
Anticipare la Pasqua!
Ascolta la Parola
Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano Giuseppe; esse osservarono il sepolcro e come era stato posto il corpo di Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. Il giorno di sabato osservarono il riposo come era prescritto.
Riflessione biblica
Massaggiare ... accarezzare... consolare... curare... Sono gesti di cui i nostri corpi necessitano e c’è un tempo in cui ne abbiamo maggiormente bisogno. Sono gesti che ci collocano in sintonia con le donne che erano venute dalla Galilea con Gesù, e avevano seguito Giuseppe: osservavano la tomba e com’era stato deposto il corpo di Gesù. Ritornarono e prepararono aromi e profumi. Il corpo di Gesù, il corpo amato dell’uomo che nella sua relazione aveva avuto con loro un “che”, unico, speciale. Non un “cadavere”, come lo era per Pilato (Mc 15,45a).
Ci sono tappe nella vita in cui sembra che il tempo si accorci e aspiriamo a sentimenti di solidarietà. Solidarietà che ha il colore della compassione. Solidarietà che è vivere insieme le stesse passioni. Leggere la storia superando la delusione, cullando la speranza. Il tempo che viviamo è tempo di transizione. Com’era tempo di transizione quello che la comunità visse e del quale conservò il ricordo nel testo biblico che ci ispira. La narrazione ci fa comprendere che è un tempo vissuto all’ombra della croce. È tempo vissuto nel dolore. L’avvenimento è narrato con sobrietà. Il racconto racchiude in sé il ricordo del vissuto all’ombra della croce: ricordo di paura e speranza, di solitudine e amore, di delusione e desiderio. Ricordo racchiuso in poche parole, perché il dolore esige silenzio, e forse, segnato dalla vergogna, un solo uomo è presente e gli altri... Testo ricco di domande, sentimenti, intuizioni, provocazioni. Nel dolore il tempo passa lentamente, chiede silenzio perché il “maestro dorme”.
Tempo scandaloso, ma tempo importante, perché è l’unico che vissero come momento presente. Tempo di transizione che prepara all’allegria, alla realizzazione del sogno: provoca e anticipa la resurrezione. In questo tempo, le donne sono protagoniste perché presenti, rimasero. Rimanere è il verbo che le rende protagoniste, ponte fra la morte e la resurrezione, segno di continuità. Rimanere le costituisce segno di continuità, memoria, tradizione, magistero e per questo autorità. Testimoniano perché hanno visto. Giovanni, l’ombra femminile del discepolato, lo afferma nel suo vangelo: testimone è chi ha veduto: “Maestro dove abiti? Venite e vedete” (Gv 1,38-39). Essere presenti, vedere per testimoniare. Come Maria Maddalena, apostola apostolorum, testimoniò perché vide, perché era presente.
Tempo di transizione, tempo di molto silenzio, ritornano a casa. “Il giorno di sabato, osservarono il riposo come era prescritto” (Lc 23,56b). Sabato, giorno festivo, giorno senza festa, senza l’allegria, perché la persona amata è assente.
Tempo di solitudine, nostalgia: la persona amata non è più presente. Le donne vincono la tentazione di annullare questo tempo, preparando aromi e profumi. Riprendono le abitudini, desiderose di dare continuità, non fermare il cammino. Superano la tentazione di fuggire preparando aromi e profumi. E, preparando, nel ricordo ricreano i gesti, rinnovano le parole, inventano nuovi tocchi attraverso i quali la persona amata e la sua missione sono presenti, e anticipano la resurrezione.
Tempo di profondo mistero: mistero che non disloca sulle nuvole, ma ci radica nella terra, nella vita. Gli avvenimenti fanno sentire il peso e la fatica di essere umani. Sentiamo in profondità tutta la nostra umanità: i sensi all’erta, presenti, vigilanti, tutto ricorda, tocca nella ferita dell’assenza. Ma l’affetto mantiene presenti. Solo l’amore fa rimanere, fa comprendere l’importanza di vivere intensamente, di non avere paura della sensibilità che fa affiorare i sentimenti. Non avere paura dell’assenza, del silenzio, del dolore.
Nel ventre della terra, un corpo, il corpo di Gesù, i nostri corpi preparano la resurrezione.
Il femminile fa tradizione: la sensibilità le mantiene all’erta e presenti, le aiuta a vincere la volontà di fuggire, come fuggirono i discepoli: rimasero e reinventarono i gesti e anticiparono la resurrezione.
Tempo di solidarietà attorno alla croce, abbracciate intorno a.. È così che nasce la circolarità.
Ritornare a casa e preparare i profumi... profumi per l’amato... profumi per se stesse. Preparando i profumi per ungere l’amato, anche i loro corpi furono unti. Unzione che consola il dolore, la nostalgia. Unzione per curare la tristezza e la paura. Donne che creano relazioni di cura reciproca.
È tempo di transizione, è tempo di silenzio, è tempo di solitudine, per questo tempo di mistero, che prepara un nuovo modo di essere, di vivere la missione. È tempo di mistero e di ministero. Ministero esercitato nel quotidiano di donne, fragile ma creativo, capace di preparare profumi nel dolore, capace di superare e sopportare l’apparente fragilità. Sono gesti quotidiani che annunciano la resurrezione. È tempo di rimanere per essere ponte, essere tradizione, magistero, autorità.
Come?
Realizzando gesti antichi che innestati nella vita diventano nuovi. Re-inventare, ri-creare gesti per il tempo nuovo, per la nuova tappa della vita. Le relazioni saranno ricreate, perché la relazione passa attraverso i gesti, i simboli: simbologia verbale, gestuale, sacramentale, celebrare.
Celebrare, verbo etico, verbo che rivela un modo di essere presenti nella storia, di vivere gli avvenimenti e la relazione con la natura e le persone, di leggere la storia. Abbiamo imparato a separare: tempi di morte, di guerra, di pandemia, di violenza e tempi di vita; tempi festivi e quotidiani; tempi produttivi e tempi improduttivi; gioventù, maturità, vecchiaia...
Ritornarono all’alba, in un gesto che sembra pazzia: la pietra è grande, come rimuoverla? Ma nel buio, vincendo la paura, vanno. L’amore orienta l’agire: rivedere, toccare ancora una volta, realizzare i gesti, completare l’unzione che il sabato, l’antica tradizione, aveva interrotto.
I tempi moderni non ci educano, tutto avviene in modo accelerato, abbiamo perso la capacità preziosa di preparare. Oggi abbiamo la difficoltà di affrontare i mostri del neoliberalismo, ma soprattutto abbiamo difficoltà a vivere lentamente: sentiamo l’urgenza di premere l’acceleratore, anche quando la vita ci interpella.
Nel mondo del ‘mistero’, della ‘resurrezione’, nulla avviene rapidamente, d’improvviso: tutto è preparato.
La Divina Sapienza continua perdendo tempo, preparando l’umanità, la creazione al Suo incontro con noi. Continua preparando la resurrezione: non esiste resurrezione senza preparazione. Si celebra la festa dopo lunghi preparativi, a volte prolungati più della stessa festa.
Le discepole andarono all’alba al sepolcro cariche di domande: Chi sposterà la pietra? Il sepolcro è vuoto: dove hanno portato il corpo? come cercarlo?
All’alba anche noi andiamo gravidi di domande. Le risposte verranno dal nostro essere presenti.
Andarono al sepolcro, cosa videro? Il sepolcro vuoto, i panni ripiegati, figure strane a cui diedero il nome di angeli: videro, incontrarono ed era mistero. Vedere ciò che si vede senza fantasia, perché la vita è mistero.
Il mistero deve essere cantato, vissuto, sognato, si deve sentire che germina in noi.
Lo scesero dalla croce
Corpo Amato
Corpo sognato
Corpo morto.
L’ultimo tocco
Per ricordare
Il suo tocco
Il suo odore
Il suo sogno.
Corpo che ritorna
Al grembo materno
Al ventre della terra.
Sedute sperano.
Gli occhi fissi
Sulla pietra, sperano.
Il tempo si è fermato:
Attesa, silenzio.
Tempo per preparare
Gli aromi, i profumi
Amare, toccare, accarezzare
curare, sanare.
Trema la terra
Gemiti, grida
Rompono le acque
La pietra cade.
Nel silenzio
La creazione
L’umanità
Incontro con la Vita!






