
HOPE-N
Ascolta la Parola
In quel tempo, la gente domandava a Giovanni Battista: “Che cosa dobbiamo fare?” Egli rispondeva: “Chi ha due tuniche, ne dia una a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto”. Vennero anche dei pubblicani a farsi battezzare e gli chiesero: “Maestro, che cosa dobbiamo fare noi?” Egli rispose: “Non esigete nulla di più di quanto è stato fissato”. Lo interrogavano anche alcuni soldati: “E noi, che cosa dobbiamo fare?” Egli rispose: “Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe”. Poiché il popolo era in attesa e tutti si domandavano in cuor loro se Giovanni fosse il Cristo, Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, al quale non sono degno di sciogliere il legaccio dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. Ha in mano il ventilabro per ripulire la sua aia e per raccogliere il grano nel suo granaio; ma brucerà la pula con un fuoco inestinguibile”. Con molte altre esortazioni Giovanni annunciava al popolo la buona novella.
Riflessione biblica
Questa terza domenica di Avvento proseguiamo il cammino iniziato nelle domeniche precedenti con la predicazione di Giovanni Battista. Se nei testi passati Giovanni ci presentava il suo messaggio, in questo brano l’attenzione si concentra su come la gente risponde all’annuncio della “buona novella”. C’è qui un interesse concreto nel rendere incarnata la parola ascoltata.
La domanda chiave è: “Che cosa dobbiamo fare?” Inizialmente a porla è il popolo che ascolta Giovanni, ma subito dopo la stessa domanda viene posta dai pubblicani e dai soldati. Ricordiamo che è la stessa domanda che il giovane ricco fa a Gesù (Lc 18, 18). Tutti coloro che chiedono cosa fare desiderano la sequela, seguire, ma devono compiere un passo fondamentale: intraprendere un cammino di conversione e vivere i valori del Regno. È così che Giovanni prepara la missione universale che non esclude nessuno: tutti sono invitati, a condizione che il cambiamento di vita sia a favore degli esclusi.
Il battesimo di Giovanni nel Giordano ha senza dubbio il sapore di un rito di passaggio, di metanoia. Questi riti segnano spesso un nuovo inizio, una nuova forma di vita. Oggi potremmo parlare di “chiudere cerchi” e aprirne di nuovi. Sono quei momenti della vita che, pur con dolore, ci aiutano a rinascere. Dopo un lungo passaggio nel deserto (come accadde a Israele), ci prepariamo a un nuovo tempo, alla costruzione di uno spazio di vita rinnovato. Rinascere significa “fare nuove tutte le cose”, iniziando da noi stessi, trasformando il nostro cuore di pietra in un cuore di carne che si esprime in azioni concrete di vita.
Il messaggio che Giovanni rivolge ai tre gruppi – il popolo, i pubblicani e i soldati – è un invito a uscire da se stessi per scoprire l’altro: colui che è vittima dell’inazione e dell’apatia di chi non condivide ciò che possiede o abusa del proprio potere per trarne vantaggio. È un appello a lasciarsi alle spalle ciò che ci ferisce e ci distrugge, anticipando il futuro e vivendo la promessa che ci sostiene qui e ora, perché la chiamata alla conversione è pura grazia di Dio.
“Egli ha in mano il ventilabro per separare il grano dalla pula…” Il ventilabro è uno strumento simile a una pala che il contadino usa per lanciare il grano in aria: il vento porta via la pula, lasciando il grano pesante. L’uomo nuovo sarà come il grano buono, che produce abbondante raccolto e cibo per tutti. L’instabile, la pula, sarà consumato dal fuoco. È un annuncio forte e duro, ma necessario. La predicazione del Battista era intensa perché la gente capiva che il giudizio di Dio non può aspettare. L’immagine della scure pronta a tagliare gli alberi sterili è il segno del giudizio divino. Con il giudizio si apre il tempo della raccolta, il tempo di raccogliere ciò che si è seminato nel campo di Dio. Chi non porta frutto nella comunità viene separato, perché non ha offerto nulla né ai fratelli né a Dio. La predicazione di Giovanni è concreta e diretta: denuncia l’egoismo, lo sfruttamento, l’estorsione e la corruzione.
Infine, possiamo dire che il messaggio profetico di Giovanni sfida il popolo al punto che molti si chiedono se egli sia il Messia. Il Battista riconosce di non esserlo; dichiara che il Messia è superiore a lui. Il battesimo di Giovanni è un segno di pentimento, che purifica e orienta la persona al servizio di Dio. Il battesimo del Messia, invece, sarà in “Spirito Santo e fuoco”, completando in un certo senso quello di Giovanni.
Questo messaggio interpella anche noi, ogni cristiano che desidera seguire Gesù. Potremmo anche noi oggi rivolgerci a Giovanni e chiedergli:
Che cosa dobbiamo fare in questo Avvento mentre aspettiamo la venuta del Signore?
Come possiamo essere persone di inclusione nei nostri ambienti di lavoro, nelle nostre famiglie?
Come sto preparando il mio cuore nel deserto? Quale rito posso vivere per chiudere quei cerchi che mi impediscono di agire come Gesù?
Quali cambiamenti devo fare in questo Avvento per vivere pienamente il mio battesimo?






