostrando loro il volto di chi dona la propria vita.

L’evangelista annota con una punta di ironia che, alzando gli occhi, i discepoli "non videro nessuno se non Gesù solo". Sembra quasi di sentire il peso di quella solitudine: stavano forse aspettando qualcun altro?

Questa domanda risuona oggi per noi: chi stiamo aspettando veramente in questa Quaresima? Ci basta il Gesù che il Vangelo ci presenta, o stiamo cercando un Dio che corrisponda meglio ai nostri schemi di potere e successo?

Non è una questione puramente teorica, perché come recita un detto profondo: "Dimmi chi è il tuo Dio e ti dirò come mi tratterai". La nostra immagine di Dio è la lente attraverso cui guardiamo il prossimo: se il mio Dio è un giudice severo, tratterò gli altri con severità; se è un Padre che ama gratuitamente, imparerò anche io a fare lo stesso.

In questo cammino quaresimale, siamo invitati a chiederci sinceramente se l’idea che abbiamo di Dio ci aiuti a costruire relazioni sane o se, al contrario, finisca per distruggerle. Infatti, la qualità della nostra fede si misura proprio sulla relazione con gli altri. Ce lo ricorda con forza San Giovanni: “chi non ama il fratello che vede, non può pretendere di amare il Dio che non vede” (1Gv 4,20).

La luce della Trasfigurazione, dunque, non serve a restare sul monte, ma a tornare a valle con occhi nuovi, capaci di riconoscere in ogni volto umano quel Figlio che Dio ama gratuitamente, ricordandoci che non c'è amore per Dio senza amore per chi ci sta accanto.

Lampada ai miei passi

Pietro Rossini

Pietro Rossini, é un prete missionario Saveriano. Ha studiato giornalismo presso Boston University. Ha studiato Propedeutico presso Pontificia Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale - Sez. San Tommaso Attualmente vive a Parma. 

Riflessioni Bibliche