Emilia Priante
Venerdì 9 ottobre 2026, verso le 19.00, la nostra sorella Emilia Priante è entrata nella Gioia del Padre. Aveva 92 anni. Emilia nasce a S. Bortolo di Arzignano (VI) il 30 giugno 1934, in una famiglia profondamente cristiana, quarta di undici figli. Nonostante la condizione modesta dei genitori, agricoltori, in famiglia ogni nuova vita è accolta con gioia (“Ogni bambino arriva col suo cestino”, diceva la mamma) e, a tavola, il povero trova sempre un posto pronto. Scrive Emilia: “Dalla mamma ho imparato a fare il bene ovunque c’era bisogno: poveri, ammalati… per lei la carità cristiana era un dono senza limiti”.
Circondata da tante persone care, Emilia trascorre un’infanzia e un’adolescenza serene. Terminata la quinta elementare, inizia a imparare l’arte della sartoria, che eserciterà con grande competenza anche in missione. Ama leggere e coltiverà sempre questa passione. È impegnata nell’Azione Cattolica e nelle ACLI; in parrocchia frequenta il gruppo giovanile. Piano piano si sviluppa in lei l’ideale missionario; determinante è l’incontro con un Missionario saveriano espulso dalla Cina.
Il 1° novembre 1955 entra a far parte della Famiglia delle Missionarie di Maria; il 2 luglio 1959 emette la prima professione religiosa. Per l’immagine-ricordo sceglie la frase di S. Paolo ai Galati (Gal 2,20): “Non vivo più io, ma Cristo vive in me”. Scrive Emilia:” Da quel momento ho iniziato la scalata: Cristo vive in me, quindi cercherò di parlare poco, amare molto e pregare sempre”. È un programma che l’accompagnerà tutta la vita.
Dopo un anno in Casa Madre in sartoria, il 1° aprile 1960, Emilia parte per gli Stati Uniti. Vi resterà per 16 anni (con una sosta in Italia per un anno di aggiornamento professionale), prima a Petersham e Holliston come addetta al guardaroba e alla cucina nelle case dei Missionari Saveriani, poi a Worcester, come addetta alla casa e alla Caritas parrocchiale. A Worcester, il 2 luglio 1965 emette i voti perpetui. Emilia parla con gratitudine di quegli anni e di tutto quello che ha imparato, in particolare dai poveri.
Nel 1976, a 42 anni, è inviata in Messico, una missione aperta due anni prima, dove già sono
arrivate le prime tre sorelle. Dopo l’impegno nello studio dell’inglese, “con nuovo entusiasmo” inizia a cimentarsi nell’apprendimento della lingua spagnola. Trascorsi alcuni mesi dal suo arrivo, la comunità si trasferisce ad Atemajac del Valle, alla periferia di Guadalajara. Emilia inizia la sua prima esperienza apostolica in una zona periferica totalmente sguarnita, in piena espansione demografica. Insieme a un giovane sacerdote e un’équipe pastorale particolarmente unita, si impegna per la creazione delle strutture sociali necessarie e per la nascita della prima comunità cristiana. È il primo nucleo de “La Palmita”, una vasta zona da cui nasceranno quattro parrocchie. In questi anni Emilia è anche consigliera e vicedirettrice della comunità.
Nel 1982 inizia per lei una nuova esperienza missionaria a Santa Cruz, nella Huasteca, tra le popolazioni originarie. Con l’entusiasmo che la caratterizza, Emilia dà inizio a un’attività di sviluppo dell’artigianato locale, insegnando taglio e cucito alle donne, perfezionando le loro capacità manuali. Scrive: “Furono anni duri, intensi di lavoro, che bisognava pagare di persona, ma più grande era la gioia di veder crescere la responsabilità nei leaders della comunità che poco a poco si stava formando”.
Dal 1984 al 1989 Emilia è in Italia per l’avvicendamento. Frequenta un Corso alla P. U. Urbaniana, a Roma, poi presta vari servizi nelle comunità dei Missionari Saveriani a Parma e a Roma e nella nostra Casa di Riposo a Ceggia.
Nel 1989 rientra negli Stati Uniti, a Worcester, ancora come addetta alla Caritas. Nel 1992 riparte per il Messico, alternando il suo servizio nelle tre comunità di Santa Cruz, Guadalajara e Querétaro, con un intervallo in Italia per un anno sabbatico.
Nel 2016 rientra in Italia per motivi di salute: aiuta a Ceggia nei primi tre anni, poi dal 2020 è in Casa Madre, dove le sue condizioni peggiorano progressivamente.
Emilia era una persona schietta, allegra, ottimista; era una grande lavoratrice, metodica, discreta. Eccelleva nel taglio e cucito; era anche un’ottima cuoca. Amava la convivialità e l’ospitalità. Grande apostola, aveva una sensibilità particolare per i poveri. Amava la sua vocazione, la comunità e le sorelle e volentieri si spendeva per loro; amava le persone e si faceva voler bene. Stabiliva dei legami duraturi nel tempo. Era molto legata alla sua famiglia di origine, a sua sorella Elisa, anch’essa Missionaria di Maria, e a tutti gli altri.
Era una donna di preghiera e dalla relazione con il Signore Gesù attingeva il suo zelo apostolico. Con il diminuire delle forze, si era prefissa di “dare precedenza alle attività di retrovia per facilitare le sorelle più giovani a dedicarsi all’apostolato di prima linea”. Ha vissuto il suo progressivo declino psico-fisico con mitezza e abbandono. Di certo, non sono mancati momenti di scoraggiamento, ma la si vedeva serena e trasmetteva serenità. Se ne è andata dolcemente incontro al suo Signore.
Nel suo Progetto Personale di Vita, nel 2007, alla fine dell’anno sabbatico, aveva scritto:” Sono convinta che i veri valori sono l’amore di Dio, la carità fraterna e la testimonianza della preghiera. … Cercherò di essere più generosa in questa ultima fase della mia vita per prepararmi all’incontro finale con il Dio dell’Amore. Ecce venio ad Te…”
Cara Emilia, ora sei arrivata all’incontro con il Dio dell’Amore e lo contempli faccia a faccia. Ci affidiamo alla tua preghiera e ti ringraziamo di cuore per quello che sei stata per noi, per la tua famiglia naturale, per la missione.
Riposa in pace.
Parma, 12 ottobre 2026




