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Missionarie di Maria
SAVERIANE

Nel deserto della prova

Virginia Isingrini mmx
528
04 Marzo 2019

Nel Giordano Gesù è stato penetrato in ogni sua fibra dallo Spirito, ed è cosí che, come in un rito d’iniziazione, il Padre lo rende di nuovo figlio.

Dopo questa solenne investitura, Luca colloca la genealogia, procedendo a ritroso: Gesù, figlio di Giuseppe, figlio di Eli, e su, su... fino ad arrivare ad Abramo e ai suoi antenati; tutti stranieri scovati fuori dalla terra di Israele, una catena fatta di uomini vivi, non sempre santi, i cui ultimi anelli sono Adamo e Dio. Gesù figlio di Dio perché figlio di Adamo, figlio della polvere della terra.

Ed è lo Spirito che lo spinge ad addentrarsi nella polvere dell’umanità, nel deserto, lì dove si credeva abitassero tutte le forze ostili all’uomo. Non gli risparmia la prova, perché, che credibilità avrebbe un Dio che non passa per il cocente dilemma della libertà, per l’insicurezza e la sofferenza che attanagliano la vita dell’uomo? Quaranta giorni sono il simbolo di una generazione, di un’intera esistenza. Nelle tre prove del deserto vi è il cuore delle tentazioni che accompagneranno Gesù fino all’oscurità del sepolcro.

Prima di tutto la fame. Anche Gesù, come un bimbo o un povero sfiancato ai margini della strada, se lasciato senza cibo, muore. La soluzione che gli offre il diavolo è di trovarlo fuori dalle vie comuni, che sono il sudore della fronte e la condivisione. Gli suggerisce che se lo può procurare da qualche amico potente, sfruttando conoscenze altolocate, magari anche quelle di suo Padre, ma non come fa ogni povero cristiano.

C’è poi l’ebbrezza del potere. Gesù può rinunciare a trasformare sassi in pane, ma se adora il faraone di turno, magari la tecnica o il dio denaro, e gli vende la propria umanità, potrà sfamare chiunque ed essere osannato da tutti.

Infine, l’ultima prova, la più terribile perché la più spirituale: il pinnacolo del tempio, la vetta che accarezzava i piedi di Dio. Gettati giù a capofitto, rinuncia a pensare, a scoprire, a sporcarti le mani nelle vicende della storia. Ci penserà Dio a sostenerti perché sta qui la vera fede. Ma neppure ora Gesù accetta scorciatoie magiche e idolatriche.

Le tentazioni si giocano tutte nel terreno delle Scritture. Il diavolo le conosce a menadito e le deforma per distogliere Gesù da un modo di essere figlio di Dio che gli risparmi il duro mestiere di vivere e perfino la morte. La vittoria di Gesù non sboccia dopo un combattimento all’ultimo sangue, né da una esibizione di forza, ma dall’umile affidamento a una Parola: quella del Padre suo.

(Commento al Vangelo della I domenica di Quaresima, anno C)