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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Ricominciare sempre di nuovo

Virginia Isingrini mmx
424
18 Marzo 2019

Nel suo viaggio verso Gerusalemme Gesù è interrogato circa alcuni fatti che avevano scosso l’opinione pubblica. Il primo si riferisce all’assasinio di un gruppo di galilei rivoltosi, probabilmente zeloti, ordinato da Pilato.

L’averlo compiuto nell’atrio del Tempio, mescolando il loro sangue con i sacrifici pasquali, l’aveva reso un delitto ancor più abominevole perché profanava gravemente quel luogo santo. Quale terribile colpa potevano aver mai commesso per ricevere un tale castigo? Così ragionava buona parte dei giudei di quel tempo. La risposta di Gesù fa cambiare i parametri della domanda: «Non chiedetevi se erano più colpevoli di voi che siete ancora vivi, ma cercate di convertirvi finché c’è tempo. Cambia il dittatore di turno e lo stesso dramma può ripetersi con altri avversari».

La medesima conclusione è ripetuta a commento di una torre che era crollata uccidendo 18 persone, Nessuno può illudersi di essere immune a queste disgrazie, per cui, ancora una volta, Gesù invita a prendere sul serio il tempo dell’esistenza, il tempo della storia. Dio non è responsabile del male che c’è nel mondo. Non lo usa per castigare il peccato dell’uomo e neppure come minaccia per obbligarlo a comportarsi come lui vorrebbe. Desidera invece che segua la via dei suoi comandi perché in essi trovi il bene e la pace piena. In questo consiste la conversione: in credere che ritornando su questa via incontreremo la vita che non muore, la vita di Dio.

Ma per cambiare rotta ci vuole tempo, coraggio, fatica e tanta speranza. Gesù lo sa e illustra questa verità con la parabola del fico che non dava frutti. Dopo tre anni senza trovare un fico, il padrone della vigna si stanca e dice al vignaiolo di tagliarlo. Non solo è diventato inutile, ma anche dannoso, perché sfrutta il terreno senza ragione. Il vignaiolo però non è d’accordo. Può ancora tentare di salvarlo, vi zapperà intorno, lo concimerà, chissà che non succeda un miracolo. A lui quel fico è diventato caro, gli spiace perderlo e deve protestare perché il padrone abbia un po’ di pazienza. Come buon contadino, sa che vi sono piante che sembrano morte, per esempio durante l’inverno, ma poi, quella goccia di linfa vitale che ancora nascondono esplode in un germoglio. Basta averne cura, sperare ancora, nonostante il buio delle apparenze.

Alla fine, se di frutti non ce ne saranno, non toccherà a lui decretarne la morte ma a Dio. Nel frattempo si ha il dovere e il diritto di zappare il terreno della propria storia, di concimare radici che sembrano rinsecchite, di ridare vigore ai rami appassiti. Tutto dipende da quanto ci è cara la vita e da quanto si è disposti a credere e a rimboccarsi le maniche perché rifiorisca in boccioli.

Ecco, ogni giorno, tutti possiamo dire: «Oggi ricomincio da capo, oggi, l’unico tempo che il Signore mi concede». La vita non è tempo di castigo, è tempo di ritorno al Padre. È tempo di perdono e di misericordia prima che sia troppo tardi.