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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Sul monte di luce

Virginia Isingrini mmx
419
11 Marzo 2019

«Otto giorni dopo questi discorsi...» inizia così il racconto della Trasfigurazione secondo Luca. Dobbiamo per forza tornare indietro, altrimenti rischiamo di non capire quanto sta per compiersi sul monte di luce.

E otto giorni prima c’era stato quel dialogo duro, ma decisivo, tra Gesù e i discepoli: «Ma voi chi dite che io sia?»

Pietro aveva dato la risposta corretta: «Sei il Cristo di Dio», anche se ben poco aveva capito di quanto diceva. Sì, certo, Messia, ma quale? Gesù si affretta a chiarire: sarà un Messia sofferente, rifiutato dai capi religiosi, messo a morte per risorgere poi il terzo giorno. E chi voglia ancora seguirlo, dovrà accettare di fare la stessa fine. A Gerusalemme non li attende nessun regno glorioso. Ma come si fa a mandare giù un boccone così amaro, un sogno andato in frantumi? Gesù legge nei loro sguardi lo smarrimento e fors’anche la paura. Per reggere a quella rivelazione ci voleva un’oasi di luce, uno sprazzo di risurrezione.

Prende con sè Pietro, Giovanni e Giacomo e si li porta sul monte, a pregare. Si capisce che Gesù non vuole stare solo, c’è qualcosa che anche loro devono vedere e ascoltare, loro che, fra non molto, saranno testimoni nel Getsemani non di un uomo trasfigurato, ma sfigurato dal dubbio e dall’angoscia. Il fulgore del volto, il bianco delle vesti acceca con la sua luce i loro animi impauriti e ne vengono avvolti. Eppure, non è la visione a prendere il sopravvento quanto l’ascolto, perché in quel fulgore appaiono Mosè ed Elia che parlano con Gesù. Discorrono con lui di quanto avverrà a Gerusalemme: non sarà la fine del viaggio, bensì l’inizio.

Del resto, proprio quei due profeti avevano conosciuto bene l’amaro sapore della sconfitta: Mosè di fronte al vitello d’oro che il popolo si era costruito in sua assenza; Elia di fronte alla vendetta che i profeti di Baal tramavano contro di lui. Entrambi si rifugiarono su un monte, il primo sul Sinai, il secondo sul Carmelo, chiedendo di morire. Lì entrambi vollero vedere il volto di Dio e fu loro concesso solamente uno sguardo fugace e una brezza sottile, ma tanto bastò per ridare loro il coraggio di non desistere dalla loro missione. Ora in Gesù possono contemplare finalmente quel volto di Dio che solo intravvidero sul monte. E possono anche incoraggiare e consolare Gesù perché anche lui cammini risoluto verso Gerusalemme.

Pietro vorrebbe di nuovo fuggire da quella meta, vorrebbe fermare il tempo e rinchiudere in tende una presenza che ha deciso ormai di abitare altri templi. Come nel deserto, vengono tutti avvolti dalla nube, anche loro tenda viva che dovrà d’ora in poi ospitare nel cuore una parola: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo». Nel tempo della nube, nel tempo dell’assenza visibile del Signore, questo è il verbo che ci viene consegnato: «Ascoltatelo!». Non rincorrete visioni, apparizioni. Ascoltate la sua Parola.

Che possiamo sempre ascoltarti, Signore! E con noi il mondo sarà trasfigurato.