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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Ai piedi di chi


Ascolta la Parola


Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto.
Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi».

Gv 13,1-15

Riflessione biblica

Noi la conosciamo bene questa posizione. Più o meno tutti siamo ai piedi di qualcosa o di qualcuno. Patente o nascosto, abbiamo il nostro idolo al quale sacrificare. A volte è il denaro, e forse non solo e non tanto quello ma l’apparenza di persona riuscita che esso ci dà: l’auto più potente, la vacanza più lontana, l’abito meglio firmato, la seconda e terza casa e che nessuno parli di tassarla…

Quando il denaro diventa un idolo collettivo, un ideale di stato, un diritto irrinunciabile, allora attorno le rovine si fanno più estese. Crepi il mondo e vada a fottersi l’ecologia, noi vogliamo far crescere il PIL. E che non si parli di rallentamento o di passi indietro. Chi verrà dopo, se la sbrigherà. Forse con buona pertinenza il ministero degli esteri è quello “degli affari esteri”: il principio del “prima noi” fa tacere esigenze di giustizia, chiudere gli occhi su regimi oppressivi. Il realismo politico appiattisce le relazioni internazionali sul puro interesse.

Questo tipo di mondo sta scoppiando in Ucraina. Quello che vediamo e che ci inorridisce è il frutto amaro di un albero coltivato anche da chi adesso si strappa vesti e capelli per l’indignazione. Ci rassicura pensare che è un frutto anomalo e unico frutto di una singolare pazzia. Non vediamo che è questo il mondo che stiamo costruendo, con l’idea della supremazia come ideale. Piangiamo per ciò che ci fanno vedere, dormiamo tranquilli su ciò che pure accade e viene taciuto come le migliaia di bambini che stanno morendo di fame in Afghanistan, mentre i beni di quello Stato sono bloccati e anche usati altrove.

Allora abbiamo davvero bisogno di lavarci con l’acqua di Cristo, come Pietro che lo riconosce a stento, come gli altri che ricevono muti quell’acqua che le mani di Cristo versano sui loro piedi. Lavaci, Signore perché comprendiamo. 

Noi teniamo all’uguaglianza, ma tu ti sei vestito da schiavo e hai fatto il servizio dello schiavo: lavare i piedi del suo padrone. Come gli schiavi in Egitto davanti ai loro capita: ci stai per liberare e tu diventi schiavo. Facci entrare in questo mistero. Ci bastava che tu ti facessi uguale a noi, avremmo avuto per secoli di che stupirci, ma tu ti sei fatto schiavo. 

Quella polvere accumulata da millenni, da milioni d’anni, da quando apparsi in questo mondo il dono della libertà ci ha dato le vertigini, tu l’hai presa su di te: è diventata colpi, sputi, insulti, corona di spine, chiodi e trafittura. Anche le vesti da schiavo ti saranno strappate per restituirti alla terra nudo come il peggiore dei colpevoli.

Noi pensiamo forse di fare molto per te. La fede comincia riconoscendo quello che tu hai fatto per noi e vivendo tutto il resto come riconoscente stupore. 

Lampada ai miei passi

Teresina Caffi

Teresina Caffi, nata a Pradalunga (Bergamo) nel 1950, è entrata fra le Missionarie di Maria, Saveriane, nel 1971 e ha fatto la sua prima professione nel 1974. Nel 1982 è partita per il Burundi. Da lì, nel 1984 è passata nell'allora Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Licenziata in Teologia biblica, ha lavorato nell'ambito dell'animazione parrocchiale e dell'insegnamento biblico. In questi anni vive sei mesi l'anno in una comunità nella Repubblica Democratica del Congo e sei mesi in Italia

Riflessioni Bibliche