La conversione (1) Una luce, una voce…
Pochi episodi biografici di san Paolo ci sono noti per notizia di Luca, negli Atti, e dello stesso apostolo. Uno di questi è sicuramente la conversione o, più nota, la chiamata/caduta sulla via di Damasco, presente in pallida corrispondenza nella lettera ai Galati (1,12ss.). Tale abbondanza è alquanto singolare, dal momento che il criterio di narrazione degli autori antichi, tra cui Luca, non coincide con l’esigenza di un resoconto storiografico dei fatti. Questo punto è fondamentale per non confondere la Bibbia con un manuale di storia o con una cronaca e per renderci conto che nei racconti biblici il messaggio narrato vale più dei dettagli di cui è caratterizzato.
Gli Atti offrono tre racconti della conversione (capp. 9; 22; 26), in cui si notano delle notevoli differenze di linguaggio, di notizie, di finalità. Il capitolo 9 è inserito in una narrazione in terza persona, in cui viene decritto l’inizio dell’attività di Saulo. L’apostolo, mentre viaggia verso Damasco per condurre in catene a Gerusalemme i giudei che seguivano Gesù Cristo, viene folgorato da una luce e interrogato da una voce, sentita anche dai compagni. Tuttavia non vedono nessun fulgore. Saulo rimane cieco per tre giorni, in cui digiuna, dopo i quali verrà guarito da Anania. La voce si è rivelata in modo chiaro a Saulo e a quelli che erano con lui.
Il capitolo 22, invece, è una testimonianza autobiografica inserita in un discorso di difesa personale, davanti ai Giudei di Gerusalemme. Paolo ricorda la folgorazione e la voce che ha udito sulla via di Damasco. I suoi compagni vedono la luce, ma non odono la voce: situazione opposta al racconto antecedente (v. 9). La luce acceca Saulo, che deve essere accompagnato per mano da coloro che viaggiavano con lui.
La terza testimonianza, nel capitolo 26, è sulla falsariga del precedente racconto e si situa in un genere simile: Saulo depone a suo favore davanti al re Agrippa, per difendersi dalle accuse giudee e per chiedere l’intercessione regale romana, contro le accuse mossegli. In questo discorso si sottolinea la forza della luce, che avvolge tutti, e la potenza della voce, udita solo da Saulo.
Dopo aver notato delle differenze sommarie, bisogna sottolineare anche gli elementi comuni: il luogo è Damasco, il viaggio è compiuto per incatenare i “cristiani”, la voce e la luce sono elementi ricorrenti e prodigiosi, le parole udite sono identiche (“Saulo, Saulo, perché mi perseguiti?”), la cecità e la successiva guarigione sono i segni evidenti della veridicità della visione.
Nel brano della lettera ai Galati troviamo l’unico accenno che Paolo fa di questo episodio. Il resoconto è molto scarno e non si dilunga in nessun particolare. Non c’è alcuna coordinata di luogo, di tempo, di circostanze, di finalità. Paolo non aveva l’obiettivo di fare una relazione della propria chiamata, ma dimostrare che il vangelo da lui annunciato non è a misura di uomo, ma ricevuto direttamente da Dio, come gli altri apostoli (1,11-12).
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