Liduina Bedini
La nostra sorella Liduina Bedini ha concluso la sua vita terrena nella nostra Casa madre mercoledì sera, 10 luglio, alle ore 21.30, all’età di 84 anni. Era nata a Morrovalle, in provincia di Macerata il 29 gennaio 1940.
Fin dai primi anni dell’adolescenza, Liduina, avverte il desiderio di consacrare la sua vita al Signore. Il parroco, al quale ne parla e che aveva intuito in lei questa vocazione, le chiede di attendere, data la sua giovane età.
A 16 anni entra a far parte della nostra Famiglia missionaria, a S. Lazzaro - Parma, prima fra le quattordici sorelle del suo anno. Una sua compagna di formazione la ricorda così: «Era silenziosa, generosa, precisa, sempre la prima ad arrivare, a prestare aiuto».
Fatta la prima professione religiosa il 2 luglio 1960, Liduina segue il corso di infermiera professionale, a Parma.
Nel 1963, a ventitré anni, viene destinata all’est del Congo, a Kiliba. Vi resta solo un anno, poi i disordini della guerra di Mulele costringono le sorelle a rifugiarsi in Burundi, a Bururi. Liduina rimane in quella comunità. Studia il kirundi, che giunge a conoscere meglio di tutte le altre. A Bururi, il 2 luglio 1967 emette i voti perpetui. Oltre alla sua professione di infermiera, aiuta nel Centro di taglio, cucito e formazione per le ragazze e le donne (Foyer). Nel desiderio di dare un lavoro alle ragazze una volta terminati i corsi, apre anche un atelier di cucito. Durante la tragedia delle uccisioni interetniche del 1972, aiuta all’ospedale nella cura dei feriti.

Nel 1976 viene richiamata in Italia. Con disponibilità svolge diversi servizi, anche in Procura missioni e in Portineria in Casa madre.
Nel 1979 riparte per il Burundi, nella nuova comunità di Murago, sempre impegnata nella formazione delle donne e ragazze. Quattro anni dopo, insieme alle sorelle e a vari altri missionari, deve lasciare il Paese per il mancato rinnovo dei permessi da parte del Governo.
Dopo un anno di servizio (e uno di aggiornamento) a Parma, all’ Istituto Saveriano Missioni Estere (ISME), e trascorsi alcuni mesi a Parigi per il ripasso della lingua francese, nel 1987 Liduina viene mandata in Congo. Terminato lo studio della lingua swahili, è a Luvungi per il Foyer, poi a Bukavu come aiuto nella comunità di Formazione, e infine a Uvira dove, per alcuni anni, svolge con dedizione e competenza un servizio all’Economato diocesano, in collaborazione con il Missionario saveriano p. Aldo Vagni. È anche economa di Delegazione.
Nel 1994 rientra in Italia, per cinque anni in cucina in Casa madre e un anno all’ISME.
Quando, nel 2000, si ricomincia una presenza in Burundi, Liduina, anche per la sua conoscenza del kirundi, viene inviata con altre due sorelle a formare una nuova comunità a Bujumbura – Kamenge. Contenta di questa partenza, con la generosità che la caratterizza, Liduina si dedica alle ragazze del foyer parrocchiale e a molteplici attività in casa e in parrocchia. La delegata di allora ricorda: «Quanti viaggi tra Bukavu e Bujumbura e lei sempre pronta ad aspettarci, a prepararci la stanza e un buon pranzo, compreso il gelato per ristorarci dal caldo. Buona e laboriosa, sempre in movimento tra la nostra casa, la casa dei padri saveriani, la parrocchia, il foyer che dirigeva con maestria… Curava le relazioni…. Per tutti aveva una buona parola. E se le scappava una parola in più, chiedeva subito perdono.».
Nel 2011, Liduina rientra definitivamente in Italia, svolgendo diversi servizi in Casa madre, soprattutto come addetta alla Procura e, per qualche anno, in lavanderia.
Nel 2017 insorgono i primi sintomi di una grave malattia del sistema immunitario con cui Liduina conviverà fino alla fine.
Liduina era essenziale, di poche parole, capace di amicizia e di collaborazione, sobria ma elegante. In comunità creava fraternità. Il suo carattere sensibile e schietto la portava talvolta a rispondere in modo brusco, ma poi ricuciva i rapporti, chiedendo scusa.
Aveva capacità pratiche in diversi ambiti: cucito, cucina, parruccheria … Era una persona concreta e attiva, dotata di forza di volontà e senso pratico, capace di organizzarsi; disponibile e generosa, sapeva prevenire i bisogni degli altri.
Era una donna di preghiera; curava il silenzio interiore, presente all’incontro quotidiano con il suo Signore. Era «tra le prime sorelle in Cappella al mattino presto», ricorda una sorella.
Anche nella malattia Liduina ha espresso il suo carattere sobrio, manifestando il minimo di esigenze. Si fidava della dottoressa che la seguiva e delle sorelle che l’accompagnavano.
Ha portato la sua sofferenza con discrezione. Finché ha potuto, ha continuato a rendersi utile: in parruccheria, nel cucito, nello stare vicino alle sorelle inferme, in vari servizi in casa. La domenica, portava la comunione a delle persone anziane della parrocchia.
La precarietà della situazione di malattia è diventata per lei occasione di crescita nella fiducia e nell’abbandono in Dio che già la caratterizzavano. Con fede ha vissuto quest’ultimo periodo in cui era consapevole dell’avvicinarsi del grande Incontro.
Ha amato molto la sua famiglia d’origine: le sue sorelle Maria e Bianca e le loro famiglie. Era riconoscente a loro che l’avevano sempre incoraggiata nella vita missionaria; pregava per loro e ne parlava con gioia e grande affetto. Nello scorso mese di maggio, cosciente della sua situazione, aveva desiderato andarle a visitare e ne era tornata felice.
Cara Liduina, le letture ordinarie di ieri, giorno che seguiva la tua morte, sembravano scelte per te: «Quando Israele era giovinetto, io l’ho amato… (Os 11,1). Andate, predicate che il Regno dei cieli è vicino… (Mt 10,7), riproposta in questa Celebrazione».
Ti pensiamo nella gioia del Cielo e poiché sappiamo che non starai senza far nulla, affidiamo alle tue preghiere i tuoi cari, la nostra famiglia missionaria e i Paesi che hai amato e servito, il Burundi e la Repubblica Democratica del Congo.
Grazie di quello che sei stata per noi. Riposa in pace.
Parma, 12 luglio 2024



